Cesena

E45, parlano gli ingegneri: "Dopo la soluzione del problema serve un piano organico di controllo delle infrastrutture"

Il presidente Riccardo Neri interviene sul tema: "Non servono provvedimenti urgenti e non organici: serve un piano di conoscenza sul territorio, redatto da tecnici esperti e competenti nelle varie discipline coinvolte"

E45, parlano gli ingegneri: "Dopo la soluzione del problema serve un piano organico di controllo delle infrastrutture"
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29/gennaio/2019 - h. 13.24

L'Ordine degli Ingegneri forlivese interviente sulla chiusura del viadotto Puleto. I professionisti esortano " gli enti competenti a dare inizio ad un programma di manutenzione e monitoraggio di opere e rilevati stradali che hanno svolto, ormai, buona parte della loro vita utile. In casi come questi ciò che occorre è sicuramente trovare una rapida soluzione, per evitare che l'isolamento infrastrutturale creatosi possa avere risvolti negativi in termini di sviluppo per il versante adriatico del territorio romagnolo".

In primo luogo - dicono gli ingegneri - preme rilevare che ogni processo progettuale o di verifica nell'ingegneria sia basato, "necessariamente, anche sulla teoria della probabilità, come del resto ogni processo fisico che ci circonda. Benchè, esista spesso una relazione causa-effetto fra un fatto ed alcuni eventi antecedenti o concomitanti, tali relazioni non sono nè deterministiche, nè ripetibili, nè tantomeno determinabili a priori, se non, appunto stimabili mediante la teoria della probabilità. Non è facile convincere un ingegnere, un cittadino o, perché no, un magistrato che il rischio di un crollo non può essere escluso anche per una costruzione progettata e realizzata con tutti i crismi tecnici, ponendosi sempre, tra l'azione tecnica e il risultato di essa, un rapporto di probabilità modificabile si, ma sempre inevitabile".

L'ansia - continua l'Ordine - "circa le conseguenze derivanti dal sequestro, che ha pervaso gli articoli di tutti, conferma la tendenza a preoccuparsi della prevenzione solo nell'immediato di un fatto grave, come spesso accade, finendo per non ottenere i risultati necessari ma anzi aumentando per i non addetti ai lavori, la sensazione di approssimazione. Gli ammaloramenti documentati con video e foto delle tante opere d'arte della rete infrastrutturale e il degrado superficiale emerso sulle pile e le spalle dei ponti, con scopertura anche di alcune zone dei ferri di armatura, di fatto è una veloce e formale azione di controllo - attivata in questo caso dai cittadini - ma ciò non significa che automaticamente questi ammaloramenti pregiudichino la transitabilità del viadotto, cosi come un aspetto esteriore perfetto, non ne determinerebbe automaticamente la sicurezza. Queste informazioni devono rientrare all'interno di azioni più vaste e con processi quantitativi per addivenire all'avvio di una valutazione dello stato di sicurezza nei confronti dell'azione statica e sismica come previsto dall'OPCM 3274/2003".

In questo momento - continua l'Ordine .- "non servono provvedimenti urgenti e non organici: serve un piano di conoscenza sul territorio, redatto da tecnici esperti e competenti nelle varie discipline coinvolte con protocolli specifici in funzione delle tipologie, dei materiali e delle prestazioni. Serve responsabilità ed azioni tecniche adeguate evitando di scambiare per emergenza quello che, al contrario dovrebbe essere un impegno costante di ogni amministrazione centrale e periferica: conoscere, censire, mantenere, prevenire, stabilire criteri d'intervento e priorità per ottimizzare le tipologie d'intervento".

È evidente infine - conclude la nota firmata dal presidente Riccardo NEri - "che occorre colmare la gravissima carenza di tecnici, in particolare ingegneri, nella pubblica amministrazione, o almeno potenziarne il numero negli organi di pianificazione e controllo e spesso anche nei soggetti concessionari. Senza un adeguato numero di tecnici e di ingegneri che rafforzino gli organici delle pubbliche amministrazioni e delle società concessionarie, qualunque intervento normativo e amministrativo, pur meritorio, rischia di restare, ancora una volta, inattuabile. Tutto quanto accaduto è alla stregua di una patologia umana: quando avviene un'interruzione o un "colpo" del flusso ematico in un'area più o meno estesa di un organo umano, senza i nutrienti e l'ossigeno necessario, esso non può svolgere la propria attività nè rimanere vitale, proprio come il tessuto romagnolo senza la sua via di comunicazione principale con il resto d'Italia che, deve essere riparata e migliorata quanto prima".