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Floccari: "Faenza era l'ideale per un giovane"

I cento anni di storia del club biancoazzurro celebrati con l'intervista a uno dei suoi giocatori più rappresentativi. "E' una delle città che mi è rimasta maggiormente nel cuore"

Sergio Floccari coi colori della Lazio

Fotoarchivio LaPresse

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20/aprile/2012 - h. 08.37

PARMA - “Ogni volta che passo in autostrada davanti all’uscita di Faenza faccio un saluto a una delle città che mi è rimasta maggiormente nel cuore”. La dichiarazione d’amore arriva direttamente da Sergio Floccari, attaccante del Parma, che ha avuto il suo trampolino di lancio proprio nel Faenza Calcio. Floccari ha vestito la maglia biancazzurra nella stagione 2001/02 in serie C2 all’età di vent’anni, campionato conclusosi con la retrocessione in serie D dopo lo spareggio perso contro il Sassuolo, stagione in cui riuscì a segnare dieci reti in trentatrè incontri. Non ci sono dubbi che nei cento anni di storia del club, traguardo che viene celebrato in questa annata, Floccari sia tra i nomi più illustri che hanno messo piede allo stadio Bruno Neri.

“Ho dei ricordi magnifici ripensando a quell’esperienza - spiega l’attaccante -, perché a Faenza ho trovato tutto quello di cui un ragazzo della mia età aveva bisogno per crescere e per iniziare a percorrere i primi passi nel mondo del calcio. La città era molto accogliente e mi piaceva camminare per il centro parlando con i tifosi, e anche il club mi è sempre stato vicino facendomi trovare a mio agio. Era insomma l’ambiente giusto per giocare a calcio”.

E’ stato dunque un amore a prima vista.
“A Faenza avevi la possibilità di sbagliare ed era l’ideale per un giovane. Ogni giorno sentivamo il sostegno dei dirigenti e grazie ai loro consigli potevamo crescere per non ripetere più gli errori nella partita successiva. Proprio lo spirito del gruppo e la voglia di aiutarsi l’un l’altro erano i nostri punti di forza, perché in quella squadra eravamo tutti ventenni con la voglia di giocare a calcio. Dentro e fuori dal campo infatti ci siamo divertiti molto”.

Come mai ha scelto proprio di trasferirsi in quel club?
“Ho incontrato il Faenza nella finale del torneo Berretti quando giocavo con il Mestre e pochi giorni dopo la partita il direttore sportivo Oscar Tacchi e il presidente Giancarlo Minardi mi hanno proposto di venire in Romagna, dicendomi di essersi subito impressionati delle mie qualità. L’occasione era delle migliori, perché rappresentava il mio esordio in una prima squadra ed era il punto di partenza per affacciarmi nei professionisti”.

A distanza di oltre dieci anni si può dire che le sue sensazioni non erano sbagliate.
“Devo ringraziare anche l’allenatore Carlo Regno (ritrovato poi alla Lazio come vice di Davide Ballardini ndr), che ha avuto fiducia in me nonostante arrivassi dalle giovanili. Il suo merito è stato di saperci motivare e ottenere il massimo da ognuno di noi non creando nessun tipo di gelosia, ma soltanto la voglia di dare tutto per quella maglia. La serenità che si respirava era la nostra arma in più”.

Dopo oltre dieci anni ha mantenuto i contatti con qualche suo vecchio compagno?
“Purtroppo con il tempo ci si perde di vista, ma con alcuni ho mantenuto vivi i rapporti tanto che nel 2007 ci siamo ritrovati in un torneo estivo a Sasso Morelli a cui mi avevano invitato (in quella squadra c’erano anche Adrian Ricchiuti e il portiere Emiliano Dei che nelle vesti di attaccante andò a segno ndr.). Appena ho ricevuto questa proposta ho subito accettato e devo dire che è stato molto divertente e anche curioso ritrovarmi a giocare insieme a ragazzi con cui avevo diviso tante esperienze da giovane”.

Un amarcord indimenticabile, anche se lei era già diventato un calciatore affermato.
“Anche in quell’occasione ho rivissuto il clima di qualche anno prima. Ritrovare ragazzi come Marco Fontana. Mauro Neri, Enrico Pomini e Daniele Mordini senza dimenticare Francesco Ricci, è stato molto bello e mi piacerebbe davvero sapere cosa stanno facendo ora tutti quelli che erano al Faenza in quella stagione. Molti di loro ora giocano a calcio soltanto per passione”.

Dopo Faenza c’è stato anche il Rimini: è diventato ormai un romagnolo doc?
“Quando posso torno volentieri in Romagna. Anche l’esperienza riminese è stata ricca di soddisfazioni, ma rispetto a quella faentina non è stata la scoperta di un nuovo mondo”.

Proprio dal Faenza poi è arrivato il grande salto con il passaggio al Genoa nel 2002.
“Ho giocato in molte squadre, ma Faenza resterà un punto fermo nella mia vita. L’unico rimpianto è legato allo spareggio perso contro il Sassuolo: avremmo meritato di restare in C2”.

Luca Del Favero