Forlì

L'Atlier della Danza ora produce mascherine. E vanno a ruba

Con il lockdown e l'annullamento di tanti spettacoli, l'azienda artigianale forlivese si è convertita alla realizzazione di dispositivi di protezione in cotone. La titolare: "Non serve disperarsi, bisogna rimboccarsi le maniche"

L'Atlier della Danza ora produce mascherine. E vanno a ruba
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28/maggio/2020 - h. 19.20

FORLì - Per ogni scuola di danza, i mesi di aprile e maggio significano solo una cosa: spettacoli di fine anno. Ma quando la pandemia costringe ogni tipo di evento ad essere posticipato, se non annullato, non sono solo i ballerini a fermarsi: anche tutte le attività nel mondo dello spettacolo rimangono bloccate. “Eravamo ad un bivio: restare con le mani in mano a compiangerci o trovare la forza di ricominciare, magari in maniera originale?” racconta emozionata Antonietta Giardini, che insieme alle due figlie Giorgia e Sofia Gatta dirige l’Atelier della Danza, un laboratorio artigianale di costumi e accessori per la danza conosciuto in tutta Europa. La scelta al bivio è stata netta: “Ci siamo convertite alla produzione di mascherine personalizzate” che già spopolano in città, grazie al passaparola iniziale di amici e conoscenti e alla rete.

Le mascherine sono tutte reversibili e lavabili, disponibili in diverse misure per adattarsi al volto di tutti e a richiesta anche con tasca interna in modo da inserire un filtro per l’aria. La cosa che attira di più, pare, è la possibilità di personalizzare la mascherina con un logo. “All’inizio erano soprattutto le scuole di danza, nostre clienti abituali, a chiederci di applicare il loro nome sulla stoffa. Adesso ci chiamano anche alcune aziende per realizzare un prodotto brandizzato per i propri dipendenti” – come se fosse una nuova moda. Grazie alla pubblicità gratuita di conoscenti e amici, ora le mascherine vanno a ruba. 

Se prima i prodotti dell’Atelier erano sotto i riflettori reali del palcoscenico, ora “molte persone notano le nostre mascherine sul volto di un passante, al supermercato o per strada. È una grande soddisfazione” commenta la proprietaria. Giocano un ruolo fondamentale anche i materiali usati: “Cento per cento cotone, ci teniamo alla qualità” anche se questo significa perdere in guadagno. “Abbiamo ricevuto proposte da parte di produttori di mascherine chirurgiche, ma a che condizioni! È impossibile produrre dispositivi che devono costare 50 centesimi, non ci si ricava lo stipendio - spiega - così abbiamo rifiutato e optato per qualcosa che ci rispecchiasse di più”. 

L’attività compie adesso 18 anni: partita nel piccolo, letteralmente dal garage di casa, si è poi allargata ad una vera azienda a conduzione famigliare, con una dipendente esterna “perché nei periodi come questo, normalmente, saremmo state al lavoro dalle 12 alle 16 ore al giorno per terminare le consegne in tempo” racconta Antonietta. Ora solo la madre e le due figlie hanno potuto continuare a lavorare: gli ampi spazi nel laboratorio e il fatto di appartenere allo stesso nucleo famigliare hanno permesso loro di recarsi in laboratorio, ma gli ordini delle scuole di danza sono tutti stati annullati. “Non lavoriamo come prima, ma crediamo sia inutile disperarsi. Non c’è soluzione se non quella di rimboccarsi le maniche e restare ottimiste. Noi lo siamo”. 

Silvia Panini