Ravenna

Pendolari in piazza contro i nuovi orari dei treni

I cittadini di Godo e di Classe si sono trovati a Ravenna e hanno incontrato le istituzioni. Le soluzioni definitive, però, arriveranno solo a giugno

Pendolari in piazza contro i nuovi orari dei treni
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12/gennaio/2019 - h. 14.46

RAVENNA - La rabbia dei pendolari non poteva che partire dalla stazione. Da lì, la mattina di sabato 12 gennaio, è iniziata la partecipata manifestazione che ha portato circa 200 persone in centro contro la soppressione delle fermate di Classe e di Godo in gran parte dei treni diretti rispettivamente a Rimini e Ravenna. Una protesta pacifica ma rumorosa, con megafoni, fischietti e cartelloni per chiedere che le due fermate tornino interamente alla loro operatività. Quella, cioè, che avevano prima dell'8 dicembre quando una semplice variazione di orario ha complicato le vite di molti. Perdere un treno per delle località piccole ma densamente abitate vuol dire stravolgere abitudini su chi faceva affidamento su quel servizio e, magari, aveva scelto di vivere in paesi che si trovano a pochi chilometri dal capoluogo ma che non sono del tutto isolati. Senza dimenticare i costosissimi abbonamenti studenteschi che pesano sul bilancio familiare. Insomma: di ragioni per manifestare ce n'era più d'una e nell'ultimo mese sono partite molte iniziative tra cui petizioni e una class action.

Arrivati in piazza del Popolo, una delegazione dei pendolari è stata accolta dal presidente della Provincia Michele de Pascale, che è anche sindaco di Ravenna. Della delegazione facevano parte anche il sindaco lughese Davide Ranalli e il collega di Russi, Sergio Retini. In sostanza dalla riunione - durata un paio d'ore -  è emerso che tornare al vecchio orario da subito è un'impresa impossibile. Del resto gli orari dei treni sono fatte di scambi e coincidenze che, con spostamenti di tre o cinque minuti, potrebbero aver effetti a catena sul resto delle corse regionali. Il sindaco Michele de Pascale ha spiegato che fino a giugno si lavorerà quindi con nuove soluzioni tampone (autobus, in sostanza) che dovrebbro alleviare i disagi. Il ripristino delle fermate potrebbe arrivare solo da giugno in poi, quando entrerà in vigore l'orario estivo. I pendolari hanno chiesto di conoscere gli orari con un certo anticipo e non a decisioni già prese, come avvenuto a dicembre. Non solo: hanno annunciato che chiederanno rimborsi a Trenitalia, magari sotto forma di bonus da utilizzare in futuro. 

In questo senso l'esigenza delle istituzioni è doppia. Da una parte va salvaguardato il servizio veloce verso e da Bologna con treni che abbiano la capacità di percorrere la tratta in tempi adatti all'era contemporanea. Dall'altra i Comuni hanno il bisogno di collegare le frazioni più vicine con il servizio di trasporto pubblico più comodo e meno inquinante: il treno, appunto. Trovarsi a sostituire questo servizio con degli autobus, più lenti e meno ecologici oltre che probabilmente più costosi, non è proprio una furbata. Specie a pochi mesi dall'apertura del Museo di Classe, uno degli asset culturali su cui punta maggiormente le provincia. Uno dei problemi principali è infrastrutturale: da Castel Bolognese a Ravenna c'è un solo binario. Il vero investimento in questo senso sul medio lungo periodo dovrebbe quindi essere quello di creare un binario parallelo in grado di aumentare le corse riuscendo a soddisfare tutti senza colpo ferire. Per ora non se ne parla e de Pascale si accontenterebbe di veder soddisfatte le richieste fatte alla Regione con delle soluzioni di compromesso e buon senso che non taglino fuori intere località dal servizio e permettano a Ravenna di essere raggiungibile in tempi brevi.

Resta aperto peraltro anche il fronte di Lugo che nella rivoluzione Trenitalia ha perso alcuni diretti (che ora passano da Faenza) e soprattutto ha visto chiusa la biglietteria della stazione. Un disagio enorme, segnalato anche dai Verdi che promettono una manifestazione proprio dedicata alla stazione prinicipale della Bassa Romagna. A dare sostegno ai pendolari presenti, tra gli altri, anche il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Andrea Bertani e una delegazione dei Verdi tra cui l'ex parlamentare Paolo Galletti.