Ravenna

Congresso Pd: De Pascale e Manfredi, gemelli diversi a confronto

Nonostante la tensione all'interno del partito, toni pacati tra i due sfidanti: “Sorpresi di quanto riempiamo le sale"

Congresso Pd: De Pascale e Manfredi, gemelli diversi a confronto

Danilo Manfredi quando era in consiglio comunale a Ravenna

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25/ottobre/2013 - h. 17.03

RAVENNA - Siamo entrambi nomenklatura”. La frase assomiglia un po’ ad una variante di “il più sano c’ha la lebbra” ma Michele De Pascale la usa per accorciare le distanze dall’avversario, Danilo Manfredi che si presenta in discontinuità con la vecchia dirigenza, pur essendo segretario comunale in carica. Quella di differenziarsi  è un’impresa: entrambi i candidati  alla segreteria provinciale del Pd sono bersaniani, fanno parte della dirigenza di via della Lirica e quando si chiede cosa non piace del programma dell’altro fanno una gran fatica a dare una risposta, girando attorno alla supercazzola. Azzardiamo: ad entrambi il programma dell’altro piace molto, come se lo avesse scritto lui.

In effetti i due si stimano e le tensioni, che “ci sono state e non sono inventate dai giornali, come ha detto il segretario provinciale”, sono tuttavia da attribuire ai loro sostenitori. “Siamo come i giocatori di calcio che a fine partita scoprono che i tifosi hanno fatto a botte sugli spalti”. In effetti il dibattito, organizzato allo Chalet dei giardini dai colleghi di Ravenna&Dintorni, è frizzante come una bibita aperta da un paio di giorni. Non potrebbe essere altrimenti, dal momento che i due, ha detto il ventottenne cervese, “si stanno plasmando a vicenda” man mano che vanno avanti nei dibattiti. 

Bersaniani pentiti? Insomma. Manfredi mica tanto: “Ero fermamente convinto nel sostegno a Pierluigi Bersani, col senno di poi sanno parlare tutti”. Però, forse: “La campagna elettorale non è stata affrontata con la dovuta cattiveria”. De Pascale nemmeno: “La stima nei confronti di Bersani è immutata ma il Pd ha letto male la società. Le colpe? Vanno spartite, io mi assumo la mia parte”. E i renziani? Secondo il cervese, come quella dei civatiani, “sono una voce che manca ma doveva essere presente a questo congresso. Hanno preferito non partecipare”. Manfredi però è appoggiato dai molti dei dissidenti locali: “Mi piace pensare che sia perché hanno apprezzato come ho fatto il segretario comunale. Mi fa piacere, anche se alcune loro idee non le condivido”. Entrambi sono convinti che il calo delle tessere sia un problema da non sottovalutare. Manfredi si spinge però a criticare l’impostazione che anche il Pd ravennate (ricordate il mitico manifesto “Becca paganello?”) ha dato al fenomeno grillino: “Quella è politica, non antipolitica. I partiti hanno perso credibilità e rappresentatività, ma io sono fiero di essere un iscritto da 30 anni”.

Il calo delle tessere è una spia importante: “Come fa - si chiede l’avvocato ravennate - un segretario provinciale a sottovalutare il problema?”. Bella stoccata, anche se Manfredi spetta la palma per la frase infelice della giornata: “Mi riconosco nelle idee di Cuperlo ma ammetto che in questo fase non sia il più adatto a guidare il partito”. Non il massimo, detto così. Se ci fosse voglia di azzannare, un avversario avrebbe affondato, invece De Pascale si è limitato a non dire per chi vota senza farlo notare. C’è da dire che l’assessore del Comune di Cervia a volte è un maestro della circumnavigazione della domanda. Comunque pare non abbia ancora deciso il candidato nazionale preferito.

I due rivendicano un maggior ruolo per il partito, senza un appiattimento sulle amministrazioni locali. “E’ difficile ma il Pd deve riuscire a far sentire la propria voce”. In platea molti politici locali ma anche curiosi, ed è questa la vera sorpresa del congresso: “Ci siamo stupiti della grande partecipazione. Magari – scherzano  - finita questa esperienza continueremo ad esibirci, dato che riempiamo le sale”. Ci permettiamo di suggerire il nome del duo: Nom and Klatura. Apprezzerebbe anche il bambino che a fine incontro chiede un gelato alla mamma, unico presente in sala che alza i toni.

Alessandro Montanari