Imola

Indagine dei carabinieri sulla discarica: "Irregolarità sulla gestione dei rifiuti"

L'inchiesta avrebbe portato alla luce inquinamento ambientale. Il lasso di tempo analizzato è quello che va dal 2009 al 2016. Hera replica: "Accusa infondate"

Indagine dei carabinieri sulla discarica: "Irregolarità sulla gestione dei rifiuti"
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10/maggio/2019 - h. 17.55

IMOLA - I carabinieri del Nucleo ambientale di Bologna hanno appena chiuso un'indagine sulla discarica di Imola che riguarda il periodo relativo alla gestione della Tre Monti dal 2009 al 2016. Al responsabile della "filiera discariche" di Hera è stato notificato l'avviso di fine indagini che di solito è preliminare alla richiesta di rinvio a giudizio. L'indagine, coordinata dalla procura di Bologna (dottoressa Morena Plazzi) ha cercato di fare chiarezza sul lungo periodo di gestione dell'impianto imolese, di circa 50 ettari al confine con la provincia di Ravenna. 

Secondo le ipotesi della procura ci sarebbero state diverse violazioni "alle prescrizioni imposte dall’atto autorizzativo concretizzatesi soprattutto nell’immissione in discarica di rifiuti non conformi o in esubero rispetto ai limiti quantitativi imposti". I carabinieri avrebbero poi rilevato nelle acque sotterranee e nei piezometri "la presenza di inquinanti superiori ai limiti soglia tanto da ritenere significativo il deterioramento dell’area circostante e la compromissione dell’ecosistema ivi insistente  per un raggio di circa 5 chilometri. A ciò si aggiungeva anche lo sversamento di rilevante quantità di percolato nell’adiacente Rio Rondinella". Secondo le indagini il sito sarebbe stato quindi gestito in maniera non regolare ed in particolare si parla di una "inefficace attività di bonifica e di interventi manutentivi effettuati negli anni".

Attualmente l’interruzione delle attività della discarica, già sospese per intervento del TAR emiliano a cui si erano rivolte le associazioni di volontariato WWF, Panda Imola e Legambiente Medicina, è stata confermata con recente sentenza del Consiglio di Stato che ha ribadito il divieto di innalzamento dei cumuli di rifiuti e quindi l’ulteriore conferimento degli stessi nel sito. 

La replica di Hera  

"La società Herambiente, in merito all’indagine aperta sulla discarica Tre Monti, desidera entrare nel merito delle conclusioni avendo preso visione del fascicolo processuale e ritenendo, alla luce di ciò, completamente infondate le accuse. Si contesta quindi fermamente il reato di inquinamento ambientale anche perché non è avvenuta alcuna contaminazione verso l’esterno del sito. Inoltre si evidenzia che negli atti di indagine sorprendentemente neppure compare il certificato di avvenuta bonifica rilasciato a Herambiente nel novembre 2018 da Arpae, che ha riconosciuto formalmente che la bonifica è stata eseguita a regola d’arte. Si tratta di una carenza che ben avrebbe potuto essere sopperita se gli Inquirenti avessero aperto per tempo un contraddittorio con l’azienda e con gli altri Enti competenti che con tutta probabilità avrebbe portato ad un esito ben differente dell’indagine. L’inchiesta viceversa si fonda solo su elementi provenienti da alcuni Comitati che non hanno trovato riscontro negli atti di indagine poi svolti dal Noe"

Entrando nel merito dei principali punti, "si sottolinea che si tratta di questioni già affrontate dagli organi competenti e chiarite da tempo. A fine 2015, in seguito ad alcune evidenze riscontrate nei pozzi spia di alcune vasche per la raccolta del percolato, le stesse in piena trasparenza e coerenza con il progetto di bonifica approvato da Arpae, sono state completamente rimosse eliminando totalmente ogni fonte di interferenza ambientale che per altro, è bene sottolineare, non ha mai interessato in alcun modo le aree esterne al sito di discarica, come successivamente accertato dalla stessa Arpae. Anche all’interno del sito, inoltre, l’area interessata era molto limitata, pari allo 0,4% dell’intera superficie impiantistica. Herambiente ha quindi seguito tutte le prescrizioni ricevute dagli organi competenti, con la rimozione delle vasche e del terreno circostante. Tutti i lavori di bonifica, che hanno comportato un investimento da parte della Società di oltre 5 milioni di euro, sono stati eseguiti e l’intervento è terminato il 31 maggio 2018, come accertato anche da Arpae che ne ha certificato la conformità al progetto approvato e il raggiungimento degli obiettivi prefissati, con provvedimento del 14/11/2018. La bonifica quindi è stata efficace, come hanno dimostrato anche i risultati delle analisi svolte all’interno e all’esterno del sito in più occasioni.  Esternamente e internamente al sito, da tempo Arpae ha avviato una campagna di monitoraggio, che proseguirà fino al 2020, sulle acque sotterranee che non ha mai evidenziato contaminazioni da percolato. Anche le ultime, condotte a fine 2018, confermano che non esiste alcun collegamento tra i risultati delle analisi e la discarica. Le conclusioni riportano chiaramente che i parametri rilevati sui punti di campionamento esterni alla discarica che superano le CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) non derivano dal percolato di discarica e hanno con ogni probabilità origine naturale, come confermato anche da analisi isotopiche svolte nella medesima campagna che non evidenziano fenomeni di contaminazione delle acque superficiali (Rio Rondinella) e sotterranee con il percolato. In sostanza, nei risultati delle analisi non c’è traccia delle caratteristiche che una eventuale contaminazione da percolato dovrebbe avere".  

Negli atti processuali - scrive ancora Hera - "si fa riferimento anche a sversamenti di percolato nel Rio Rondinella. Su questo tema, un unico episodio di questo tipo, di entità limitata, si è verificato a fine 2009. In quel caso, come da procedura, è stato prontamente comunicato dalla Società agli organi competenti e nel contempo sono scattati immediatamente tutti gli interventi di salvaguardia previsti. La fuoriuscita è stata subito bloccata, senza conseguenze per l’ambiente, come verificato anche dagli enti competenti. Incidenti di questo tipo non si sono più verificati nei 10 anni successivi, grazie a procedure interne e a sistemi di monitoraggio del processo sui quali Herambiente costantemente investe per implementarli in modo conforme alle best practice di settore in ambito ambientale. La contestazione relativa all’immissione di rifiuti asseritamente non autorizzati in discarica si fonda su una interpretazione errata della classificazione amministrativa e provenienza geografica degli stessi. In ogni caso tutti i rifiuti conferiti nell’impianto, come attestato dagli stessi organi di controllo, sono sempre stati conformi ad una discarica per rifiuti urbani e speciali non pericolosi e non possono pertanto aver causato alcuna inquinamento dell’ambiente esterno. Preme inoltre evidenziare, a conclusione, che la recente sentenza del Consiglio di Stato è intervenuta esclusivamente su aspetti amministrativi inerenti l’iter autorizzativo della Regione per la sopraelevazione e ampliamento della discarica e non ha nulla a che vedere con l’indagine dei Noe. La società ribadisce quindi, - conclude la nota - di avere sempre agito nel pieno rispetto delle norme e delle migliori prassi applicabili, nell’interesse della collettività. Pertanto, la società confida che riuscirà a dimostrare nelle sedi competenti la totale insussistenza dell’accusa".