Forlì

Centro storico: così i locali possono partire dopo il lockdown

Cosa è cambiato nei bar e nei ristoranti forlivesi? Dopo le difficoltà c'è qualche spiraglio di ottimismo. "Non c'è alternativa al futuro"

Centro storico: così i locali possono partire dopo il lockdown
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18/giugno/2020 - h. 16.07

FORLì - E’ ormai passato un mese dal via libera ufficiale ai bar e ristoranti italiani, chiusi durante il lockdown imposto dal dilagare del Covid-19; ad oggi, la situazione si mostra variegata per i locali forlivesi. Tutti hanno vissuto i primi momenti spiazzanti con incertezza e confusione: se inizialmente si prospettava un breve periodo di chiusura, “più passavano i giorni più ci accorgevamo che saremmo rimasti fermi ben più di qualche settimana”, confessano tutti i gestori. Le informazioni arrivavano a scatti e addirittura l’annuncio della chiusura “è arrivato da un giorno all’altro, come uno shock”. Anche riguardo la possibilità futura di nuove ondate, i titolari dei bar e ristoranti sono unanimi: “Non ce lo possiamo permettere non solo noi ma neanche lo Stato”, affermano.  Se inizio e fine sono stati vissuti allo stesso modo da tutti, la conversione di questi mesi e i progetti per il futuro differiscono invece a seconda delle caratteristiche dell’esercizio. 

Asporto e domicilio: c’è chi dice sì, c’è chi dice no

Il trend è stato quello di organizzarsi per le consegne a domicilio: dai caffè portati caldi sul portone d’ingresso fino al menù di Pasqua e Pasquetta, sono stati in molti ad ingegnarsi per restare attivi. Matteo Corvini, il titolare del noto bar e pasticceria Gustofino (viale Spazzoli), ricorda come “con mio fratello siamo arrivati a percorrere anche 300 km in un giorno per le consegne a casa. I weekend erano pieni di ordini”.

Ma non tutti si sono convertiti durante il lockdown. Ne è un esempio il Ca’ Leoni, centralissimo bar, forno, ristorante da pranzo e locale per aperitivo. “Oltre alla preoccupazione per la salute dei miei lavoratori, data la natura variegata di Ca’ Leoni il costo di restare attivi rispetto ai potenziali clienti sarebbe stato insostenibile. Focalizzarsi su una sola attività non ci avrebbe rispecchiati, perciò siamo rimasti chiusi” spiega il titolare Leslie Leoni. Questo non significa che i lavoratori siano rimasti inattivi, anzi: “Ci siamo occupati di tutti quei progetti che avevamo in sospeso. Abbiamo allestito una nuova sala, nominata la “Corte” di Ca’ Leoni ispirandoci ai cortili interni dei palazzi storici del centro. Avevamo moltissimi progetti per l’estate, tra cui quelli di virare sullo street food, ma non vi rivelo di più: non abbiamo annullato nulla, è solo stato posticipato alla prossima estate” specifica. 

Fuori dal centro 

Se c’è una cosa che Leslie Leoni può svelarci, però, è sicuramente l’impatto negativo della chiusura di scuole, università ed uffici in centro, i cui frequentatori erano i clienti principali dei locali nel cuore della città. Gli fa eco il titolare del Jump Luca Gardella. Tra la sede di Lingue e Scienze politiche e gli uffici della Regione, piazza Morgagni sulla quale si affaccia il bar pullulava di gente dalla mattina per la colazione, alla pausa pranzo, fino a sera. La situazione è molto diversa ora: “Facevamo almeno 50/60 coperti a pranzo, ora se arriviamo a 10 è tanto” commenta Gardella. La fortuna è quella di trovarsi su un’ampia piazza: il Comune ha concesso di raddoppiare lo spazio disponibile di fronte al locale, dal 5% in rapporto alla superficie interna al 10%. Anche Leoni potrà allargare il suo patio coperto, aggiungendo una dozzina di posti a quelli già esistenti. 

Ritorno alla normalità?

Com’è la situazione oggi, a un mese dalla riapertura ufficiale? Occorre innanzitutto precisare che non tutti i locali sono tornati a pieno regime dal 18 maggio. Gustofino aveva dimezzato i posti a sedere nel patio esterno di fronte al locale, mentre Ca’ Leoni non permetteva la consumazione seduta. Luca Gardella del Jump spiega di aver “posticipato la riapertura di una settimana perché volevamo capire prima come muoverci di preciso. Eravamo confusi”. 

Ora la situazione sembra avvicinarsi alla normalità. “Andiamo verso il calo fisiologico di Forlì durante l’estate, perché la città si svuota come sempre” racconta Leslie di Ca’ Leoni. Quest’anno un ritmo meno serrato sarà un’arma a doppio taglio: da una parte permetterà di rispettare le distanze e misure di cautela, dall’altra spaventerà le casse dei locali. 

I tradizionali Mercoledì del Cuore, che animavano il centro storico nel mese di luglio, sono stati annullati, ma si sta provando comunque a richiamare le persone in città grazie alla pedonalizzazione del centro durante tutta la settimana dalle 19 alle 23. L’allerta assembramenti resta alta, ma occorrono misure del genere per sostenere commercianti e locali cittadini. 

Gustofino registra “un’attività positiva, non ai ritmi pre-Coronavirus ma non troppo distante”, complice anche la posizione decentrata e l’ampio spazio di fronte al locale, oltre all’innegabile qualità dei prodotti.

E c’è anche chi valuta positivamente alcune delle nuove norme introdotte, come la digitalizzazione di prenotazioni e menù. È di questo avviso il titolare del Jump: “Ora riusciamo a gestire la sala più tranquillamente ed evitiamo gli sprechi perché sappiamo con maggiore precisione quante persone verranno. Mi rendo conto che sia un vantaggio per locali come il mio che sono giovani, mentre colleghi con ristoranti più classici hanno avuto qualche difficoltà” commenta.

Innovazione, spirito di adattamento e soprattutto coraggio: tre caratteristiche che accomunano tutti i ristoratori della città. Alla domanda “siete fiduciosi per il futuro?” la risposta è sempre: “Quali alternative abbiamo?”. 

Silvia Panini