Rimini

Coronavirus, ecco quanto ha inciso sulla mortalità in provincia di Rimini

A Cattolica e Riccione raddoppiati i morti a marzo. A Misano Adriatico addirittura triplicati

Coronavirus, ecco quanto ha inciso sulla mortalità in provincia di Rimini
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05/maggio/2020 - h. 09.59

RIMINI - A Cattolica la mortalità di marzo è stata superiore del 119,5% rispetto alla media 2015-2019 dello stesso mese. A Rimini l'aumento è stato del 61,3%: si passa da 136 decessi a 220, con una mortalità in crescita del 61,3%. La crescita però percentualmente più alta si nota a Misano: nei cinque anni precedenti a marzo sono morte in media otto persone. Nel 2020 i decessi registrati sono stati 27, con una crescita del 237,5%. Il triplo. A Riccione invece il dato è “solo” raddoppiato: da 31,8 a 64 morti a marzo. Nel grafico in alto, si può esservare la differeza tra i vari Comuni. 

Il rapporto Istat pubblicato il 4 maggio è il più completo uscito sinora. I dati arrivano fino alla metà di aprile. Anche lo scorso mese le percentuali di crescita, almeno nelle prime due settimane di aprile, sono state sostenute rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A Coriano ad esempio in due settimane sono morte 7 persone. La media del periodo era 1,6. A Rimini l'aumento è stato più contenuto (+36,1) ma si parla comunque di una ventina di decessi in più. Dato che anche nella seconda metà di aprile nel riminese si è assistito ad un numero considerevole di decessi per Covid, si può pensare che anche aprile possa avere un sovrannumero drammatico di morti rispetto alla norma. 

Gli unici in cui nel marzo 2020 sono morte meno persone rispetto alla media sono Gemmano, Novafeltria e Santarcangelo di Romagna. In questi ultimi due comuni però, il coronavirus potrebbe avere colpito prima: osservando infatti l'andamento dei quattro mesi, si nota come a Novafeltria l'eccedenza di morti di febbraio 2020 sia del 77,4% (11 morti contro 6,2 nei cinque anni precedenti). Stessa cosa a Santarcangelo: 14,6 morti di media contro i 22 di quest'anno (+50%). 

A cosa serve lo studio

Secondo quanto ossera l'Istat, lo scostamento della mortalità sui comuni rilevati (come si osserva non ci sono tutti, l'Istat non ha ancora completato il database) nel perioro 20 febbraio - 31 marzo, rispetto allo scorso anno, è del 68%. Nel 2020 sono morte in questo periodo 577 contro le 368 registrati in media nei cinque anni precedenti. I morti per Covid sono stati 134 che porta il totale a 502. Anche gli altri 55 decessi in sovrannumero sono però - secondo l'Istat - correlati al coronavirus. Proprio a questo serve lo studio: a capire quanto abbia inciso in effetti la malattia, al di là dei morti positivi al tampone.

Questa la spiegazione dell'Istat e dell'Iss, valida a livello nazionale così come a livello locale: "Considerando il periodo 20 febbraio-31 marzo, si osserva a livello medio nazionale una crescita dei decessi per il complesso delle cause del 38,7%: da 65.592 a 90.946, rispetto allo stesso periodo della media del quinquennio 2015-2019 (Tabella 2). L’eccesso dei decessi è di 25.354 unità, di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati segnalati alla sorveglianza Covid-19 (13.710). Esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per i quali possiamo, con i dati oggi a disposizione, solo ipotizzare tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (nei casi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni possibile conseguenza della malattia scatenata dal virus in persone non testate come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza), ed infine una mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero nelle aree maggiormente affette".