Ravenna

Il metadone che uccise Ballardini secondo la procura proveniva dal Sert: indagata dottoressa

L'Ausl Romagna: "Massima disponibilità nel collaborare con gli inquirenti". La professionista avrebbe fornito la sostanza alla giovane senza seguire le regole

Il metadone che uccise Ballardini secondo la procura proveniva dal Sert: indagata dottoressa
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02/marzo/2019 - h. 17.07

RAVENNA - Da dove proveniva il metadone che ha ucciso Mattia Ballardini il 12 aprile 2017? Secondo la procura di Ravenna la sostanza veniva dal Sert. A procurargliela era stata la 22enne di Lavezzola che ora è indagata per la morte del 18enne ma i magistrati si sono chiesti come mai nella disponibilità della giovane ci fossero stati - tra novembre 2016 e aprile di quello successivo - un totale di 9.650 milligrammi quando la dose giornaliera che il Sert concede ha chi è seguito per la disintossicazione è di 10-20 milligrammi. La stessa ragazza in chat diceva di averne una grande disponibilità in una chat con lo stesso "Balla", come veniva chiamato il diciottente. 

Secondo quanto riportano il Corriere di Romagna e il Resto del Carlino in edicola oggi, 2 marzo, la giovane avrebbe avuto una corsia di accesso facilitata perché la zia - ravennate - lavora nell'ambito sanitario, infermiera con alcuni ruolo di responsabilità nell'Ausl Imola. Sarebbe stata lei - in sintesi - il tramite per il quale una dottoressa in servizio al Sert avrebbe fornito il metadone alla giovane, assicurandone l'anonimato sia verso l'esterno sia verso l'interno del centro. Un favore, probabilmente, che ora le due potrebbero pagare a caro prezzo. 

Nei giorni scorsi la procura ha notificato l'avviso di fine indagine, atto che solitamente precede la richiesta di rinvio ai giudizio. L'inchiesta - condotta dal procuratore capo Alessandro Mancini insieme al sostituto procuratore Marilù Gattelli - ipotizza per le due professioniste della sanità diversi reati, a vario titolo: peculato, falso, violazione della legge degli stupefacenti. Indagata anche la giovane. La 22enne a metà mese sarà davanti al giudice per l'udienza in cui si discuterà del rinvio a giudizio  richiesto dalla procura per lei e altri tre giovani. L'Ausl assicura "la massima collaborazione con la Magistratura, ed inoltre rende noto che, in relazione a nuovi elementi emergenti dall’indagine, si attiverà nei modi e nelle forme previste dalle norme".