Romagna

Dal gruppo Eurovo finanziamenti per 300mila euro alla ricerca

Tra le tre strutture che ne beneficeranno c'è anche lo Ior che sta portando avanti un progetto di immunoterapia

Dal gruppo Eurovo finanziamenti per 300mila euro alla ricerca
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30/gennaio/2019 - h. 12.15

Il primo progetto di ricerca realizzato dal Gruppo Eurovo è stato presentato questa mattina a Imola. L'azienda,  leader europeo nella produzione e commercializzazione di uova e ovoprodotti, si propone di sostenere importanti realtà che operano nella ricerca medico-scientifica nel territorio emiliano-romagnolo per valorizzare idee italiane uniche e aiutare a diffondere la cultura dell’innovazione, anche in medicina. La presentazione è stata organizzata a Imola, non solo perché questo è il territorio che ha permesso a Eurovo di svilupparsi, ma perché Imola è al centro del triangolo Bologna - Ferrara - Forlì in cui operano le tre eccellenze che il Gruppo ha deciso di supportare, sperando, in questo modo, di restituire qualcosa e di stare vicino a un territorio che ha visto crescere l’azienda.

 

Si tratta in particolare della sezione di Ferrara dell’Associazione Italiana per le Leucemie, dell'Istituto Oncologico Romagnolo e dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. I progetti saranno sostenuti con una donazione di 300.000 euro la ricerca di questi tre enti. A guidare il progetto, Silvia Lionello, Direttore Servizi del Gruppo Eurovo, che ha fortemente voluto questa iniziativa. Da sempre alla guida del Gruppo, la famiglia Lionello vanta una lunga esperienza nella valorizzazione della ricerca e nell’innovazione industriale.

 

Gli investimenti in innovazione del Gruppo dal 2012 sono aumentati con un ritmo esponenziale. Nell’arco temporale 2012-2018 sono cresciuti di circa 2/3, nel 2019 la crescita continua rispetto all’anno precedente di un + 8% e, nel 2020, è previsto un ulteriore 10%. 

 

Conferma Ireno Lionello, Direttore Generale del Gruppo Eurovo: «Possiamo dire che la ricerca è nel DNA della nostra azienda, perché fa parte da sempre del nostro modo di fare impresa, per questo abbiamo deciso di dare questo titolo all’iniziativa. Siamo nati sessant’anni fa da un’idea imprenditoriale di mio nonno e sin da allora abbiamo investito in ricerca. La ricerca è ciò che ha favorito lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi e così in tre generazioni, sia la passione, ma anche l’innovazione e l’automazione dei processi, hanno reso una piccola impresa basata sulla sgusciatura manuale di uova il grande gruppo che siamo adesso, presente non solo in Italia ma anche in Europa con 17 stabilimenti produttivi in Italia e all’estero.»

«L’innovazione ci ha permesso di crescere e di assicurare prodotti di alta qualità e che rispondono alle richieste dei consumatori. Ma siamo ben consapevoli che l’innovazione riguarda ogni impresa e ogni settore: l’innovazione è una dimensione trasversale, per questo richiede continui investimenti e crediamo che le imprese debbano creare sinergie con la medicina per aiutarla a fare passi avanti nella ricerca di nuove cure», conclude Ireno Lionello.

All’evento per presentare i progetti di ricerca dei tre enti sono intervenuti per l’AIL Ferrara, Gian Marco Duo, Presidente, Valentina Lazzari, coordinatrice del progetto di art therapy, e Roberta Burnelli, Direttore del Reparto di Onco- Ematologia Pediatrica di Ferrara. Dell’Istituto Oncologico Romagnolo hanno partecipato il professor Dino Amadori, presidente, e ildottor Massimo Guidoboni, responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale di Immunoterapia e Terapia Cellulare Somatica dell’Irsit Irccs. Presenti per l’Istituto Ortopedico Rizzoli il dottor Mario Cavalli, direttore generale, e il professor Davide Maria Donati, direttore Clinica III a prevalente indirizzo Oncologico del Rizzoli.

 

Il presidente Duo spiega: «AIL Ferrara aiuta e sostiene da 15 anni il Reparto di Ematologia ed Onco Ematologia Pediatrica dell’Ospedale di Ferrara a Cona attraverso finanziamenti alla Ricerca, Assistenza Domiciliare, trasporti, aiuto psicologico ed economico ai pazienti. Grazie all’aiuto di Eurovo continueremo a favorire la ricerca sullo studio sul Linfoma di Hodgkin in età pediatrica e riusciamo a garantire un anno in più del progetto di art therapy dedicato ai pazienti oncologici».

 

Plaude all’iniziativa anche Dino Amadori: «Il progetto di immunoterapia, che Eurovo ha sposato, è una splendida nuova frontiera: la mia convinzione è che la scoperta dei meccanismi con cui il tumore si difende dai nostri attacchi e la sinergia di questa nuova opportunità con i trattamenti standard quali chemioterapia e radioterapia ci porterà presto a dare scacco matto al cancro. I passi avanti svolti negli ultimi anni dall’oncologia sono innegabili: grazie alla biologia molecolare, che presso l’IRST viene svolta ai più alti livelli, saremo presto in grado di fornire a ciascun paziente un percorso di cura personalizzato. Troppe volte si è detto che avremmo sconfitto il tumore entro poche decine di anni: rimango convinto che per arrivare a questo risultato occorrerà un secolo, ma questo è sicuramente il secolo buono. Proprio per questo motivo occorrono tante risorse: ma sono i migliori investimenti che possiamo fare, perché vediamo riscontri immediati.» Continua Massimo Guidoboni: «Uno studio scientifico recente ha stabilito come ogni giorno, nel corpo di ciascuno di noi, si formano circa cento cellule potenzialmente in grado di dar luogo a una neoplasia: ma il nostro sistema immunitario risulta solitamente molto efficiente nel riconoscerle e ucciderle prima che possano svilupparsi. Tuttavia, di tanto in tanto, qualcosa può eluderne la sorveglianza, a causa delle controffensive che la malattia mette in atto. Sotto la definizione di immunoterapia ricadono quindi una serie di modalità terapeutiche che vanno a colpire meccanismi diversi adottato dal cancro, a seconda dei farmaci utilizzati; ciò che hanno in comune è la caratteristica di voler utilizzare il sistema immunitario per sconfiggere e uccidere le cellule tumorali. A differenza di quella che è l’immunoterapia che oggi conosciamo e che è recentemente salita agli onori delle cronache dopo il conferimento del Premio Nobel per la Medicina noi cerchiamo di “mettere il turbo” ai linfociti del paziente stesso, per renderli più veloci delle cellule tumorali grazie all’utilizzo di farmaci. Una tecnica altamente personalizzata che ci permette di mettere il nostro sistema immunitario nelle migliori condizioni per sconfiggere la malattia.»

 

«Da oltre un secolo l’Istituto Ortopedico Rizzoli si occupa di ricerca e innovazione, per l’individuazione di cure migliori e per rispondere sempre più efficacemente ai bisogni dei pazienti. È la ricerca traslazionale ciò che ci contraddistingue: ospedale e laboratori strettamente connessi per il trasferimento dei risultati della ricerca alla pratica clinica», commenta Mario Cavalli, direttore generale Istituto Ortopedico Rizzoli. Il sostegno di Eurovo permetterà di continuare le attività in ambito di ricerca scientifica della Clinica ortopedica e traumatologica III a prevalente indirizzo Oncologico del Rizzoli. Commenta il Prof. Davide Maria Donati, direttore della Clinica: «Con il nostro gruppo di ricerca, composto da medici, biologi, bioingegneri e veterinari, abbiamo messo a punto una protesi su misura per i pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta. Al fine di verificare le caratteristiche biologiche e meccaniche della protesi, siamo pronti per i relativi test.»

 

Conclude Silvia Lionello: «Per Gruppo Eurovo essere un’impresa che guarda al futuro significa sostenere quei progetti che concretamente aspirano al miglioramento della salute. Crediamo che le aziende debbano dimostrare con fatti concreti, anche con un orizzonte più ampio del ristretto ambito aziendale specifico, l’attenzione alle persone. La malattia è un aspetto umano che purtroppo può far parte della vita di ogni persona ed ogni famiglia. Avere un ruolo nel sostegno a progetti come quelli che ci vedono di fianco all’AIL, allo IOR e al Rizzoli è un modo per essere concretamente vicini alle famiglie dei dipendenti e del territorio in cui operiamo. La nostra collaborazione con questi tre enti non termina con la donazione attuale. Oggi facciamo un primo passo, nei prossimi anni ci struttureremo di più, ad esempio per scegliere le iniziative di ricerca più promettenti attraverso un sondaggio tra i nostri dipendenti, così da poter dare finanziamenti a partire dalla fase di sperimentazione ai progetti che sappiamo essere in linea con le loro sensibilità. Potremo anche aprire un confronto anche con i nostri clienti e consumatori per scegliere.»