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Morti bianche: maglia nera all'Emilia Romagna, superata la Lombardia

Nei primi 8 mesi del 2012 si registrano 49 infortuni mortali su 359 in tutta Italia. L'ultimo agosto è stato il peggiore degli ultimi 3 anni

Fotorepertorio Enrico Rondoni
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24/settembre/2012 - h. 12.59

ROMAGNA - Dovrebbe essere il mese delle vacanze per eccellenza, ma non lo è per il bollettino delle morti bianche. E’ stato, in effetti, l’agosto più nero degli ultimi tre anni con 51 vittime del lavoro, contro le 48 del 2011 e le 45 del 2010. Si peggiora, quindi, e a confermarlo è anche l’incremento della mortalità nei primi otto mesi del 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011: + 3,2 per cento; addirittura in ulteriore aumento, se confrontato con quello registrato a luglio e pari a + 2,7 per cento.
I numeri giungono dalle elaborazioni degli esperti dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering.

Sale così a 359 il bilancio delle vittime nei luoghi di lavoro in Italia e a contare il maggior numero di morti bianche non è più la Lombardia, in testa fino a fine luglio (leggi l'articolo), bensì l’Emilia Romagna con 49 infortuni mortali. Ben 9 solo nel mese di agosto: 5 di queste vittime erano occupate nel settore agricolo; seguono la Lombardia (46), la Toscana (34), la Campania (27), il Veneto e la Sicilia (26), il Piemonte (23) e l’Abruzzo (20).
Osservando poi lo screening dell’Osservatorio sul fronte dell’incidenza di vittime rispetto alla popolazione lavorativa, è l’Abruzzo a guidare ancora la classifica con un indice di 40,5 contro una media nazionale pari a 15,7. Secondo il Trentino Alto Adige (29,8), terzo il Molise (27,7) e quarta la Basilicata (27).

Tra le province dell'Emilia Romagna (e d'Italia) è Modena a far registrare il maggior numero di decessi, ben 17, da gennaio ad agosto. Segue Bologna con 7 decessi, poi abbiamo Ferrara e Reggio Emilia, dove si contano 5 morti per provincia, per ultime Parma e Piacenza con 3 decessi.
Per quanto riguarda la Romagna troviamo Forlì-Cesena al primo posto con 4 morti, poi Ravenna con 3 morti, infine Rimini con 2.

Estendendo la statistica a tutta l'Italia, al primo posto, come detto, si piazza Modena (anche a causa delle vittime del terremoto). Seconda è Brescia (14), terza Salerno con Torino (11). Il più alto rischio di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa viene invece registrato a Grosseto (93,5). Seguono: Pescara (59,5), Benevento (57,2), Modena (55,9), Avellino (55,2), Nuoro (52,9).

La principale causa di morte registrata dall’Osservatorio continua ad essere quella provocata da una caduta dall’alto (24 per cento delle morti), seguita dal ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento (20,6 per cento); al terzo posto lo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti dall’alto (16,7 per cento).

Sempre l’agricoltura in un tragico piano con il maggior numero di morti bianche e il 36,9 per cento del totale delle vittime sul lavoro; nel settore delle costruzioni invece è deceduto il 25,1 per cento dei lavoratori. Il 7,8 per cento degli eventi mortali, invece, ha coinvolto gli operatori del commercio e delle attività artigianali; mentre arriva al 6,1 per cento la mortalità nei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni.

Il dettagliato studio dell’emergenza continua quindi con la nazionalità delle vittime. Si scopre così che gli stranieri deceduti sul lavoro sono il 12,1 per cento del totale. I rumeni i più numerosi. Mentre le fasce d’età più colpite sono quelle che vanno dai 45 ai 54 anni (88 vittime) e degli ultrasessantacinquenni (75). Rispetto alla popolazione lavorativa l’indice di incidenza più preoccupante è proprio quello degli ‘over 65’ (199,5); segue il 26,3 della fascia 55-64 e il 14 dei 45-54.