Rimini

Compravano auto con assegni falsi, poi le rivendevano. Quattro arresti

Operazione “Supercar”: sono 40 le truffe su cui hanno indagato i carabinieri per un totale di 600mila euro. Una quinta persona sottoposto all'obbligo di presentazione in caserma

Compravano auto con assegni falsi, poi le rivendevano. Quattro arresti
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21/maggio/2020 - h. 12.12

RIMINI - Quattro persono sono state arrestate dai carabinieri di Rimini che hanno dato esecuzione di ordinanza di misure cautelari personali emessa dal Gip di Rimini. Le persone arrestate sono un 37enne e un 62enne, entrambi romagnoli, un 45enne pugliese e un 46enne romeno. Un quinto suggetto, un 53enne libanese, è stato sottoposto all’obbligo di presentazione negli uffici dipolizia giudiziaria.  Gli indagati, tutti gravati da precedenti di polizia, sono ritenuti responsabili del reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di truffa. L’attività di indagine, svolta dal mese di agosto 2019 al mese di febbraio scorso, ha consentito di documentare 40 episodi di truffa, con un danno patrimoniale per le vittime stimato in circa 600.000 euro. A coordinarla il pm Luca Bertuzzi. Le indagini sono state svolte dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Rimini. 

Il "modus operandi"

Secondo le indagini, i cinque costituivano un sodalizio criminale dedito alle truffe nel commercio di autovetture usate di fascia medio/alta. Tutto è partito da una quererla presentata nel mese di agosto. L'indagine ha permesso di raccogliere importanti elementi accusatori che hanno dimostrato come il sodalizio criminale, con base nella città malatestiana, di fatto operasse sull’intero territorio nazionale. Il modus operandi prescelto degli indagati, che prevedeva il pagamento dei veicoli con assegni falsi, l’intestazione dei mezzi ad alcuni soggetti italiani, membri anch’essi dell’associazione ma con ruoli marginali, e la successiva immediata esportazione all’esterno al fine di venderli in Paesi stranieri così da rendere particolarmente difficoltosa, se non impossibile, l’eventuale attività di rintraccio da parte delle vittime nel momento in cui si rendevano conto di essere state raggirate. 

L’illecita attività partiva con l’iniziale individuazione delle potenziali vittime le quali venivano adescate tra coloro che avevano intenzione di vendere la propria auto. La scelta della vittima avveniva consultando gli annunci di numerosi siti di compravendita on-line, selezionando gli annunci di potenziale interesse e contattando il venditore al fine di “tastarne il polso” e comprendere se fosse una “facile preda”. Una volta che la vittima veniva scelta dal promotore ed organizzatore dell’associazione sulla scorta di una presunta maggiore ingenuità captata nel corso di diversi contatti telefonici, subentrava un altro membro dell’associazione il quale, presentandosi come un rivenditore di auto, contrattava la compravendita del veicolo ed incontrava personalmente la vittima. 

Raggiunto l’accordo, gli indagati effettuavano il passaggio di proprietà presso una agenzia di pratiche auto, solitamente nel luogo di residenza della vittima, pagando quanto concordato mediante l’utilizzo di assegni sì falsi, ma di ottima fattura.  Secondo i carabinieri, per eludere l’immediata verifica relativa alla genuinità e copertura del titolo di credito, erano soliti effettuare tale operazione nel pomeriggio del venerdì poiché, essendo gli istituti di credito chiusi nel fine settimana, l’ignaro venditore non aveva modo di accorgersi della rruffa non prima del lunedì successivo. In tale lasso di tempo il veicolo, ormai nelle mani dell’organizzazione, veniva immediatamente portato all’estero da altri membri del sodalizio criminale, pronto per esser immesso sul quel mercato.

Quaranta le truffe di cui i cinque sono accusati, per un totale di 600mila euro di danno patrimoniale.  Uno degli odierni arrestati dovrà altresì rispondere del reato di tentata estorsione poiché, dopo aver portato a conclusione una compraventia illecita, non riuscendo ad esportare immediatamente il veicolo in questione, ha ricontattato la vittima chiedendogli il pagamento della somma di 800 euro in contanti al fine di rientrare in possesso del proprio bene. Il gip ha emesso il provvedimento cautelare che è stato eseguito nella giornata di ieri. Sono in corso le ricerche dei veicoli oggetto di truffa che saranno sottoposti a sequestro per la successiva restituzione ai legittimi proprietari.