Ravenna

Via alla mostra di Chuck Close ma la Casa delle donne attacca: "In Usa è accusato di molestie sessuali"

Polemiche sulla mostra in cui espone l'artista americano, a fine 2017 accusato da alcune modelle di comportamenti sconvenienti

Via alla mostra di Chuck Close ma la Casa delle donne attacca: "In Usa è accusato di molestie sessuali"
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04/ottobre/2019 - h. 18.39

Un carico di polemiche ha accompagnato l'inaugurazione della mostra di Chuck Close, la più importante della Biennale del Mosaico. Mentre l'assessore alla Cultura Elsa Signorino dà un "caloroso benevenuto" all'artista - la cui mostra è stata inaugurata oggi, 5 ottobre - la Casa delle Donne ricorda le accuse di molestie sessuali di cui è stato oggetto negli Stati Uniti. 

Il New York Times e l'Huffington Post alla fine del 2017 hanno raccolto testimonianze di alcune donne che raccontavano come alcuni comportamenti e commenti dell'artista 77enne, noto per i suoi ritratti in mosaico iper realistici, le abbiano fatte sentire a disagio. Nessun atto di violenza ma comportamenti sconvenienti. In un'intervista lo stesso artista si è scusato  spiegando in sostanzadi aver sì parlato forse in maniera rozza ma per esigenze artistiche. 

"A seguito di queste accuse - scrive la Casa delle Donne -  molti Musei e gallerie in America e in altri paesi, hanno deciso di annullare le mostre di Close in corso o in programma. Il Museo di Whashington l'ha cancellata, mentre il PAFA in Pennsylvania ha deciso di inaugurare nella stanza accanto a quella dove erano esposte le opere di Close, una Mostra collettiva di artiste, invitando visitatori e visitatrici a rispondere alla domanda: Cosa serve per avere un mondo dell'arte più equo? Tutto questo negli Stati Uniti , dove forte e potente si è manifestato il movimento Me Too, attraverso il quale migliaia di donne hanno preso parola pubblica, anche a distanza di anni, per denunciare abusi, molestie, ricatti e violenza sessuale". In Italia per una serie di fattori "il movimento Me Too non è stato forte ed incisivo come in altri paesi, lo si deve a diversi fattori, non ultimo quello ascrivibile all'ignavia del potere politico, al silenzio delle istituzioni. E allora ci chiediamo:anche le istituzioni culturali del Comune di Ravenna preferiscono non vedere e ignorare quello che è noto in tutto il mondo da tempo?".