Romagna

Analisi delle acque di balneazione: tempi più rapidi per i risultati

La Regione raccoglie le richieste dei Comuni costieri. Obiettivo è far approvare al Governo una metodologia per ridurre dalle 48 ore attuali alle 18-22 ore il ciclo di monitoraggio e chiusura analisi delle acque di balneazione

Analisi delle acque di balneazione: tempi più rapidi per i risultati
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28/agosto/2019 - h. 21.55

BOLOGNA - Un nuovo sistema di monitoraggio per la gestione delle acque di innovazione. La Regione lo ha messo a punto su richiesta dei comuni della costa, quasi tutti romagnoli: sono Ravenna, Rimini, Riccione, Cervia, Comacchio, Misano adriatico, San Mauro Pascoli, Cattolica, Gatteo, Cesenatico, Bellaria-Igea Marina. 

Esito dell’incontro, la proposta di far approvare al Governo una metodologia per ridurre dalle 48 ore attuali, previste dalla normativa nazionale, alle 18-22 ore il ciclo di monitoraggio e chiusura analisi delle acque di balneazione per dare risposte più tempestive e permettere il bagno in mare non appena le condizioni di sicurezza vengano ristabilite. Con la disponibilità degli enti tecnici a proseguire nelle sperimentazioni finalizzate a ridurre ulteriormente i tempi delle analisi anche in collaborazione con l’Università.  Con la consapevolezza che il 97% delle acque della costa emiliano-romagnola sono eccellenti in base a controlli, analisi e monitoraggi, svolti tutti con strumenti d’avanguardia, e che l’Emilia-Romagna è una delle poche regioni, in Italia, a non essere interessata dalle condanne della Corte di giustizia europea per la mancata attuazione della direttiva sulle acque reflue urbane (91/271).

L’impegno è quello di avviare campagne di comunicazione concertate con tutti gli attori del sistema costiero al fine di fornire una corretta informazione a tutti i cittadini circa la qualità delle acque di balneazione dell’Emilia-Romagna. Infine, potenziare ulteriormente l’infrastruttura di sistema per la gestione delle acque meteoriche al fine di rallentare i deflussi idrici urbani ed agricoli in mare.

Un incontro nel corso del quale gli amministratori che sono intervenuti hanno ribadito di essere “soddisfatti e fieri di essere in una Regione che ha cuore la salute dei propri turisti e cittadini” e che quindi fa tutti i controlli necessari per garantirla, ma – secondo gli intervenuti – occorre fare un salto di qualità nei monitoraggi e nella loro diffusione che tengano conto degli effetti del cambiamento climatico (e i ripetuti eventi eccezionali) per tutelare i territori garantendo, allo stesso tempo, la sicurezza dei turisti e residenti.

“Il nostro obiettivo resta quello di migliorare il sistema nazionale che tutela i bagnanti- spiegano gli assessori Corsini, Gazzolo e Venturi- in un quadro che vede l’Emilia-Romagna tra le regioni italiane più virtuose e attente alla sicurezza. Ribadiamo ancora una volta che siamo una delle poche regioni a non avere infrazioni europee aperte per le acque reflue urbane. I turisti, i cittadini, le famiglie e i bambini- proseguono-, possono stare tranquilli e godersi una bella vacanza e dei bei bagni in mare: qui i controlli si fanno e le leggi si rispettano. Il 97% delle nostre acque è eccellente, un risultato che è merito di investimenti e del lavoro di squadra di istituzioni e imprese”.

L’impegno della Regione Emilia-Romagna

L’impegno della Regione uscito dall’incontro di oggi è, in primo luogo, far leva sul ministero della Salute affinché approvi la modifica -già chiesta dalla Regione- di adottare metodi di determinazione analitica che consentano di dimezzare i tempi di analisi e quindi di divieto di balneazione. Una proposta frutto di uno studio, approvato dall’Istituto superiore di sanità, delle Agenzie regionali di prevenzione ambientale di Emilia-Romagna e Toscana nel 2017.

In secondo luogo, dopo l’incontro di oggi, si è deciso di convocare un nuovo tavolo tecnico con lo scopo di verificare la fattibilità di un protocollo di allertamento per l’intera costa dell’Emilia-Romagna, basato sulla adozione di criteri per l’identificazione preventiva degli eventi estremi legati al cambiamento climatico. La predisposizione di questo protocollo dovrebbe essere basata sugli strumenti di valutazione delle precipitazioni, delle portate dei principali corsi d’acqua e della diffusione dei contaminanti lungo la fascia costiera, messi a diposizione da Arpae, oltre che dai sistemi di telecontrollo delle aperture degli sfioratori sulle reti e sugli impianti di depurazione messi a disposizione dai gestori del servizio idrico integrato.