Ravenna

Il “foreign fighter” condannato a 3 anni

Dura sentenza per il 28enne tunisino arrestato ad aprile del 2015. La difesa: aveva subito il “lavaggio del cervello”

Il “foreign fighter” condannato a 3 anni

Noussair Louati

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12/gennaio/2017 - h. 14.14

Era stato il primo ‘foreign fighter’ fermato in Italia dopo l’entrata in vigore della specificalegge. Noussair Louati, 28enne tunisino bloccato dalla Digos il 22 aprile 2015a Ravenna, è stato condannato in abbreviato a tre anni e mezzo di carcere dal Gip di Bologna (la Dda aveva chiesto tre anni e dieci mesi). Louati, in videoconferenza dal carcere di Torino dove si trova, ha ammesso quanto attribuitogli nelle indagini della polizia spiegando di avere subìto, complice l’uso di droga, il “lavaggio del cervello” da quelle stesse persone che lo avevano contattato per partire per la “guerra santa”. Ma si è detto pentito garantendo di avere tagliato tutti i ponti con i jihadisti già una ventina di giorni prima del fermo. Motivo questo per il quale il suo avvocato - il ravennate Francesco Furnari - ne aveva chiesto invano l’assoluzione.
Louati era arrivato in Italia nel 2011 sbarcando a Lampedusa. Quindi era giunto a Ravenna, città con una nutrita comunità tunisina. Qui aveva conosciuto una ragazza del posto - una giovane cameriera che lavora in un ristorante di Marina di Ravenna - da cui aveva avuto una figlia e con la quale era andato ad abitare nel quartiere Darsena. I due si erano poi separati e Louati, che frequentava solo saltuariamente la moschea ravennate si era via via radicalizzato. Spacciatore di piccolo cabotaggio tra il litorale e il quartiere ferroviario, era stato più volte identificato da polizia e carabinieri. Secondo quando riportato a suo tempo sul provvedimento di convalida del suo fermo del Gip Rossella Materia, il 28enne faceva parte della “medesima associazione di militanti jihadisti” attiva a Ravenna e alla quale erano affiliati almeno altri cinque tunisini di recente partiti per la Siria: quattro di loro sono già morti in combattimento o nei campi di addestramento. Tra questi c’erano
Mohamed El Anssi, Mohamed Hamrouni e Neji Ben Amara, della cui adesione all’Isis si era saputo dopo la morte. Dell’adesione di Louati all’Isis molto si era invece saputo grazie ai messaggi Facebook intercettati dalla Digos ravennate.
Era stato il primo ‘foreign fighter’ fermato in Italia dopo l’entrata in vigore della specifica legge. Noussair Louati, 28enne tunisino bloccato dalla Digos il 22 aprile 2015 a Ravenna, è stato condannato in abbreviato a tre anni e mezzo di carcere dal Gip di Bologna (la Dda aveva chiesto tre anni e dieci mesi). Louati, in videoconferenza dal carcere di Torino dove si trova, ha ammesso quanto attribuitogli nelle indagini della polizia spiegando di avere subìto, complice l’uso di droga, il “lavaggio del cervello” da quelle stesse persone che lo avevano contattato per partire per la “guerra santa”. Ma si è detto pentito garantendo di avere tagliato tutti i ponti con i jihadisti già una ventina di giorni prima del fermo. Motivo questo per il quale il suo avvocato - il ravennate Francesco Furnari - ne aveva chiesto invano l’assoluzione.

Louati era arrivato in Italia nel 2011 sbarcando a Lampedusa. Quindi era giunto a Ravenna, città con una nutrita comunità tunisina. Qui aveva conosciuto una ragazza del posto - una giovane cameriera che lavora in un ristorante di Marina di Ravenna - da cui aveva avuto una figlia e con la quale era andato ad abitare nel quartiere Darsena. I due si erano poi separati e Louati, che frequentava solo saltuariamente la moschea ravennate si era via via radicalizzato. Spacciatore di piccolo cabotaggio tra il litorale e il quartiere ferroviario, era stato più volte identificato da polizia e carabinieri. 

Secondo quanto riportato a suo tempo sul provvedimento di convalida del suo fermo del Gip Rossella Materia, il 28enne faceva parte della “medesima associazione di militanti jihadisti” attiva a Ravenna e alla quale erano affiliati almeno altri cinque tunisini di recente partiti per la Siria: quattro di loro sono già morti in combattimento o nei campi di addestramento. Tra questi c’erano Mohamed El Anssi, Mohamed Hamrouni e Neji Ben Amara, della cui adesione all’Isis si era saputo dopo la morte. Dell’adesione di Louati all’Isis molto si era invece saputo grazie ai messaggi Facebook intercettati dalla Digos ravennate.