Ciclismo

“Così abbiamo fatto di Riolo Terme la capitale della mountain bike"

Compie dieci anni il Rally di Romagna, la gara a tappe che si svolge sulle colline del Faentino. Nel 2009 partirono in 27, lo scorso anno i partecipanti sono diventati 300

“Così abbiamo fatto di Riolo Terme la capitale della mountain bike"
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05/maggio/2019 - h. 12.03

RIOLO TERME - Dieci anni all’insegna dei record e del divertimento. Il Rally di Romagna, una delle più famose gare a tappe di mountain bike, è pronto a festeggiare il suo decennale e anche in questa edizione, in programma dal 30 maggio al 3 giugno, animerà le colline di Riolo Terme con 300 atleti provenienti da tutto il mondo. È incredibile la crescita esponenziale che ha avuto la corsa, diventata in breve tempo la gara a tappe in Europa con il maggior numero di iscritti provenienti dall’estero.

“Siamo orgogliosi di quello che abbiamo costruito in questi anni – spiega Stefano Quarneti, presidente di Romagna Bike Grandi Eventi, organizzatrice dell’evento dal 2009 -. Insieme a Davide De Palma siamo riusciti a creare un appuntamento molto sentito da tanti appassionati e grazie al passaparola di chi vi ha preso parte, abbiamo raggiunto e mantenuto numeri importanti, tanto che per motivi di sicurezza, siamo stati costretti a limitare il numero dei partecipanti”. 

Quali sono i segreti di questo successo?
“Essendo io e Davide ex atleti, sappiamo molto bene cosa cercano i ciclisti e siamo sempre riusciti a metterli nelle migliori condizioni in ogni ambito. L’alloggio in albergo è perfetto così come i pasti e poi ovviamente c’è il tracciato, duro ma studiato apposta per qualsiasi persona allenata voglia prendervi parte. Senza dimenticare la sicurezza, uno dei nostri punti di forza: abbiamo una equipe di medici molto valida che monitora la corsa costantemente”.

Come è nata l’idea del Rally di Romagna?
“Nel 2009 ho pensato che dopo tanti anni da partecipante alle gare di mountain bike, mi sarebbe piaciuto organizzarne una nella mia Riolo Terme. Nella prima edizione c’erano 27 atleti: 15 provenivano dall’estero, 6/7 erano amici e gli altri sono venuti per curiosità. Certo che pensare ai 300 di oggi, sembrano essere passati secoli e non dieci anni…”.

Come è cambiata la corsa nel tempo?
“La prima edizione durava una settimana ed era quindi formata da sette tappe: ammetto che era molto dura, sia per le distanze che per i dislivelli. Abbiamo quindi pensato di ridurla portandola a cinque tappe e rendendola alla portata di qualunque amatore si alleni un paio di volte alla settimana. Questo cambiamento ha fatto impennare le iscrizioni”.

Quando c’è stato il record di partecipanti?
“Lo scorso anno quando abbiamo toccato le 300 persone: un numero incredibile e inaspettato che abbiamo deciso di fissare come tetto massimo per un discorso di sicurezza. Purtroppo anche quest’anno, alcuni non sono riusciti ad iscriversi”.

Ha mai partecipato al Rally di Romagna?
“No, sono sempre stato davanti al monitor durante la gara per seguire la corsa, controllando che tutto andasse bene. Sono un organizzatore a tutti gli effetti”.

 Quali sono gli episodi più curiosi che avete vissuto in questi anni?

“Ricordo che una volta si presentò un australiano con una Speed Bike, non certo l’ideale per questa gara, e dal lato sportivo, una 65enne della Nuova Guinea riuscì a portare a termine la corsa, meritandosi gli applausi di tutti. Per quanto riguarda i partecipanti, abbiamo avuto iscritti da tutto il mondo e una sola volta gareggiò un arabo”.

Cosa avete organizzato per il decennale?
“Per l’occasione abbiamo creato un logo celebrativo, ma soprattutto terremo aperto il villaggio a Riolo Terme anche la sera, dove ci saranno concerti gratuiti e tanti eventi per tutti. Sono orgoglioso di poter aiutare la mia città portando molti turisti ed infatti con il Rally di Romagna riempiamo ben cinque alberghi”.

Cosa si augura da questa edizione?
“Che possa essere come le precedenti: abbiamo davvero trovato un grande affiatamento tra noi organizzatori e i tanti volontari che ci aiutano con grande passione ed infatti questa gara è una sorta di festa per tutti. Anche i partecipanti hanno capito lo spirito e si divertono molto”.

 

Luca Del Favero