Elezioni regionali 2020

Il centrodestra chiude la campagna elettorale e Ravenna

Sul palco in piazza del Popolo i principali leader nazionali: Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. “Se vinciamo Vittorio Sgarbi sarà assessore alla cultura"

Il centrodestra chiude la campagna elettorale e Ravenna
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24/gennaio/2020 - h. 18.39

Inizia con l'inno italiano l'ultimo comizio a Ravenna. Sul palco tutti i leader di centrodestra: Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, quest'ultimo per la prima volta a Ravenna in occasione di un comizio politico. Ad aprire il comizio è Mimma Spinelli, sindaca di Coriano, che ha elogiato Lucia Borgonzoni: «Sarà la prima presidente del cambiamento, ha dato molto spazio a noi sindaci durante la cmpagna elettorale». Piazza del Popolo è gremita: è la prima volta che il centrodestra organizza una manifestazione elettorale di livello sostanzialmente nazionale a Ravenna.  «Sento profumo di vittoria», ha detto il governatore della Liguria Giovanni Toti. «La nostra regione assomigliava molto all'Emilia-Romagna. Stop al pensiero unico con la doppia morale, merita di andare a casa». 

Matteo Salvini è il primo dei tre leader nazionali a parlare, l'entusiasmo dei sostenitori è alle stelle quando il segretario della Lega Romagna chiama a parlare “il nostro capitano". Immancabile il riferimento al caso Bibbiano poi Salvini chiede "una Regione vicina alle imprese" dove lavora "non chi ha la giusta tessera di partito ma chi è bravo". L'ex ministro dell'Interno dice di "aver avuto l'onore di stringere la mano a sindacalisti, ex consiglieri del Pd e segretari di Rifondazione" che ritentono "il Pd il partito della casta". L'impegno "è di esserci costantemente anche dopo il voto". Secondo Salvini Borgonzoni sarebbe "in netto vantaggio" ma "per stravincere bisogna convincere gli indecisi". 

Giorgia Meloni entra sorridente, un po' infreddolita, accolta da un "Gior-gia Gior-gia" che testimonia la sua ascesa all'interno del centrodestra. "Siamo di fronte ad un crocevia della storia. Dal vostro voto dipende il futuro di una regione che può avere molto di più. L'Emilia-Romagna è una locomotiva ma non lo è grazie al Pd, lo è nonostante il Pd. Lo sanno benissimo anche loro". Meloni sostiene che "Bonaccini se ne inventa una al giorno, avessimo un'altra settimana direbbe che vi viene a prendere lui la mattina per portarvi al lavoro". Stoccata alle sardine: "Movimento che nasce con la pretesa di cambiare il linguaggio d'odio ma che passa la giornata a pensare chi non la pensa come loro". La leader di Fratelli d'Italia si cita: "Io sono Giorgia, lo sanno tutti, sono una madre, sono cristiana e sono pronta a governare il paese con Matteo Salvini e Silvio Berlusconi". Non nasconde, insomma, l'obiettivo grosso: la caduta del governo. 

Silvio Berlusconi non sembra aver perso il vecchio smalto del "grande combattente" come lo chiama sul palco Morrone. "Non c'è nessuna organizzazione umana in cui sia sano che governino le stesse persone per un tempo così lungo". Per Berlusconi "cambierà la vita di molti di voi. Ho conosciuto molti imprenditori e professionisti che mi hanno detto quanto sia impossibile svolgere il proprio lavoro senza essere parte di un sistema di potere. Questo cambierà nel governo della vostra regione in una direzione positiva". La scelta del presidente "spettava alla Lega" e "quando abbiamo saputo che spettava ad una donna ne siamo stati felici. Non c'è niente di più falso nel dire che noi siamo contro le donne. Per quanto riguarda Forza Italia abbiamo una donna alla presidenza del Senato, nel centrodestra una donna è leader di uno dei tre partiti della coalizione". Lucia Borgonzoni "ha le qualità e le capacità di scegliere gli uomini e le donne migliori dai quali farsi affiancare. Forza Italia ha dei candidati molto importanti e il nostro amico Vittorio Sgarbi sarà un grandissimo assessore ai Beni Culturali". Mentre dice queste parole, Sgarbi affianca Berlusconi sul palco, acclamato dal pubblico. Il leader di FI è convinto che, in caso di sconfitta, il governo sarebbe praticamente costretto a dare le dimissioni.

Chiude naturalmente Lucia Borgonzoni, con poca voce anche a causa dei "tanti comizi". La candidata "ricorda che la Cassa Integrazione in un anno è aumentata del 270 per cento" e "a fronte di cooperative che lavorano bene ce ne sono altre che hanno lucrato sui lavoratori". Inoltre "prima abbasseremo poi taglieremo l'Irpef regionale, lo fanno in Veneto e lo possiamo fare anche noi". Sicurezza: "In questa Regione non esiste questo concetto, non vengono stanziati fondi per telecamere dedicati ai Comuni e rifaremo la commissione di inchiesta su Bibbiano". Stop "alle microaree dedicate ai nomadi". Con questa squadra "andiamo a prenderci il paese", chiude Borgonzoni con l'ultimo filo di voce rimastole.