Ciclismo

Fabrizio Ravanelli e la sua seconda vita da sportivo in sella alla bicicletta

Il mitico Penna Bianca sarà per la quinta volta alla gran fondo Squali che si terrà in Riviera a maggio

Fabrizio Ravanelli e la sua seconda vita da sportivo in sella alla bicicletta
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15/febbraio/2019 - h. 19.19

RIMINI - Vi ricordate di Fabrizio Ravanelli detto “Penna bianca”, bomber bianconero (tra le varie maglie indossate) a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila? Come si potrebbero dimenticare, del resto, le sue epiche esultanze con la maglia rovesciata sopra la testa, che fecero sognare generazioni di giovani e meno giovani? Appese le scarpette al chiodo, l’attaccante di Perugia, Reggiana, Juventus, Middlesbrough, Olympique Marsiglia e Lazio (solo per citare le squadre più importanti), con 22 presenze ed 8 goal in maglia azzurra, ha inforcato la bici da corsa cominciando a macinare migliaia di chilometri ogni anno. Con buone (se non ottime) prestazioni, come si può rapidamente notare spulciando gli ordini di arrivo delle varie granfondo. Il 12 maggio, da fresco cinquantenne, sarà per il quinto anno al via della Granfondo Squali di Cattolica e Gabicce Mare, cercando di migliorare il proprio tempo personale, che lo ha visto piazzarsi sempre nei primi cento del “lungo” stando, nel 2018, sotto le quattro ore di percorrenza.

Davanti al nostro taccuino, l’attuale allenatore di calcio (è stato fino all’anno scorso in Ucraina all’Arsenal Kiev, e attualmente è in cerca di una nuova squadra oltre a fare da “ambasciatore” della Juventus in Italia e nel mondo) ha cominciato a ricordare le prime pedalate in bici da corsa: “Già da calciatore mi piaceva il ciclismo e avevo avuto l’opportunità di stringere amicizia con Claudio Chiappucci, conoscendo anche Marco Pantani. Poi, ormai a fine carriera, ho avuto seri problemi alla schiena, in particolare di ernia discale. Il medico mi disse che dovevo smettere di giocare a calcio, evitando anche le partitelle tra amici. Mi spiegò che gli unici sport che potevo praticare erano il ciclismo e il nuoto. Per questo ho inforcato la bici da corsa, scoprendo un mondo che prima non conoscevo”.

In che senso? 

“Penso alle colline dove abito e sono nato, la zona di Perugia, il lago Trasimeno. Tante stradine, con scorci e paesaggi bellissimi, che non avevo mai percorso. La bici mi ha permesso di innamorarmi ancora di più del mio territorio, scoprendo inoltre tante altre zone d’Italia”.

Come la riviera adriatica... 

“Eh già. Cattolica e Gabicce sono cittadine stupende, davvero a misura d’uomo. Tanto che anche mia moglie Lara mi accompagna alla Granfondo Squali molto volentieri, regalandosi un week-end in riviera con diverse puntate anche in spiaggia, visto che a metà maggio si sta già molto bene”.

In bici quali caratteristiche ha? 

“Pesando 80 chili, direi che sono il classico passistone, alla Pozzato o alla Ballan, provando a fare un paragone con il mondo dei prof. Vado bene in pianura, tengo bene sulle salite brevi, sono a mio agio sui percorsi vallonati. Interpreto il ciclismo con grande passione, provando ad allenarmi con serietà, anche se lo spirito con cui faccio sport adesso, a cinquant’anni, è diverso dalla professionalità con la quale dovevo interpretare il mestiere di calciatore”.

Cosa le sta dando la bici, oggi?

Il piacere della competizione. Mi sento ancora un ventenne, anche se i cinquant’anni a livello di prestazioni si fanno sentire. Questa è l’emozione che mi spinge ad allenarmi intensamente”.

Affinità tra calcio e ciclismo?

 “In tutti gli sport ci sono affinità, perché la competizione ti spinge a mettere serietà, impegno, cura del dettaglio. Poi il ciclismo richiede una tipologia di sforzo diversa dal calcio, più di endurance, che ho imparato a conoscere in questi anni”.

Già quattro edizioni della #Squali concluse, a maggio farai la quinta. Qual è il tratto più bello del percorso lungo?

 “Senza dubbio gli ultimi tornanti della Panoramica, con un paesaggio mozzafiato, il riverbero del mare, l’ingresso a Gabicce Monte con la musica, tanta gente, il profumo del pesce arrostito. Particolarità che racconto spesso anche ai miei amici”.

Appunto, se dovesse invitare un amico alla #Squali, quale tasto toccherebbe? 

“Gli parlerei del paesaggio incredibile e dell’organizzazione fantastica, che non lascia nulla al caso e cura questo evento davvero con il cuore. I romagnoli, ma in generale la gente di mare, hanno una cordialità unica. Ti fanno sentire a casa, come in una famiglia”.

Parole che pesano, visto che di granfondo in giro per l’Italia ne ha fatte parecchie... 

“Certo, mi piace girare per granfondo. Ma la Squali non ha nulla da invidiare, in quanto a regia e sicurezza del percorso, alle granfondo top del nostro Paese”. 

Intervista a cura di Pierpaolo Bellucci di Pi.Be. Cycling Press