Romagna

Ampie gelate nella notte: frutteti danneggiati in tutta la Romagna

Coldiretti: " Una tragica gelata tardiva si somma ai danni che il Coronavirus sta provocando a livello economico"

Ampie gelate nella notte: frutteti danneggiati in tutta la Romagna
| Altro
N. Commenti 0

24/marzo/2020 - h. 16.49

Dai 20 gradi di appena due giorni fa ai -5 di questa notte, la punta minima toccata dalla colonnina di mercurio che nell'intera provincia di Ravenna è scesa sotto lo zero dalle 9 di ieri sera alle 7 di questa mattina. Un tempo lunghissimo, un tempo che si è rivelato fatale per le drupacee già in fiore, letteralmente bruciate da questo improvviso abbassamento delle temperature. Le gelate estese dalla collina alla pianura hanno provocato danni pesantissimi agli alberi da frutto, in grande anticipo per effetto di un inverno bollente. Dal monitoraggio avviato da Coldiretti Ravenna emerge un quadro a dir poco sconfortante: azzerata la produzione di kiwi giallo, danni ingenti, attorno al 50% della potenziale produzione, per il kiwi verde, stessa sorte per gli albicocchi, in particolare nella zona pedecollinare dove la recente siccità in fase di fioritura ne aveva già compromesso la capacità produttiva.

E meglio non è andata alle altre piante da frutto: “Tra i filari di pesco, susini, pere e mele – afferma il Direttore di Coldiretti Ravenna Assuero Zampini - le gemme pronte sono state intrappolate dal ghiaccio e bruciate dal freddo mentre gravi danni si contano anche per le orticole, in primis per le primizie di stagione, dalle bietole alle cicorie fino ai piselli”. E la perturbazione giunta dall’Europa sud orientale, arrivata in provincia al termine di un inverno che si è classificato in Italia come il secondo più caldo dal 1800 a livello climatologico facendo registrare una temperatura addirittura superiore di 2,03 gradi rispetto alla media di riferimento, potrebbe non dare tregua. Nei prossimi due giorni, infatti, è attesa addirittura la neve a quote basse. Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con costi per oltre 14 miliardi di euro a livello nazionale in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.“

Abbiamo già attivato le procedure finalizzate alla richiesta dello stato di calamità – afferma il Presidente Nicola Dalmonte invitando i propri soci a segnalare i danni rilevati, anche con documentazione fotografica – purtroppo, aggiunge, questa tragica gelata tardiva si somma ai danni che il Coronavirus sta provocando a livello economico, in particolare alle aziende agrituristiche, florovivaistiche e a tutte le imprese che esportano le nostre eccellenze agroalimentare nel mondo. In questa situazione emergenziale – conclude – apprezziamo l'intervento tempestivo dell'Assessore regionale all'Agricoltura Mammi che tramite il proprio assessorato ha attivato una procedura semplificata on line per la segnalazione dei danni”.

Anche la Cia, l'altra associazione degli agricoltori, segnala molti danni. "La gelata della nottata del 24 marzo ha certamente colpito gli impianti delle nostre produzioni: albicocche, ciliegie, pesche, mele, kiwi, cereali, orticole. Stando alle previsioni, si aspettano ancora alcune notti molto critiche sull'intero territorio romagnolo". Gli agricoltori cercano di difendere il loro lavoro e le produzioni con vari strumenti: da quelli antibrina alle assicurazioni. Purtroppo i mezzi di difesa non si possono applicare a tutte le colture con convenienza e a volte servono solo per limitare i danni – spiega Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna - Ad esempio, un’antibrina nei peschi, per il reddito che danno, è impensabile e stanotte di pesche temo ne siano rimaste poche”.

Sempre più sotto stress, di nuovo verifiche per cercare di capire quali conseguenze ci saranno sulle colture e sull’economia, non solo delle imprese agricole. Alcuni agricoltori, dopo questa pesante gelata ed avendo eseguito le prime visite in campo nella mattinata del 24 marzo, temono di non poter neppure raccogliere albicocche e pesche quest’anno. Per avere la certezza del danno e della sua profondità è necessario attendere alcuni giorni, ma le previsioni non promettono bene.