Ciclismo

La Romagna in lutto per la morte di "Pipaza" Minardi, l'uomo che aveva battuto Fausto Coppi

Aveva novant'anni il ciclista solarolese che si è spento stamattina a Faenza. Era la maglia rosa più anziana tra quelle ancora in vita. Il suo ricordo più bello quella fuga a due (vinta) col Campionissimo

La Romagna in lutto per la morte di "Pipaza" Minardi, l'uomo che aveva battuto Fausto Coppi
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21/gennaio/2019 - h. 19.59

La Romagna e il mondo del ciclismo in lutto per la morte dei Giuseppe "Pipaza" Minardi, solarolese classe 1928 che si è spento questa mattina, 21 gennaio, all'ospedale di Faenza. Professionista per undici anni, dal 1949 al 1958, in carriera ha vinto sei tappe del Giro d'Italia e per due giorni ha vestito la maglia rosa. Tanto che dopo la scomparsa di Vito Ortelli, avvenuta nel febbraio del 2017, era il ciclistà più anziano ancora in vita ad aver indossato quella maglia. Aveva cominciato ad amare la bicicletta a sette anni e da allora aveva continuato a vincere. Era il capostipite di una serie di ciclisti che hanno fatto di Solarolo una delle capitali del ciclismo in Romagna. Dopo di lui sono diventati professionisti i suoi compaesani Davide Cassani (attuale ct della Nazionale), Fabiano Fontanelli, Filippo Savini e Alberto Contoli.

Da professionista fu ingaggiato dalla Legnano dove rimase fino al 1957, poi chiuse la carriera alla Leo Khlorodon.Il paese era molto affezionato a "Pipaza": quando vinceva il prete di Solarolo suonava a festa e i contadini fermavano il lavoro nei campi La maglia rosa era arrivata nel 1954, lo stesso anno in cui vinse il giro di Romagna. L'anno prima aveva vinto la tappa che si concludeva nel nuovo Stadio Olimpico di Roma.  Al suo attivo anche le vittorie al giro di Campania e quello della provincia di Reggio Calabria dove, in una memorabile fuga a due, riuscì a battere Fausto Coppi. Smise di correre per un problema di salute, ancora piuttosto giovane, nel 1958. Questo il ricordo di quell'ultimo chilometro in Calabria, in un'intervista di qualche anno fa. 


Quell'ultimo chilometro lo ha percorso all'infinito. Ogni volta che lo invitano a una serata di vecchie glorie, gira e rigira, va a finire sempre là, ai mille metri più lunghi e gloriosi della sua carriera. Che già di per sé non sono affatto male considerato che il lungomare di Reggio Calabria nelle guide turistiche si è meritato l'appellativo di “più bel chilometro d'Italia". In fondo alla passeggiata, tra palmizi e palazzine liberty, dicono che appaia il miraggio della Fata Morgana. Ma il 28 marzo 1954 quella del romagnolo Pipaza Minardi - Giuseppe non ce lo chiama neanche l'ufficiale dell'anagrafe. Pippo, al massimo - non fu un'illusione, anche se a lui pareva di sognare a occhi aperti. Impegnato in una volata a due con Fausto Coppi, Pipaza raccolse uno di quei successi che i nipotini - e gli amanti del ciclismo - non si stancano mai di sentire. 

E allora. “Giro della provincia di Reggio Calabria, io in maglia Legnano e Fausto con l'immancabile divisa Bianchi - racconta Minardi -. In salita, sul Sant’Elia, restiamo in due. Lui prova a lasciarmi negli ultimi quattro chilometri, i più duri. Soffro come un cane ma resisto. Poi tenta anche in discesa. Si butta come un matto, io sbaglio una curva, perdo trenta metri poi torno sotto e comincia la pianura”. Il Campionissimo, in maglia iridata, sa che portarsi Minardi allo sprint è rischioso e prova a parlargli: “Cercava di convincermi con delle lusinghe - ricorda Pipaza -. Ti favorisco in altre corse, lasciami questa, diceva. Voleva vincere a tutti i costi. Gli rispondo: ‘Mi dispiace, faccio la mia corsa’. Dentro di me penso che già un secondo posto in una fuga a due con Coppi vale una vittoria".

Si arriva alla volata: “Il vantaggio sugli altri è incolmabile - continua il corridore romagnolo -. All’ultimo chilometro rallentiamo ai 28-30. Lui è davanti. Io sono tranquillo, non ho niente da perdere. Verifico il rapporto: 50-15, perfetto. Lui mi controlla con la coda dell'occhio mentre la gente grida, impazzita di gioia". All'improvviso, la frustata: “Coppi parte lungo, ai 300 metri. Gli prendo subito la ruota ed esco ai 180. Lo affianco. Agli 80 sono a tutta, gomito a gomito con lui. Lo sento ansimare. Ai 50 metri non ne ho più, non riesco ad aumentare la velocità ma lui scoppia prima di me. Vinco e subito dopo il traguardo Fausto mi dà la mano. Fu la ricompensa più bella, io ero niente in confronto a lui”. Le cronache dell'epoca dicono: “Primo Minardi Giuseppe (Legnano) km 232 in 6h50' alla media di 34.536. Secondo Coppi Fausto (Bianchi), a una macchina". 

Dopo la corsa fu festa grande: “Ero stato invitato a casa di un ragazzo che il giorno precedente mi aveva regalato una cesta di limoni. Gli avevo promesso che avrei contraccambiato con una visita a patto di una spintarella sull’ultima salita”. Pipaza, ma che dice? Allora vinse col trucco? “Macché - allarga le braccia -. Quando mi vide in fuga con Coppi restò come pietrificato e neanche mi sfiorò. Sarà stata l’emozione, boh!”. In ogni caso Minardi mantenne la promessa e andò a casa del giovane: “Fu un pandemonio, c'era folla ovunque. Tutti volevano vedere l’uomo che aveva battuto Fausto Coppi”.

ECon