Ravenna

I sommersi e i salvati di Primo Levi in scena alla Rocca Brancaleone

Per il Ravenna Festival E-Production porta sul palco l'opera curata da Luigi De Angelis e interpretata da Andrea Argentieri con la drammaturgia di Chiara Lagani

I sommersi e i salvati di Primo Levi in scena alla Rocca Brancaleone

Andrea Argentieri

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24/giugno/2020 - h. 10.14

RAVENNA - Nell’ambito della trentunesima edizione di Ravenna Festival, la compagnia ravennate Fanny & Alexander presenta un omaggio a Primo Levi, ripensando per la città una speciale versione de “I sommersi e i salvati”, terza tappa del progetto “Se questo è Levi”, doppio Premio Ubu 2019 (Progetto Speciale e Miglior Attore o Performer Under 35) Lo spettacolo sarà presentato venerdì 26 giugno 2020 alle 21.30 nella splendida ambientazione della Rocca Brancaleone.  

Curata da Luigi De Angelis e interpretata da Andrea Argentieri con la drammaturgia di Chiara Lagani, la performance I sommersi e i salvati – prodotta da E-production - si sviluppa a partire dai documenti audio e video delle teche Rai e dalle interviste rilasciate da Primo Levi e reperibili su YouTube. L’attore Andrea Argentieri veste i panni dello scrittore assumendone la voce, le gestualità, le posture, i toni e i discorsi. Quasi un’epifania, un incontro a tu per tu in cui Levi, a partire dal vincolo di verità che lo ha ispirato nelle sue opere, testimonia la sua esperienza nei lager con una tecnica di testimonianza lucidissima, di scrematura della memoria, con la trasparenza di uno sguardo capace di esprimere l’indicibile a partire dal perimetro apparentemente sereno della ragione.  

“I sommersi e i salvati” si presenta come una sorta di question time in cui sarà un gruppo di spettatori a interrogare Primo Levi e a farlo oggi, in un momento storico forte e drammatico, segnato dal lento ritorno dopo l’isolamento dei mesi passati. Ampliata rispetto a quella che si teneva nei Consigli Comunali cittadini, la performance ci interroga, se possibile in modo ancora più evidente, sul senso di un’appartenenza comunitaria, sul valore d’antidoto che risiede nella collettività, nella compassione e nell’assunzione di una responsabilità comune sugli eventi della storia, sul nodo della testimonianza, sull’azione del ricordare che riporta a coscienza le ferite, su quel magma svanente che chiamiamo memoria, un serbatoio in continuo divenire, da contrapporre all’indifferenza e alla rimozione lenta del tempo che scorre.