Forlì

La Uaar: «La Chiesa costa oltre sei miliardi allo Stato»

L'Unione atei e agnostici razionalisti apre una nuova sede a Forlì, inaugurata con un incontro sui costi dell'istituzione religiosa. «Il problema non è il crocefisso ma il chiodo che lo sostiene»

La Uaar: «La Chiesa costa oltre sei miliardi allo Stato»
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20/novembre/2019 - h. 10.59

FORLì - "La Chiesa Cattolica costa all'Italia 6,4 miliardi di euro": questa è la cifra calcolata dall'Unione atei e agnostici razionalisti (Uaar) che nella serata di martedì 19 novembre ha organizzato un incontro sul tema a Forlì. Nonostante il titolo della serata sia – appunto – Quanto ci costano Chiesa e Vaticano, ben presto il focus si sposta dal denaro alla più generale storica relazione stato-chiesa e ai suoi riflessi odierni: Forlì diventa così tappa del tour nazionale di Roberto Vuilleumier, responsabile nazionale della campagna Oneri della Uaar.

L'iniziativa sta girando l'intera Italia per informare i cittadini, prendendo a modello le parole di Luigi Einaudi "prima conoscere, poi discutere, poi deliberare", che riflettono il carattere divulgativo, di confronto "e non antireligioso come si potrebbe pensare" dell'associazione.

Spiega Alice Melandri, poco prima dell'incontro: "Noi vogliamo difendere la libertà e i diritti di tutti, anche di chi non crede, in uno Stato che resta fortemente schierato religiosamente. Qui a Forlì il gruppo è molto eterogeneo ed è bello potersi confrontare con posizioni differenti perché questo permette un'atmosfera fervente di attività su molti temi, non solo sulla religione ma anche sui diritti della comunità LGBT e delle donne". La nuova sede di via Caterina Sforza 65, inaugurata a settembre, è aperta per il mese di novembre una volta a settimana, ma è in programma per dicembre l'istituzione di "chiacchierate", momenti di confronto mensili su differenti temi, per invitare la cittadinanza al dialogo. Secondo l'associazione "quello che si viene a creare è una sorta di connivenza tra la Chiesa e lo Stato che la sorregge". Per la Uaar servirebbero quindi trasparenza e onestà nei confronti dei contribuenti.

"Non si tratta di colore politico - spiega Vuilleumier - perché ad oggi non esiste una forza politica omogenea capace di supportare uno scontro diretto. Nonostante altri temi come i diritti civili della comunità Lgbt come l'aborto, o l'eutanasia vengano discussi, i finanziamenti alla Chiesa restano un tabù" e questo, secondo l'Unione, supporterebbe certe forme di appoggio sotterraneo. Anche perché, come spesso ricordato durante la serata, il cattolicesimo non è più religione di stato dal 1984, anno in cui furono modificati i Patti lateranensi mussoliniani. 

Dall'inchiesta Uaar sui fondi pubblici e le esenzioni di cui gode la Chiesa cattolica in Italia, consultabile al sito icostidellachiesa.it, emergerebbe la cifra di più di 6 miliardi e 400 milioni di euro: "Questo enorme flusso di finanziamenti si perde in migliaia di rivoli che non sono facilmente individuabili", così i volontari, che cercano di spiegare quali siano le forme di sostegno alla Chiesa più diffuse. Innanzitutto l'8 per mille che, nel caso non venga specificato un destinatario dal contribuente, viene assegnato d'ufficio alla confessione religiosa che ha ottenuto la maggioranza di contributi: nel nostro paese significa "un miliardo aggiunto alle casse del Vaticano". La serata vira poi sugli oneri di urbanizzazione secondaria: Vuilleumier sottolinea a più riprese come i soldi devoluti in questa maniera alla ristrutturazione dei luoghi di culto verrebbero sottratti invece alla gestione di altri spazi comuni quali, ad esempio, le scuole. "Qui si comprende il vero cuore della questione: non stiamo parlando di soldi ma dell'intero sistema di connivenza attorno". La metafora che viene utilizzata è quella del crocefisso appeso alla parete: "Il problema non è il crocefisso, è innanzitutto il chiodo che lo sostiene. Non parlarne e far finta che non esista è il modo per perpetuare la sua esistenza. E in secondo luogo il vero problema è la parete stessa: se appartiene a tutti, perché deve essere monopolizzata dal culto di una sola parte della cittadinanza?" Vuilleumier presenta l'esempio di Imola, città dove gli oneri di urbanizzazione per gli edifici di culto sono stati recentemente azzerati anche grazie, sostiene, alla sua azione sul consiglio comunale. "Ma è stata una battaglia difficile: soprattutto per la strenua resistenza di alcuni consiglieri, scelti e sostenuti dalla parrocchia di Imola".

L'interesse del pubblico si concentra infine sull'ora di religione nelle scuole, da quelle elementari alle superiori comprese: un tema di interesse per l'Uaar, che ha già lanciato tra le sue campagne quella del Posso scegliere da grande? che si batte a favore dell'ora alternativa, ispirandosi all'inglese Please Don't Label Me. "Le scuole sono proprietà pubblica, secondo noi quindi non possono diventare bandiera di una parte di società". La serata si conclude ricordando come, soprattutto in ambito politico, "non si può parlare di diritti civili senza voler abolire i privilegi", conclude Vuilleumier. "Questa battaglia è sostenuta già da alcuni movimenti e partiti, quindi crediamo sia il filone da seguire".

Silvia Panini