Rimini

Il Comune aumenta l'Irpef allo 0,8 per cento. Il sindaco: "Necessario visti i tagli dello Stato"

Ma i sindacati non ci stanno e attaccano: "Lavoratori non sono il bancomat di Gnassi, vogliamo un confronto su questa manovra"

Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi

Fotoarchivio Manuel Migliorini

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09/marzo/2019 - h. 18.33

RIMINI - Sarà una seduta infuocata quella di martedì12 marzo in municipio a Rimini. La commissione consiliare parlerà infatti dell'ipotesi dell'aumento dell'addizionale Irpef, da 12 anni a Rimini fermo allo 0,3 per cento. Ora iil Comune ha deciso di aumentarlo fino allo 0,8, percentuale che si allinea a quella di gran parte dei Comuni della Romagna.  "A mero titolo informativo, si ricorda che appena a febbraio 2019, il quotidiano economico Il Sole 24 Ore pubblicava una analisi da cui risultava che la nostra città è al 99esimo posto su 110 in Italia (dietro in pratica solo le città di regioni a statuto speciale) per peso pro capite delle addizionali regionali e comunali (quest’ultima, peraltro, incide per meno di un terzo sul totale): 318,71 euro all’anno per ogni riminese contro i 394 euro di Pesaro, 435 di Ravenna, 442 di Forlì, Reggio Emilia 474, Ferrara 466, Parma 596, Bologna 597, Milano 653 euro, Roma 770 euro", ricorda la giunta comunale. 

Si prevede con questa manovra un incremento del gettito Irpef di 4,8 milioni di euro, che arriverebbe quindi attorno ai nove milioni di euro, e per l'amministrazione si rende necessaria per cogliere due specifici obiettivi: "Non arretrare sul fronte degli investimenti in opere pubbliche annunciati, riguardanti principalmente la zona nord della città, e mantenere elevato il sistema di welfare e rilancio culturale. La nuova convenzione riguardante il Bando Periferie, sottoscritta nei giorni scorsi, ha al suo interno troppe incertezze e parti dichiaratamente generiche, sia sul fronte di anticipi e rimborsi che soprattutto di tempistiche". 

In tale contesto, il Comune di Rimini sceglie di investire sul pacchetto di interventi riguardanti Rimini Nord, partendo subito con i bandi e gli appalti. “Ci sono state  mille giravolte del Governo sui soldi del bando, e la nuova convenzione inserisce condizioni capestro per i comuni - dichiara il sindaco di Rimini Andrea Gnassi - La proposta è quindi comunque  di partire, perché Rimini  non può attendere oltre lavori indispensabili al suo rilancio turistico e a un miglioramento della città, così come non può attendere l’ampliamento della scuola Gaiofana e gli adeguamenti ad altre scuole della città, che sono inseriti nel piano”. Stesso discorso per le risorse investite sul welfare e sulla cultura, “settori sui quali ci facciamo carico di investimenti importanti, anche per compensare le assenze dello Stato; il caso delle scuole d’infanzia statali o del contributo all’handicap scolastico è in questo senso emblematico e unico”. Il ridimensionamento dei trasferimenti statali negli ultimi anni a Rimini è stata di 22 milioni di euro

"Purtroppo - dice Gnassi - anche dopo gli annunci di rimettere al centro le città, di un nuovo rapporto tra stato centrale e territorio, zero risorse, zero autonomia organizzativa e fiscale, blocco delle infrastrutture con ricadute su economia e lavoro. Nonostante questo il Comune di Rimini ha investito sulla riqualificazione della città, mantenendo un forte presidio su welfare, scuola, servizi primari. Tutto ciò grazie a politiche di bilancio accorte: in 7 anni ha ridotto il debito di 50 milioni di euro (non si pesa su presente e futuro), non applica la Tasi e ha ridotto del 19 per cento in 6 anni la pressione fiscale sugli immobili (dai 555 euro del 2012 ai 449 euro del 2018)".

Nel dettaglio la manovra sull’addizionale Irpef prevede: una soglia di esenzione totale posta a 10 mila euro che significa che coinvolge 42.051 riminesi. Un incremento medio di circa 40 euro all’anno. La fascia di popolazione più protetta per quanto riguarda l’allineamento è quella dei pensionati. Un’applicazione progressiva, nel senso che l’aliquota salirà in relazione all’aumentare del reddito imponibile: da 0 a 10mila esenzione totale e poi, a seconda delle fasce di reddito, si andrà dallo 0,49 allo 0,8 per cento (fascia quest’ultima oltre i 75 mila euro).

Il sindaco ha dovuto però registrare l'attacco dei sindacati. Le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil: "Ancora una volta chi governa sceglie la via più facile rastrellando risorse da lavoratori e pensionati, coloro che coprono il 74% del gettito Irpef dei contribuenti a livello comunale e che come organizzazioni sindacali noi rappresentiamo. Ed è anche in ragione di ciò che faremo di tutto per non permettere che l’addizionale Irpef venga aumentata.  Crediamo che ci siano tante e valide ragioni per dire al Sindaco e alla sua Giunta che l’aumento dell’addizionale comunale non è la strada da percorrere e se il confronto in sede di Bilancio preventivo fosse stato  realmente praticato avremmo avuto modo di presentare le nostre proposte, anche sul finanziamento del bando periferie. La necessità di intervenire con una correzione di Bilancio dimostra l’incapacità di programmare e prevenire le eventuali difficoltà finanziarie. Non tolleriamo mancanza di equità e di buon governo da parte dell’Amministrazione Comunale né tantomeno che a farne le spese siano, come al solito, lavoratori e pensionati.  Ora, questo confronto sul Bilancio noi continuiamo a richiederlo, anzi a pretenderlo, a partire dalla prossima riunione della Commissione Consiliare di Bilancio. Nel contempo renderemo pubbliche entro breve le iniziative che stiamo decidendo di intraprendere per protestare contro l’impostazione profondamente sbagliata e intollerabile che il Comune intende perseguire per il reperimento di risorse".