Ravenna

Chiude l'inceneritore, 29 dipendenti Hera a rischio licenziamento

Preoccupazione dei sindacati per l'apertura delle procedure di mobilità. I sindacati: «Gli enti si attivino, a rischio anche una trentina di lavoratori dell'indotto»

L'inceneritore di Coriano
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24/settembre/2019 - h. 16.56

RAVENNA - Il 31 dicembre prossimo l'inceneritore di Ravenna chiuderà ed Hera ha deciso di aprire la procedura di mobilità per i 29 dipendenti (27 lavoratori e due lavoratrici) del sito di via Romea Nord. Lo fanno sapere i sindacati, preoccupati per il futuro di questi dipendenti. La procedura di mobilità  prevede che, in mancanza di un accordo sul ricollocamento dei lavoratori in esubero, gli stessi possano essere licenziati.

Scrivono Fp Cgil, Cisl e Uiltrasporti: «Se per i lavoratori del Gruppo Hera si prospetta una difficile trattativa sul loro ricollocamento, altri 30 lavoratori dell’indotto (trasportatori, meccanici manutentori, addetti alle pulizie industriali) dovranno anch’essi trovare una nuova occupazione in altre attività produttive».  L’inceneritore per rifiuti urbani di Ravenna «ha garantito negli ultimi venti anni il corretto trattamento dei rifiuti indifferenziati raccolti nel territorio provinciale di Ravenna, nonché lo smaltimento dei residui di lavorazione dei rifiuti differenziati raccolti nel medesimo territorio. Da gennaio 2020 Ravenna dovrà contare sulla disponibilità degli impianti di trattamento rifiuti dei territori vicini per continuare a gestire in modo ordinato i suoi rifiuti, in attesa che il progresso della raccolta differenziata prevista dai piani regionali minimizzi il quantitativo complessivo dei rifiuti prodotti sul territorio provinciale». 

I sindacati chiedono ad Hera «di non attivare le procedure di mobilità e di attivare immediatamente un tavolo di confronto con i sindacati di categoria per vagliare tutte le soluzioni che possano scongiurare la perdita di oltre 60 posti di lavoro. Chiediamo inoltre a Regione e Comune, essendo direttamente parti in causa, di farsi portatori di progetti e investimenti su discarica, impianto F3 e impianti oggi esistenti nel territorio, in grado di salvaguardare il saldo occupazionale ricollocando le maestranze complessivamente coinvolte».