Bologna

Lucravano sui morti corrompendo i necrofori

Maxi operazione dei carabinieri tocca i due principali ospedali del capoluogo regionale. Sequestri anche a Rimini. Ventisette arresti

Lucravano sui morti corrompendo i necrofori
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17/gennaio/2019 - h. 13.53

BOLOGNA - Un'articolata associazione per delinquere che si basava sulla collaborazione di alcuni infermieri dei due principali ospedali bolognesi (Maggiore e Sant'Orsola-Malpighi) per mantenere e consolidare il monopolio dei servizi pubblici. Questa è la sintesi di quanto scoperto dai carabinieri di Bologna che coinvolte almeno 30 persone, riitenute a vario titolo responsabili di “associazione per delinquere finalizzata alla corruzione”, “corruzione di incaricato di pubblico servizio”, “riciclaggio” e svariate violazioni connesse alla responsabilità amministrativa degli enti. 

Secondo i carabinieri, che stanno eseguendo gli arresti decisi dal gip, c'era un "radicato sistema corruuttivo" strutturato su più livelli. Alla base alcuni necroforii e altre operatori a libro paga delle agenzie di servizi funebri. Gli addetti avrebbero agganciato, secondo l'inchiesta condotta dal pm Giuseppe Amato, i familiari dei defunti mettendoli in contatto con i rispettivi referenti delle varie agenzie di servizi. Agenzie che erano il livello intermedio della catena: attraverso una stabile presenza presso gli ospedali - in contravvenzione a quanto normativamente previsto - fornivano nell’immediatezza tutti i dettagli del caso ed indirizzavano i nuovi clienti verso i loro uffici per la definizione della pratica. Al vertice c'erano due consorzi "in grado di dirigere le rispettive associazioni sotto tutti gli aspetti: dalla sistematica suddivisione dei vari “lavori” tra le varie ditte funebri partecipi al progetto delittuoso, alle complessive attività di gestione e redistribuzione delle ingentissime somme introitate".     

LE INTERCETTAZIONI “Se dopo anni in camera di mortuaria hai ancora dei mutui da pagare significa che non hai capito come funziona”. Questo il tenore delle frasi intercettati dai carabinieri nell'ambito dell'operazione “Mondo Sepolto”. Tra le trascrizioni si trovano anche frasi come “gli ospedali li devi ungere”. Ma non è tutto: le salme venivano considerate con spregio o addirittura gli operatori si intascavano i loro beni.

GLI ARRESTATI E I SEQUESTRI Sequestrati 13 milioni di euro, 9 persone in carcere, 18 ai domiciliari, tre divieti di eservizio di attività di impresa. Tredici milioni di euro in beni sequestrati con 43 perquisizioni. Cinque le province interessate dai sequestri: Bologna, Rimini, Modena, Ferrara e Gorizia. Questo è il bilancio della vasta attività dei carabinieri di Bologna dell'operazione “Mondo Sepolto” che ha portato all'arresto di due noti imprenditori bolognesi, un 66enne amministratore unico del Consorzio Rip Service Srl e un 62enne, preseidnte del cda del Consorzio Imprese Funebri che – tra le varie cariche – è anche amministratore delegato della Bologna Servizi Cimiteriali, società a maggioranza pubblica partecipata dal Comune di Bologna.

COME FUNZIONAVA Gli ioperatori socio sanitari e i necrofori venivano pagati tra i 200 e i 350 euro per ogni “lavoro” fatto acquisire al gruppo. Erano loro ad avvicinare i parenti dei pazienti indirizzandoli verso le varie aziende di pompe funebre. Il meccanismo corruttivo era alimentato con il “nero aziendale”. Il tutto era amministrato da una “indispensabile e quantomai rodata squadra di soggetti dediti alle attività di amministrazione e contabilità, ingranaggio determinante nel perseguimento degli illeciti obiettivi”. ’ Dalle intercettazioni è emerso il “canovaccio” sistematicamente utilizzato nei confronti dei clienti per raggirarli ed indurli a pagare parte della spesa in contanti (soprattutto nell’ottica del risparmio) o al più con un doppio assegno (l’uno intestato, l’altro in bianco). 

Identiche le modalità utilizzate da pressochè tutte le imprese associate, fondate proprio sull’ingenerare nell’ignaro cliente il convincimento che una parte del servizio debba essere corrisposto in contanti in quanto costo non detraibile. Una funzionaria a cadenza settimanale faceva visita a tutte le aziende consorziate per raccogliere i liquidi della base logistica dell'associazione, in un anonimo appartamento del centro storico, formalmente sede di associazione senza scopo di lucro. I liquidi realizzati – secondol'inchiesta – erano su un conto interessato fittiziamente ad un anzione e inconsapevole parente di un dipendente del consorzio, il tutto con la compiacenza delal direttrice della filiale bancaria, madre di un dipendente dello stesso consorzio.