Forlì

Covid-19 e disabilità: “Riprendere le attività di socializzazione altrimenti perdiamo i progressi degli ultimi 50 anni”

Riaprono i centri diurni ed estivi per ospiti adulti con disabilità. “Regione e Comune ci sono vicini ma abbiamo urgenza di riaprire. Le famiglie hanno paura ma è necessario per non regredire”

Covid-19 e disabilità: “Riprendere le attività di socializzazione altrimenti perdiamo i progressi degli ultimi 50 anni”
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16/giugno/2020 - h. 17.33

FORLì - Riaperte le strutture per persone con disabilità: le linee guida sono state elaborate in collaborazione tra Giunta, enti locali, Anci, organizzazioni sindacali e federazioni regionali delle associazioni attive per i disabili e le loro famiglie, e sono state presentate e approvate in data 19 maggio. La prima parola d’ordine è gradualità: i turni verranno ridotti, differenziati in spazi interni più ampi per rispettare le distanze di sicurezza, e a quelli nei centri verranno affiancati incontri virtuali o a domicilio, creando programmi personalizzati a seconda dei casi. 

Eppure ricominciare non è così semplice ed automatico come potrebbe sembrare. Data l’evidente fragilità di queste persone, infatti, “le famiglie hanno avuto molta paura. Durante il lockdown si sono mostrate reticenti circa la possibilità di contatto, benché seguissimo ogni misura necessaria alla sicurezza e l’igiene fosse già una priorità prima del Coronavirus” racconta Giuliana Gaspari, Presidente volontaria a Forlì presso l’Onlus ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) e Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH) in Emilia-Romagna. 

Il ruolo di ANFFAS in particolare è quello di sostenere sotto il profilo giuridico le famiglie di persone portatrici di handicap, aiutarle a conoscere i propri diritti e nell’inclusione sociale. “Prima del Covid-19 stavamo partendo con un progetto di autonomizzazione di alcuni nostri ospiti, che avrebbero vissuto in un appartamento da noi gestito alcune notti a settimana”. Ora l’attività è stata rimandata, ma questo ritardo potrebbe essere ben più di un semplice cambio di programma: “Gli adulti con disabilità sono estremamente abitudinari. A questo va aggiunta la preoccupazione per la loro salute: è fondata perché queste persone invecchiano più rapidamente del resto della popolazione”. Se quindi queste persone non torneranno ai ritmi e alle attività che seguivano prima, “perderanno rapidamente tutto quello che hanno acquisito negli anni precedenti, tra terapie psico-motorie e di socializzazione”. La posta in gioco è alta, per questo tutte le associazioni si stanno mobilitando per ripartire nonostante le incertezze. “Piano B? L’unica sarà intensificare i rapporti via telematica, ma la presenza fisica non può essere del tutto eliminata. È imprescindibile”. 

I dubbi riguardo al futuro non mancano neppure per chi si occupa di giovani: “Abbiamo la voglia di ripartire, ma ad oggi non ne abbiamo la certezza né disponiamo di precise misure su come eventualmente comportarci in autunno” spiega Michela Dall’Agata, che insieme ad Antonella Frangella si occupa dell’associazione forlivese Incontro Senza Barriere. Le loro attività sul territorio, presenti da 23 anni, vengono ospitate da palestre, oratori e dalla piscina comunale della città e si focalizzano sullo sport e la psicomotricità per ragazzi e adulti: dal nuoto alla danza, dal teatro alle uscite serali del mercoledì sera, il programma prima della pandemia era vasto, arrivando addirittura a portare i più sportivi a competizioni come la “Nuoto Senza Barriere” sostenuta anche dal Lions Club forlivese. “Tutte le attività sono state sospese a partire dal 1 marzo e non sono più ricominciate, perché come le altre associazioni sportive anche noi concludiamo il nostro calendario operativo a fine maggio”. Riguardo il futuro commenta anche Gaspari: “Non siamo un’azienda e non trattiamo con oggetti e materiali, ma con persone. È normale che ci siano incertezze riguardo il futuro, ma se non avessimo fiducia, cos’altro potremmo fare?”. 

Una prima parvenza di normalità verrà introdotta dai centri estivi organizzati da ANFFAS, in forma ridotta ma comunque presenti: è importante dare un segnale di presenza. “Avremo la possibilità di sfruttare gli spazi all’aperto, eventualmente trasferendoci all’interno della sede dell’associazione in via Ridolfi ed utilizzando pareti divisorie e ingressi separati, inoltre ridurremo il numero degli utenti a 3 per turno (uno nella mattina e uno nel pomeriggio)” spiega Gaspari. Il centro estivo può rivelarsi un grande supporto per i famigliari che hanno dovuto gestire situazioni difficili durante la pandemia, con i loro cari a casa ma senza i normali spazi e attività che permettono la vita di tutti. Il Covid-19 può colpire tutti, ma non allo stesso modo. 

Silvia Panini