Rimini

Il debutto del Trc - Metromare, la "Tav della Romagna"

Parte il mezzo di trasporto che è costato 92 milioni di euro e infinite polemiche, soprattutto con Riccione: anteprima con stampa e studenti, poi dal 23 via al servizio

Il debutto del Trc - Metromare, la "Tav della Romagna"
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20/novembre/2019 - h. 17.32

RIMINI - Per polemiche, tema e - fatte le debite proporzioni - costi si potrebbe definire la Tav della Romagna. Coprire in venti minuti di trasporto pubblico Rimini-Riccione sembrava un affare forse meno complicato alla fine degli anni Novanta, quando l'ingegner Luigi Napoli coordinò il team che avrebbe depositato il progetto del Trc, quello che oggi si chiama Metromare. Il percorso trasporto rapido costiero che debutta domani, 21 novembre, (per stampa e studenti) e inaugura ufficialmente sabato 23 novembre per tutta la cittadinanza è invece stato molto più tortuoso di quanto si pensi. Prima fu battaglia tra enti locali e Stato, poi tra Rimini e Riccione, con comitati, esperti e un insieme di soggetti a discutere di quello che improvvisamente, per molti era diventata un'opera inutile.

Costato 92 milioni di euro, il Trc ha comportato 151 decreti d'esproprio che hanno interessato 680 proprietari (14 sono ancora in causa per l'indennizzo). Inserito come opera strategica nel Cipe nel 2001, finanziato sulla carta nel 2006, in Romagna non videro un soldo fino al 2011. Così ci furono diverse  diverse battaglie con il Ministero da parte degli enti locali. Non una questione da poco, se si considera che a conti fatti il Metromare è stato pagato al 60 per cento dallo Stato. Quando finalmente i soldi sono arrivati e il Trc è stato cantierato - era il 2012 - si è aperto l'altro fronte: quello di chi vedeva nell'opera soprattutto uno sfregio del territorio. Così il cantiere è proseguito tra proteste,ricorsi al Tar e blitz in piena regola.

Ma non è tutto: nel frattempo Riccione aveva cambiato idea. Si dirà che ha contribuito molto l'elezione della sindaca Renata Tosi, ma sarebbe troppo semplicistico. Già nel 2013, a marzo (quindi un anno prima dell'arrivo di Tosi in municipio nella Perla), il capo di gabinetto in un'intervista  ipotizzava di rivedere le proprie priorità. Ne nacque una riflessione che ricorda proprio quella a cui si assiste oggi sulla Tav: quanto sarebbe costato fermare i lavori allora? La stima fatta fu di 51 milioni di euro. Il 2014 è l'anno del progetto alternativo presentato dal Comune di Riccione e dalla sindaca Tosi, da sempre molto critica sull'opera. Non è stata sola, del resto. Il Movimento 5 Stelle, da poco nato e sulla cresta dll'onda, le ha provate tutte per fermare l'opera, proponendo un referendum e cominciando una raccolta firme per quello che riteneva un'opera “inutile e costosissima”. Anche qui, c'è qualcosa che suona familiare con il dibattito sulla Torino-Lione.

I lavori sono comunque continuati, registrando critiche per così dire sorprendenti arrivate ad esempio dagli industriali riminesi o dall'ex ad delle Ferrovie, il riminese Mario Moretti, che ha stroncato senza mezzi termini l'opera durante una visita a Riccione: “Non capisco perché sia stata fatta", ha detto in sintesi davanti al sindaco Andrea Gnassi. Chi critica l'opera la giudica - in sostanza - troppo lontana dai luoghi turistici (lungomare e alberghi), specie a Riccione. I sostenitori vedono invece un modo di collegare in modo veloce le due località principali della Romagna (23 minuti, 15 fermate) diventando uno snodo logistico fondamentale. Il nodo sta forse qui: capire se il Metromare debba essere vista come un'opera in primis logistica o turistica. 

L'ultimo problema si è registrato sulla consegna dei mezzi: la ditta che avrebbe dovuto costruire i filobus è in ritardo, così per i primi mesi il servizio sarà svolto su gomma, con otto bus. Una partenza a metà insomma, ma pur sempre una partenza. Se poi sarà un successo, possiamo starne certi, sarà oggetto di discussione anche nei prossimi anni. (A.M.)