L'inchiesta

Estorsioni e truffe ai dipendenti: le vendite piramidali nel mirino delle Fiamme Gialle

Tre arresti e un'interdittiva: inchiesta della Guardia di Finanza nei confronti di una società cesenate che aveva centinaia di dipendenti. Drammatiche le testimonianze dei lavoratori

Estorsioni e truffe ai dipendenti: le vendite piramidali nel mirino delle Fiamme Gialle
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13/marzo/2019 - h. 10.12

CESENA - C'è chi chiedeva prestiti ad amici. Chi quegli amici li aveva perduti perché, nel tentativo di massimizzare i profitti, li aveva trasformati in clienti. Sono le drammatiche storie di chi era finito a lavorare per un'azienda che operava tramite il famigerato marketing piramidale: quel meccanismo di vendita per cui si chiede di comprare prodotti per poi rivenderli, solitamente garantendo facili guadagni. Non è quasi mai così e questa volta le condotte degli amministratori sono finite al centro di una vasta inchiesta della Finanza. 

L'inchiesta Il meccanismo delle vendite piramidali finisce nel mirino della guardia di Finanza di Forlì-Cesena. Tre persone sono state arrestate, una quarta una quarta destinataria del divieto di esercitare attività di impresa. A capo di tale associazione per delinquere vi era secondo la procura un soggetto di 38 anni, che veniva aiutato dai suoi collaboratori più stretti, rispettivamente di  55 e 31 anni. La destinataria della misura interdittiva è invece l’amministratore della società la cui sede è ubicata in provincia di Forlì-Cesena. Oltre al meccanismo di vendita, di per sé vietato, sono contestate alle persone indagate anche condotte di per sé vietate: estorsioni e truffe nei venditori che entravano in questo tipo di meccanismo. Quella delle Fiamme Gialle cesenati è una delle prime operazioni in Romagna nei confronti di questo meccanismo di marketing, molto discusse ma anche difficili da intercettare. 

Le vendite piramidaili vietate Le indagini svolte dai militari del Gruppo di Cesena hanno documentato l’operatività di un sodalizio criminale che, dietro il paravento di una società esercente l’attività di vendita di prodotti “porta a porta”, perpetrava numerose truffe in danno di clienti sparsi su tutto il territorio nazionale e sottoponeva i propri dipendenti a vere e proprie condotte estorsive pur di raggiungere all’obiettivo di massimizzare il profitto in danno di numerosi poveri malcapitati. 

L’impresa in argomento, con alle dipendenze diverse centinaia di lavoratori, attuava il meccanismo illecito delle “vendite piramidali”, la cui costituzione è vietata dalla legge atteso che la principale fonte di guadagno non è costituita dalla vendita di prodotti ma dal reclutamento di venditori che, per poter entrare nell’organizzazione, sono costretti ad effettuare acquisti di beni distribuiti dalla società e presentare, a loro volta, altri soggetti nei cui confronti operare nello stesso modo, dando così vita a vere e proprie catene di sant’Antonio.

Le minacce ai lavoratori Secondo quanto emerso - anche da interecettazioni telefoniche è stato riscontrato che i venditori, una volta entrati nella struttura, venivano sottoposti ad estorsioni. Infatti in alcuni colloqui registrati sarebbe emerso che, per diretta confessione degli associati all’organizzazione, che alcuni collaboratori sono stati minacciati di licenziamento in caso di mancato raggiungimento di obiettivi di vendita di beni il cui valore oscillava tra i 2500 ed i 5 mila euro cadauno.  Pertanto, per non perdere tale fonte di reddito, le vittime hanno acconsentito all’acquisto diretto di tali prodotto arrivando addirittura a richiedere ai propri parenti di smobilizzare somme di denaro pur di reperire le risorse.  In altri casi i venditori oggetto delle minacce si sono prestati a stipulare contratti di acquisto di beni ed all’accensione di finanziamenti per i quali gli arrestati producevano buste paga false al fine di dimostrare all’istituto di credito erogante che l’acquirente fosse in grado di onorare il debito. 

Molti dipendenti oggetto di tali condotte - secondo quanto ricostruito dalla finanza - hanno dichiarato in atti ai militari di Cesena le gravissime minacce ed umiliazioni alle quali quotidianamente erano sottoposti di fronte agli altri numerosi collaboratori.  Oltre a tali condotte illecite lo stesso sodalizio riusciva a lucrare anche alle spalle di ignari soggetti che, pur essendo all’oscuro di tutto, venivano fatti risultare sottoscrittori di contratti di acquisto di beni e dei relativi contratti di finanziamento utilizzando illecitamente i documenti d’identità ottenuti in occasione di precedenti vendite di prodotti agli stessi. 

Le ignare vittime venivano a conoscenza di essere stati oggetto di una truffa allorquando la banca richiedeva loro il pagamento delle rate non onorate. Tali comportamenti sono stati perpetrati in danno di numerose persone su tutto il territorio nazionale ed hanno portato alla presentazione di denunce per fatti di truffa che hanno dato vita a numerosi procedimenti penali in varie Procure della Repubblica d’Italia.