Pandemia

Gli psicologi Ausl: "Così abbiamo aiutato medici, infermieri e cittadini durante il lockdown"

La responsabile del servizio: "All’inizio chiedevano soprattutto informazioni o un supporto alle emozioni di ansia più comuni, mentre ora i contatti sono inferiori ma i disagi più significativi"

Gli psicologi Ausl: "Così abbiamo aiutato medici, infermieri e cittadini durante il lockdown"
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25/maggio/2020 - h. 20.44

La pandemia lascerà segni sulla salute psicologica di tutti gli italiani, sia di chi è costretto allo “smart working” sia di coloro che hanno dovuto abbassare la saracinesca, ma soprattutto di chi in questi mesi non ha mai cessato di lavorare: il personale ospedaliero, i medici e gli infermieri, che rischiano l’implosione. La causa non è solo della mole di lavoro enorme e improvvisa ma anche del fatto che siamo di fronte ad una malattia nuova: “Nessuno sapeva come fronteggiarla, non solo a livello di farmaci ma di cura a tutto tondo. È ben diverso occuparsi di un paziente potendo instaurare un rapporto anche con la sua famiglia e invece, come accade ora, dover mantenere le distanze”. A spiegarci la situazione è la dottoressa Rachele Nanni, responsabile di un progetto firmato Ausl Romagna che mira a tutta la popolazione romagnola: il supporto psicologico telefonico. Consiste di tre i numeri di telefono a disposizione della cittadinanza (uno per provincia) ma anche di uno specifico per gli operatori sanitari e di una mail dedicata a chi sta vivendo in prima persona un ricovero o la quarantena perché malato. 

A livello degli operatori socio-sanitari, lo scopo è di creare una rete capillare per fronteggiare la “sofferenza destabilizzante” di chi lavora con i pazienti a tutti i livelli del ricovero e dell’assistenza. Nella fase iniziale del supporto, gli psicologi dell’Ausl hanno deciso di focalizzarsi sul contenimento e la gestione delle emozioni legate allo stress. “Cerchiamo di contenere le reazioni e di aiutare la persona a tirare fuori strategie che già possiede per fronteggiare situazioni difficili”, spiega Nanni. Diversi sono i passaggi successivi: se da una parte c’è chi sviluppa capacità ottimali e riesce a tornare operativo, altri possono avere necessità di un supporto un po’ più prolungato. In questa seconda fase si punta perciò a modalità psicoeducative di gruppo In questa seconda fase si punta perciò a modalità psicoeducative anche di gruppo che offrano “occasioni di confronto nel quale elaborare strategie comuni con cui affrontare il futuro”. Perché, nonostante si tenda a dimenticarlo in questi giorni di sole e di passeggiate al parco, il Covid-19 continuerà ad essere parte della nostra quotidianità ancora per parecchio tempo. 

L’intervento di supporto per i cittadini è stato più immediato, cominciando già dal 15 marzo: a partire da quella data, in Romagna 1800 persone sono state contattate o hanno attivamente telefonato ai numeri dell’Ausl. “All’inizio chiedevano soprattutto informazioni o un supporto alle emozioni di ansia più comuni, mentre ora i contatti sono inferiori ma i disagi più significativi, come quelli di persone che permangono positive al virus da molte settimane e costrette a casa da mesi”. Lo spettro di situazioni è variegato: Nanni sottolinea come sia “molto diverso vivere la quarantena in una casa con giardino rispetto ad un monolocale, oppure in famiglia piuttosto che soli, in condizioni di salute oppure di pregressa malattia o disabilità. Tutti fattori di possibile vulnerabilità che condizionano anche la ripresa. E non tutti hanno rapporti positivi con i parenti” come dimostra l’aumento di contatti ricevuti dai centri antiviolenza locali e nazionali. 

La maggior parte delle telefonate ricevute dagli psicologi Ausl sono state effettuate da donne, soprattutto tra i 50 e i 70 anni, ma l’età di chi richiede supporto spazia tra i 25 e gli 80 anni. Nessun contatto diretto da bambini e ragazzi, ma qualcuno da parte di genitori che segnalavano condizioni di preoccupazione o disagio. Anche in questo ambito le situazioni ed i vissuti sono molto diversi fra loro: “È difficile essere lavoratore in smart working, animatore, amico, genitore e cuoco nelle 24 ore di una giornata - commenta Nanni – ma dall’altra parte abbiamo anche parlato con persone che erano felici di avere tempo da dedicare ai figli e alla casa, anzi erano spaventate dal ritorno alla routine di sempre”.  

Essendo un servizio pubblico, la cooperazione con gli specialisti del territorio permette la massima copertura dei casi bisognosi: “Garantiamo 4 contatti telefonici a chi ci chiama, ma siamo sempre pronti a rimandare a medici e psicologi locali per interventi più mirati che necessitano di approcci specialistici” spiega la psicologa. “In alcuni casi sono gli stessi medici di base a segnalarci casi da contattare perché in situazioni difficili: in questi casi siamo noi a contattare i diretti interessati”. 

Gli psicologi della Ausl sono a disposizione via telefono o mail e possono poi proseguire tramite videochiamate, nel caso di bisogno anche tramite contatti diretti; le modalità sono numerose. “Questi nuovi strumenti – continua Nanni – sono sicuramente utili e devono essere integrati alle modalità classiche di psicologia. Ci permettono di mantenere un legame anche in situazioni difficili: a volte è difficile per una persona disabile, malata o ritirata, o per chi accudisce un soggetto non autosufficiente, raggiungerci negli ambulatori. Questi nuovi strumenti possono aiutarci a motivare, monitorare e mantenere un contatto proficuo. Il cuore del lavoro psicologico tuttavia passa attraverso una comunicazione ricca e diretta, verbale e non verbale, all’interno della quale instaurare relazioni significative e di fiducia”. 

Abbiamo superato la fase 1 dell’emergenza, ma entriamo ora nella più delicata e complessa, non solo per l’economia ma anche per le singole persone: “La salute psicologica della popolazione è un fattore essenziale alla ripresa ed al buon funzionamento delle nostre comunità” conclude Nanni. Per questo il supporto dell’Ausl si rivela ora fondamentale nel sostenere le persone e aiutarle nell’affrontare la ripresa. “Anche se via telefonica, ci siamo”.