Rimini

La città piange Guido Lucchini, l'uomo che la raccontò nelle sue commedie dialettali

Nel 2012 gli fu dato il Sigismondo d'Oro. Il ricordo di Gnassi: «Ha ricordato ai riminesi che dietro al miracolo della ricostruzione, della ‘capitale delle vacanze’, c’era una storia di dolore, dramma, fatica, duro lavoro»

La città piange Guido Lucchini, l'uomo che la raccontò nelle sue commedie dialettali
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10/giugno/2019 - h. 11.31

RIMINI - Addio a Guido Lucchini, commediografo dialettale che ha raccontato Rimini nella sua lingua. Lucchini aveva 94 anni e nel 2012era stato premiato con il Sigismondo d'oro "per essere stato ed essere tuttora un protagonista appassionato della vita culturale riminese….Per l’amore dimostrato nei confronti della sua Città che traspare con delicatezza nelle opere che, in dialetto, descrivono luoghi da sempre carichi di simboli e attenzioni come, ad esempio, la palata e la spiaggia….. Per essere un prezioso custode della identità, delle tradizioni e della storia di Rimini che riprende con garbo e genialità nelle commedie, nelle poesie e nei libri che ha scritto nel corso di questi splendidi e lunghi anni’. Classe 1925, ferroviere di professione, Lucchini aveva cominciato a scrivere commedie in dialetto dopo la fine della guerra. Già in età giovanile si dilettava con le poesie che declamava a cerimonie e matrimoni. 

«Forse nessuno come Guido Lucchini - dice il sindaco Andrea Gnassi -  ha ricordato a Rimini e ai riminesi che dietro al miracolo della ricostruzione, della ‘capitale delle vacanze’, c’era una storia di dolore, dramma, fatica, duro lavoro. E lo ha fatto usando il veicolo della poesia e del teatro sotto forma dialettale. Il dialetto appunto quale punto d’incontro di antico e nuovo, cifrario universale di comunicazione tra la città rasa al suolo dai bombardamenti della guerra, quella della rapidissima resurrezione dovuta ‘alle mani’ di donne e uomini poverissimi, e la Rimini di oggi».

Il sindaco ricorda quando premiò Lucchini con il Sigismondo d'Oro: «Era emozionatissimo di parlare di Rimini e del cruccio per il dialetto che ‘stava perdendo i colpi’, con la preoccupazione per i giovani che non lo parlavano né lo capivano più. C’era un tratto di malinconia e di dolcezza nelle sue opere che restituisce un pezzo vero e nascosto di Rimini, luogo vetrina per eccellenza ma che in realtà ha nel cuore un velo di tristezza. Ognuna delle sue protagoniste, ognuno dei suoi personaggi, si dibatte nelle faccende quotidiane- la povertà, l’amore, il rapporto con il coniuge, i figli, gli amici- portando dentro di sé una enorme, prorompente umanità».