Forlì

Ecco svelati i segreti della pagnotta di epoca romana

Ha duemila anni ed è di miglio o sorgo. Non è ancora stato scoperto il lievito ma in futuro potrebbe essere possibile riprodurre il pane "alla romana di tipo forlivese"

Ecco svelati i segreti della pagnotta di epoca romana
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04/ottobre/2019 - h. 21.12

FORLì - Più di 70 persone venerdì 4 ottobre hanno partecipato alla presentazione al pubblico del ritrovamento archeologico di una pagnotta di epoca romana nel sottosuolo di piazzale della Vittoria a Forlì. Il ritrovamento, avvenuto durante i lavori Hera per l'allacciamento alla centrale elettrica presente nel campus universitario, ha ovviamente prolungato la durata del cantiere e creato disagi ai cittadini: "Questa prima divulgazione dei risultati ci è sembrato il minimo risarcimento per la comunità" introduce la dottoressa Tiziana Rambelli, coordinatrice Ausl Romagna Cultura e moderatrice del dibattito svoltosi nel campus universitario alla presenza della stampa e della cittadinanza interessata.

L'obiettivo è quello di valorizzare la storia della Romagna per le nuove generazioni, comprendere i riti e le abitudini della società che ci ha preceduti ed incentivare lo studio all'interno del campus universitario. Mostrandosi centro di ricerca produttivo, infatti, Forlì avrà l'occasione di concorrere per l'assegnazione della facoltà di Medicina dell'Università di Bologna, già in cantiere da diversi anni. La pagnotta è stata rivenuta all'interno di una tomba, numerata come 18, nel complesso di una necropoli datata tra il I secolo a.C. e l'inizio del II d.C.

A Forum Livii, nome romano della città, "come in tutte le città romane si seppelliva fuori dal centro urbano e lungo la via principale", come confermato dal ritrovamento, appena 60 cm sotto il manto stradale attuale, di resti della via Emilia.

Tra tombe, anfore, ricchi corredi e resti di granaglie e semi combusti, la pagnotta è stata classificata come uno fra i doni al defunto da portare con sé nell'aldilà. Per questo motivo dunque era necessario un elevato livello di conservazione, "nella nostra pagnotta a livelli inusuali. Un procedimento che in realtà possiamo osservare tutti i giorni: è il nostro pane raffermo" spiega il dottor Mirko Traversari, coordinatore degli studi presso il polo ospedaliero "Morgagni-Pierantoni" di Forlì. "L'amido contenuto nel pane restituisce particelle di acqua all'atmosfera circostante, rendendo il pane secco e duro".

Mentre è chiaro il tipo di cereale utilizzato ("Data la scarsa componente proteica registrata nell'impasto, diremmo miglio o sorgo; possibile anche l'orzo per le tracce di silicio rinvenute" così Traversari), non è stato ancora identificato il lievito. "Ci auguriamo quindi che quello di oggi sia solo il primo di una serie di incontri riguardanti lo straordinario ritrovamento" auspica il professor Luca Mazzara, presidente di consiglio del campus forlivese.

La pagnotta, che ha già attirato l'attenzione di due laureati forlivesi per le loro tesi, potrebbe divenire il fulcro di un ampio ed ambizioso progetto: "Una mostra didattica". Non avendo un museo archeologico, il riventimento potrebbe essere la base di un più ampio coinvolgimento della cittadinanza per i riti funerari in epoca romana: "Vogliamo che Forlì possa ospitare un centro di ricerca su questo tema, e ci auguriamo numerosi altri momenti di confronto come questo" conclude il professor Mazzara.

Un ultimo interessante spunto viene offerto dalla dottoressa Romina Pirraglia (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini): "Poter promuovere, in futuro, la ricetta dell'antico pane romano forlivese!". Un obiettivo interessante sotto molti aspetti.

Silvia Panini