Cesena

Il sindaco: "Il decreto Salvini? Non mi piace ma dobbiamo rispettare la legge"

Paolo Lucchi spiega perché non aderirà alla protesta dei sindaci: "In Democrazia non funziona così. Meglio promuovere politiche attive di accoglienza"

Paolo Lucchi, sindaco di Cesena

Fotoarchivio Orlando Poni

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03/gennaio/2019 - h. 19.06

CESENA - "Che ci piaccia o no, abbiamo il dovere di applicare il decreto Salvini". Così il sindaco di Cesena Paolo Lucchi commenta la polemica su cui ha preso posizione in giornata anche il collega forlivese Davide Drei.  Dopo averne criticato la genesi, Lucchi spiega: " In democrazia funziona così: i sindaci hanno il dovere di rendere operative le leggi, anche quando non ne apprezzano le finalità e, come in questo caso, ne temono anche i risultati. Per questo non aderiremo alla scelta di alcuni Sindaci di grandi città di giungere sino alla non applicazione del Decreto".

Spiega Lucchi: "Piuttosto, assieme ai sindaci del nostro territorio, stiamo valutando se farci carico ancora direttamente di un’accoglienza che è divenuta di tipo esclusivamente “alberghiero” – senza cioè prevedere più quelle scelte di integrazione (corsi di italiano, momenti di inserimento sociale, lavori per le nostre comunità) alle quali teniamo molto, ma che il Ministro Salvini ha invece voluto escludere –, o se affidare invece tutto direttamente alla Prefettura. Lo decideremo assieme nel corso del mese di gennaio".

Per quanto riguarda il decreto, il primo cittadino ricorda che l'amministrazione gà il nove noembre "dichiarò tutta la propria preoccupazione per le possibili ripercussioni negative sul welfare territoriale del Decreto sicurezza e immigrazione, voluto dal Ministro dell’Interno Salvini. Già allora ipotizzammo che il decreto avrebbe potuto gettare in strada, nella sola Cesena e nel corso di pochi mesi, non meno di 160 persone, con le ripercussioni umanitarie e i rischi che questo avrebbe potuto comportare. Stima che, purtroppo, a tutt’oggi confermiamo".