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RAVENNA - “Devo dire che Komikazen è il miglior festival di fumetto che ho visto. E devo aggiungere che ne ho visitati parecchi”. Parola di Seth Tobocman, l’attivista e disegnatore statunitense – si definisce un autore di fumetti neo-espressionisti – già fondatore negli anni ottanta della rivista World War Three Illustrated. Tobocman è stato il nome più grosso della settima edizione di Komikazen, chiamato ‘La maschera del potere’ per sottolineare la capacità del fumetto di svelare gli inganni di chi ci governa. Insieme a lui, sono arrivate a Ravenna le tavole di disegnatori insoliti per il pubblico italiano, come l’egiziano Magdy El Shafee e il duo iraniano Amir & Khalil, un tentativo per allargare gli orizzonti sui paesi che vivono la cosiddetta ‘primavera araba’.

KOMIKAZEN ADDIO?
Nonostante gli illustri complimenti, le cinque mostre organizzate quest’anno potrebbero rappresentare il passo d’addio del concorso internazionale dedicato al fumetto di realtà. Costato 18 mila euro più il lavoro dell’associazione Mirada e di tanti volontari, difficilmente vedremo l’ottava edizione nel 2012, causa la mancanza di soldi pubblici o privati. “Sinceramente è impensabile poter rifare una cosa come quella dell’anno scorso con così poche risorse. Lo dico senza polemica, sia chiaro, perché è evidente che ci sono cose che possono anche finire e comunque non è più giusto chiedere alle persone un simile sforzo” ha dichiarato pochi giorni fa a mezzo stampa Elettra Stamboulis della Mirada.

GLI ULTIMI GIORNI.  Il consiglio, vista l’incertezza, è quello di affrettarsi per visitare quel che resta di Komikazen. Ormai chiuse quattro delle cinque mostre, rimane aperta fino al 29 gennaio al Teatro Rasi l’eccellente ‘Quelli che Milano’. Si tratta delle tavole tratte dall’omonimo libro di Giancarlo Ascari e Matteo Guernaccia, una guida illustrata sul continuo mutamento della città. Alle pareti troverete riprodotte alcune tavole memorabili, che rendono l’idea della capacità del fumetto di cogliere i cambianti politici e sociali. Ricordiamo, su tutte, la sequenza – con una secessione di due tavole da due vignette ciascuna – sulla trasformazione di corso di Porta Ticinese. Dagli anni ’70 al 2009, passa da quartiere operaio ricco di botteghe artigiane a luogo zeppo di locali trendy. La piccola malavita dei settanta lascia il posto agli eroinomani e spacciatori negli ottanti (‘È la Milano da bere, ma non da queste parti’ recita il testo). Le trenta sedi della sinistra rivoluzionaria spariscono mentre appare la Lega Nord. La storica libreria Callusca – punto di ritrovo della cultura antagonista – si trasferisce e al suo posto apre un ristorante cinese. Un affresco impressionante per l’immediatezza del messaggio. Allo stesso modo, comunica la vita della città - meglio di lunghi testi - la mappa delle novantanove occupazioni dal 1910 al 2010 o la serie ‘Survival’ che spiega le straordinarie soluzioni abitative d’emergenza adottate dai migranti, così simili a quelle delle culture nomadi nella costruzione di igloo o tende, realizzate però con rifiuti urbani.
Se veramente non dovesse esserci nulla nel 2012, i distratti che si sono persi negli anni, citiamo disordinatamente, Joe Sacco, Vittorio Giardino, Anke Feuchtenberger, Marjane Satrapi, Aleksandar Zograf; chi non ha seguito la coerente ricerca lungo il sentiero del fumetto di realtà che ha unito le diverse edizioni; chi non ha sbirciato attraverso le finestre aperte sull’editoria indipendente europea, sulla Turchia o suoi paesi arabi; tutti costoro farebbero bene a non perdersi quella che potrebbe essere l’ultima mostra allestita per Komikazen. Solo fino al 29 gennaio, Teatro Rasi.

Marco Riciputi

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