Rimini

"Draconis", la storia del drago di Rimini diventa un docufilm, uscirà nel 2020

Nel 1300 si parlava di una creatura che terrorizzava gli abitanti. Una vicenda tra leggenda e realtà che coinvolge anche i Malatesta: il regista Marco Gentili ci racconta come ha lavorato sul mito

"Draconis", la storia del drago di Rimini diventa un docufilm, uscirà nel 2020
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27/dicembre/2019 - h. 14.15

RIMINI - Una storia rimasta sopita per secoli torna alla luce: uscirà nel 2020 il film Draconis del regista riminese Marco Gentili, che si propone di portare al grande pubblico la vera storia della creatura che nel 1300 abitava la foresta di Belvedere nel Riminese e nella quale addirittura la famiglia Malatesta è coinvolta. 

“Il nostro obiettivo è quello di portare in auge la verità accademica di questa vicenda, per questo la forma utilizzata è un docufilm” spiega il regista. “Non volevamo cadere nell’occultismo, ma occuparci dello scientifico: abbiamo collaborato con scienziati come il criptozoologo Lorenzo Rossi e con numerosi storici, basando la nostra ricerca accademica sull’opera di Oreste Delucca Il Drago di Belvedere a Rimini.”

Essendo girato interamente in Romagna, il film permette di valorizzare il territorio locale: a questo proposito, Gentili ricorda il prezioso contributo dell’unione dei comuni di Alta Valmarecchia e Alta Valconca, che hanno sostenuto il progetto e la sua realizzazione.  “Credo che la figura del drago riesca ad unire le persone: anche chi non ha mai letto un libro sa che aspetto esso abbia, inoltre è un elemento comune ad ogni continente, sebbene con significati differenti. In Asia ad esempio il dragone è la raffigurazione positiva dell’imperatore, mentre per noi è una creatura minacciosa.”

Draconis nasce per svelare storie alla base della nostra cultura locale e che riguardano territori che abitiamo ancora oggi, ma che sono rimaste nascoste fino ad ora. Intorno all’anno 1000, infatti, il territorio che oggi è compreso fra la collina di San Martino Monte l’Abate e il corso del torrente Ausa era coperto da fitte boscaglie chiamate “le selve di Belverde” che ospitavano una cella religiosa dedicata a Santa Maria di Belvedere. Nel 1333 l’esercito dei Malatesta, arrivato nella regione per conquistarla al Legato Pontificio, parlava di una bestia minacciosa che si aggirava nella foresta e terrorizzava la popolazione, tanto che “più nessuno osava aggirarsi in quella selva”. Grazie alla provvidenza divina, gli abitanti del luogo riuscirono ad avere la meglio sul drago, le cui ossa rimasero poi esposte nella cella di Santa Maria fino ai bombardamenti sulla linea Gotica al termine della seconda guerra mondiale. Secondo Gentili, questo fatto permetteva momenti di raccolta attorno al mito e alle ossa stesse, che come già ricordato creavano unione e vicinanza tra gli abitanti.

Grazie alle sue collaborazioni con aziende note quali Sky, il giovane regista è riuscito ad esplorare il mondo delle leggende e del mito partendo dall’estero: “Ho collaborato ad una serie tv in Irlanda, nota patria dei folletti: ebbene, sapete che l’Italia è ben più ricca di leggende e miti di tanti altri paesi? Ad esempio, in Romagna esiste il mito del Mazapégul, folletto dispettoso che abita i nostri territori, soprattutto quelli forlivesi. In tutta Italia esistono ben 110 leggende di draghi: dalla creatura che abitava il Maschio Angioino a Napoli alla vicina Bologna” spiega Gentili. 

Il regista anticipa che a febbraio 2020 inizieranno i lavori per una serie a tema stregoneria in Romagna: “Quello che ritengo fondamentale è restituire valore a storie che oggi restano invece sopite: non ce ne accorgiamo, ma in Italia siamo ricchi di folklore che rimane nascosto. Se lo sfruttassimo e sapessimo valorizzarlo come fanno in tanti paesi europei, per non parlare di Asia e America Latina, il nostro non sarebbe uno dei pochi progetti esistenti a questo tema”. 

Gentile conclude: “Quando sono venuto a conoscenza di questo racconto, mi sono quasi commosso. E ho pensato: chissà quante altri ce ne possono essere, e non li conosciamo.” Almeno, non ancora.

Siliva Panini