Rimini

Mercato in frenata: le aziende non rinnovano i contrati a termine

Stato di agitazione nel settore metalmeccanico della provincia di Rimini. Una sessantina gli operai che hanno perso il lavoro sinora

Mercato in frenata: le aziende non rinnovano i contrati a termine
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19/dicembre/2018 - h. 18.09

RIMINI - Stato di agitazione in molte aziende del comparto metalmeccanico della provincia di Rimini. Lo hanno proclamato i sindacati confederali Fim, Fiom e Uilm insieme alla Nidl, Felsa e Uiltemp, che tutelano i precari. Il motivo? "Numerose mancate stabilizzazioni di lavoratori somministrati e a tempo determinato, provenienti da aziende industriali di riferimento del territorio, indicono uno Sciopero degli straordinari a carattere provinciale per le aziende metalmeccaniche interessate da questi episodi".

Non è accettabile - dicono i sindacati - "che aziende strutturate ai primi segnali di contrazione del mercato, non tentino di conservare anche solo temporaneamente dei rapporti di lavoro non rinnovando contratti a lavoratori che in alcuni casi sono stati formati per anni. Tutto questo si realizza poi nelle stesse aziende dove vengono avanzate ai colleghi a tempo indeterminato, richieste di flessibilità e/o straordinari".

Il conto di queste mancate conferme è salato. Sono circa una sessantina i lavoratori, secondo i dati dei sindacati, non confermati nel riminese, nelle aziende che hanno Rsu che possono monitorare la situazione (senza contare i casi legati a crisi conclamate). "Ovviamente il primo impatto lo subisce il lavoratore che si vede “scaricato” dall'azienda, ma un minuto dopo il problema diventa dei colleghi che devono sopperire ad una struttura riorganizzata, ridimensionata e dove sarà necessario formare nuovi colleghi con dispendio di energie molto spesso non ripagate. Serve un confronto tra le parti sociali e le istituzioni anche su questi lavoratori, vorremmo poter aprire a tal fine una discussione col Prefetto, affinché si sviluppi la giusta attenzione su un tema che, per ciò che appare a noi è solo la punta di un iceberg. Quanti di questi lavoratori magari all'ennesimo rifiuto decideranno di trovare un'alternativa anche all'estero?".