Ravenna

Maxi processo amianto: quasi tutti assolti

Concluso il primo grado per le morti al petrolchimico. Lievi condanne per lesioni colpose

Maxi processo amianto: quasi tutti assolti
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26/novembre/2016 - h. 01.56

All’inizio nel registro degli indagati erano in 56. I condannati in primo grado
- otto mesi per lesioni colpose, con pena sospesa - sono sei. Si chiude con una certa delusione per i parenti delle vittime il maxi processo sull’amianto. Alla sbarra, dei 56 indagati, erano arrivati in 21. I sei condannati sono ex direttori o ex responsabili di vari stabilimenti che avevano sede nel petrolchimico ravennate.
Verrebbe da dire che la montagna ha partorito un topolino, tuttavia c’è ancora un intero capitolo da scrivere: quello dei risarcimenti per le sei parti civili. Si tratta dei tre sindacati, dell’Ausl, dell’associazione esposti amianto e dell’Ausl
Romagna. Saranno risarcite le spese legali, circa 40mla euro. Apertosi due anni fa, nel giugno del 2014, il processo amianto ha ripertcorso quasi trent’anni di storia industriale ravennate. Dal 1957 al 1985 cosa accadeva nel petrolchimico? Secondo la tesi della procura ci sarebbero state decine di morti o di ammalati - circa 70 - a causa delle fibre di amianto che hanno resporato lavorando al patrolchimico. A metà anni Ottanta una legge vietò l’uso di Eternit. 
Era forse prevedibile che molte delle posizioni erano ad altissimo rischio
prescrizione, ed infatti alcuni imputati sono stati assolti proprio per intervenuta prescrizione. Altri perché il fatto non sussiste. La sentenza del giudice Milena Zavatti è arrivata giovedì, poco dopo mezzogiorno. Delusi i parenti delle vittime: “I morti non trovano giustizia”. Vito Totire, presidente dell’associazione esposti amianto parla di una sentenza “incomprensibile” e in attesa delle motivazione annuncia che “faremo sicuramente appello”. Secondo il commento a caldo dell’avvocato Giovanni Scudellari, che rappresentava la parte civile, la sentenza si ascrive nel filone delle tante assoluzioni che si sono viste negli ultimi anni in questo tipo di processi. Proprio giovedì, ad esempio, l’Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado per le morti alla Pirelli, in Lombardia. Erano stati condannati undici dirigenti peril decesso di 24 operai ma in secondo grado - praticamente in contemporanea con la sentenza di Ravenna - ne sono usciti tutti assolti.
Arrivano reazioni anche dal mondo della politica, con il deputato di “Possibile” Andrea Maestri che parla di una sentenza che lascia "inappagati e interdetti: in questa fase, non avendo letto le motivazioni, non possiamo esprimere un giudizio ma piuttosto un sentimento, un’emozione, che a caldo è, appunto, di rammarico e delusione. Alla Procura va dato atto di avere compiuto un’indagine meticolosa, scrupolosa, attenta (a cominciare dal lavoro del dottor Roberto Ceroni, continuato dalla dottoressa Monica Gargiulo) e di avere finalmente portato sul banco degli imputati le responsabilità dei vertici
aziendali. Questa terra ha conosciuto, in sede civile, sul tema dell’amianto, una giurisprudenza illuminata e coraggiosa con le sentenze del Giudice del Lavoro Roberto Riverso, oggi giudice di Cassazione e una prassi di mobilitazione sociale di sindacati e associazioni che fa onore a Ravenna e alla sua tradizione civile e democratica. Questo processo aveva segnato un cambio di passo significativo rispetto all’inerzia del passato”
All’inizio nel registro degli indagati erano in 56. I condannati in primo grado - otto mesi per lesioni colpose, con pena sospesa - sono sei. Si chiude con una certa delusione per i parenti delle vittime il maxi processo sull’amianto. Alla sbarra, dei 56 indagati, erano arrivati in 21. I sei condannati sono ex direttori o ex responsabili di vari stabilimenti che avevano sede nel petrolchimico ravennate.

Verrebbe da dire che la montagna ha partorito un topolino, tuttavia c’è ancora un intero capitolo da scrivere: quello dei risarcimenti per le sei parti civili. Si tratta dei tre sindacati, dell’Ausl, dell’associazione esposti amianto e dell’Ausl Romagna. Saranno risarcite le spese legali, circa 40mla euro. Apertosi due anni fa, nel giugno del 2014, il processo amianto ha ripercorso quasi trent’anni di storia industriale ravennate. Dal 1957 al 1985 cosa accadeva nel petrolchimico? Secondo la tesi della procura ci sarebbero state decine di morti o di ammalati - circa 70 - a causa delle fibre di amianto che hanno resporato lavorando al petrolchimico. A metà anni Ottanta una legge vietò l’uso di Eternit. 

Era forse prevedibile che molte delle posizioni erano ad altissimo rischio prescrizione, ed infatti alcuni imputati sono stati assolti proprio per intervenuta prescrizione. Altri perché il fatto non sussiste. La sentenza del giudice Milena Zavatti è arrivata giovedì, poco dopo mezzogiorno. Delusi i parenti delle vittime: “I morti non trovano giustizia”. Vito Totire, presidente dell’associazione esposti amianto parla di una sentenza “incomprensibile” e in attesa delle motivazione annuncia che “faremo sicuramente appello”. Secondo il commento a caldo dell’avvocato Giovanni Scudellari, che rappresentava la parte civile, la sentenza si ascrive nel filone delle tante assoluzioni che si sono viste negli ultimi anni in questo tipo di processi. Proprio giovedì, ad esempio, l’Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado per le morti alla Pirelli, in Lombardia. Erano stati condannati undici dirigenti peril decesso di 24 operai ma in secondo grado - praticamente in contemporanea con la sentenza di Ravenna - ne sono usciti tutti assolti.

Arrivano reazioni anche dal mondo della politica, con il deputato di “Possibile” Andrea Maestri che parla di una sentenza che lascia "inappagati e interdetti: in questa fase, non avendo letto le motivazioni, non possiamo esprimere un giudizio ma piuttosto un sentimento, un’emozione, che a caldo è, appunto, di rammarico e delusione. Alla Procura va dato atto di avere compiuto un’indagine meticolosa, scrupolosa, attenta (a cominciare dal lavoro del dottor Roberto Ceroni, continuato dalla dottoressa Monica Gargiulo) e di avere finalmente portato sul banco degli imputati le responsabilità dei vertici aziendali. Questa terra ha conosciuto, in sede civile, sul tema dell’amianto, una giurisprudenza illuminata e coraggiosa con le sentenze del Giudice del Lavoro Roberto Riverso, oggi giudice di Cassazione e una prassi di mobilitazione sociale di sindacati e associazioni che fa onore a Ravenna e alla sua tradizione civile e democratica. Questo processo aveva segnato un cambio di passo significativo rispetto all’inerzia del passato”.