Forlì

«Il Comune ha bloccato un progetto contro le discriminazioni di genere»

Le associazioni attaccano: «Bloccato perché secondo l'amministrazione non era in linea con il modello della famiglia tradizionale del programma elettorale»

«Il Comune ha bloccato un progetto contro le discriminazioni di genere»

Il municipio di Forlì

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23/novembre/2019 - h. 16.20

La giunta di Forlì avrebbe bloccato un progetto contro le prevericazioni legate al genere e all'orientamento sessuale. A scriverlo è l'associazione "Un secco no" che da quattro anni nel territorio di Forlì e ha realizzato molteplici iniziative in collaborazione con l'associazione culturale Delfi, promotrice del servizio "integrAzione", una rete di professionisti che svolge opera di formazione contro le discriminazioni di genere e per orientamento sessuale anche in collaborazione con Enti e Comuni del territorio. Nel dicembre del 2018 - spiega l'associazione - il Comune di Forlì (ai tempi governato dal centrosinistra) "ci ha invitato ad aderire al progetto che stava predisponendo in risposta al Bando della Regione Emilia-Romagna per attività rivolte alla promozione e al conseguimento delle pari opportunità e al contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere, redigendo delle proposte di attività per l'anno 2019. Il progetto, che si avvaleva della collaborazione anche di altre sette realtà del territorio, è stato approvato dalla Regione Emilia Romagna e, successivamente, dal Comune di Forlì con delibera di Giunta n.141 del 16 aprile 2019". 

L'attività formativa, dal titolo "Prevenzione e contrasto alle violazioni dei diritti umani e alle diverse forme di prevaricazione legate al genere e all'orientamento sessuale", prevedeva una formazione psicologica e giuridica agli operatori del Comune di Forlì e delle associazioni interessate su queste tematiche. Dopo un incontro, a inizio ottobre, in cui il Comune sembrava intenzionato a confermare il progetto, il 28 ottobre una secca comunicazione dell'amministrazione bloccava il tutto. Secondo quanto riposta l'associazione, la giunta ha ritenuto di non autorizzare il progetto  "perché questa amministrazione aderisce, in coerenza con il programma elettorale, ad un modello di famiglia tradizionale".

Una motivazione "laconica e quanto meno sconcertante" che liquida - si legge nella nota -  "gli sforzi di una rete di associazioni e servizi del territorio nell'imminenza della realizzazione delle attività proposte, arrivando al punto di ostacolarle, e facendo perdere fondi regionali già assegnati. Ci chiediamo dunque in che modo contrastare le discriminazioni possa turbare un modello familiare. Ci chiediamo inoltre come una delibera comunale possa essere disattesa senza un atto di eguale valore, trattando decisioni che meritano una motivazione nei confronti della cittadinanza.A questo proposito solleciteremo una verifica alla regione Emilia-Romagna per capire se e quando ci siano state comunicazioni da parte del Comune di Forlì per la rimodulazione del progetto". L'associazione parla di una deriva "anacronistica e discriminatoria operata dagli amministratori di Forlì, che dovrebbero al contrario promuovere l'inclusione sociale e una cultura del rispetto e della valorizzazione delle diversità". Il comunicato stampa è firmato da associazioni femministe e altre del mondo della sinistra progressista oltre che dalla Cgil, l'Arci, la Uaar, l'Anpi e l'Unione donne italiane. 

La replica del Comune di Forlì

L'assessore alle Pari Opportunità Andrea Cintorino replica in un post su Facebook: «Cara associazione "Un Secco No", la trasparenza e la chiarezza sopra tutto. Questa Giunta è in prima fila nella lotta contro la violenza di genere e contro gli abusi sui bambini e su soggetti deboli. Noi pensiamo che il modello famigliare con padre, madre e figli sia una verità antropologica e non uno ‘stereotipo’ e non condividiamo le teorie relativiste. E’ evidente anche che nulla nel nostro programma e nelle nostre decisioni contrasta con l’articolo 3 della Costituzione, né con l’inclusione sociale. Ed è falso che la Giunta impedisca l’attività di questa associazione o abbia bloccato i finanziamenti regionali. Queste bugie, tuttavia, la dicono lunga sull’ideologismo strumentale che muove le associazioni firmatarie dell’appello».