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Auto al posto del verde pubblico

A Ponte San Martino, il Comune non espropria e i privati ci fanno di tutto. Ma in quella fascia ogni intervento è vietato dal piano regolatore

Auto al posto del verde pubblico
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18/agosto/2012 - h. 12.54

CESENA - Spazio verde attrezzato come prevede il piano regolatore o aree con posteggi en plein air, con rampe d’accesso a parcheggi interrati e cortili piastrellati e delimitati da muretti? A chi sarebbe venuto in mente di ficcare il naso in una faccenda tanto paludata se non a Graziano Castiglia, cittadino sempre sugli spalti di una battaglia mai esausta contro gli abusi edilizi? E che la domanda sia pertinente lo mostrano le carte. Intanto occorre precisare che lo spazio in questione è uno degli scorci più belli della città: quello adiacente alle mura sovrastate dallo storico Ponte di San Martino (laddove la via Anita Garibaldi diventa viottolo Ponte S.Martino e Viottolo Artigianelli). Davanti alle case che nel tempo si sono assestate a ridosso delle mura c’è una fascia di verde che sia il prg dell’85 che quello del 2003 classificano come “spazio verde attrezzato”. Che, tanto per essere chiari, vuol dire che il Comune provvederà prima o poi ad espropriarlo e a renderlo fruibile a tutti i cittadini (e non solo agli attuali proprietari) per dotare la città di quella frazione di verde considerata necessaria ad un giusto equilibrio ambientale, e, in questo caso, anche alla giusta valorizzazione di una parte storica della città.

Negli anni, tuttavia, il Comune non ha mai ottemperato a quanto si era premurato di indicare nel proprio piano regolatore e i proprietari - forse facendo orecchio da mercante - su quella fascia (basta gettare un occhio dal ponte di S.Martino) hanno fatto di tutto: fondi ghiaiosi per parcheggiare l’auto, piastrellature, muretti di confine e, addirittura, la rampa d’accesso ad un parcheggio sotterraneo che ha sopraelevato il livello originario del terreno.

Chi ha dato loro il permesso ad una così palese variazione di destinazione d’uso? Boh! Verrebbe da rispondere, escludendo che possa essere stato il Comune medesimo. Senonché la partita non potrà certo risolversi con un’alzata di spalle. Guardata con attenzione si palesa una realtà assai complessa che ricalca, in qualche modo, quanto è successo in via Mura Giardini e in via Mura S.Maria. Insomma: il Comune non procede (e non si può neppure affermare che non lo abbia fatto per questioni economiche, si tratta, infatti, di terreno agricolo che, a suo tempo, non sarebbe costato granché) e i privati ne approfittano. E ora? Arrivano le ruspe o si cerca una scorciatoia? Intanto il succitato Castiglia tuona: “Subito un esposto in Comune”.

Elide Giordani