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Terremoti, cerchi nel grano e plasma

Scienziati e giornalisti studiano il pittogramma apparso a Bertinoro nella notte tra il 19 e il 20 maggio. Il collegamento con gli studi di Bendandi e Ighina

Il pittogramma apparso a Bertinoro

Foto Gian Domenico Marchi

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30/maggio/2012 - h. 21.39

ROMAGNA - Quando si entra in discussioni in cui la scienza seppur con i suoi limiti domina la scena, basta poco a scivolare nel qualunquismo. Ma quando gli studiosi di cerchi nel grano incontrano le teorie di scienziati "eretici" come Bendandi e Ighina, e soprattutto i loro studi trovano conferma in episodi sismici capaci di avvallorare le loro ipotesi, allora la chiacchiera prende piede. Quindi non c'è da stupirsi se il Sole24Ore, La Repubblica e giornalisti inglesi scendono in Romagna per capire se esiste un nesso tra il pittogramma apparso nella notte tre il 19 e il 20 maggio a Bertinoro e i terremoti che proprio da quella sera sconvolgono la bassa Emilia e i territori limitrofi. E un nesso, per questi studiosi, c'è.

Tutto parte dai  flare, esplosioni sulla superficie del Sole capaci con la loro potenza di svariate bombe atomiche di raggiungere la Terra. Gli effetti più comuni e scientificamente provati di questi eventi sono le aurore boreali. Queste esplosioni producono verso il nostro pianeta vortici di plasma che, secondo gli studiosi di cerchi nel grano, sarebbero una delle possibili cause dell'apparizione di pittogrammi. Ma non solo. Sconfinando dai trattati della scienza, su questi flare o brillamenti vengono ipotizzate, appoggiandosi alle teorie di Bendandi, potenziali cause di terremoti. Questi vortici scatenano dal centro della terra vibrazioni di risposta nella stessa misura in cui un diapason emette vibrazioni sonore dopo essere stato sbattuto contro una superficie. Queste onde, quando incontrano faglie già in tensione, possono essere causa scatenante i terremoti. Fin qui siamo a ipotesi. Ma se aggiungiamo che gli scienziati già da tempo attendevano per questo periodo tempeste di flare, allora la chiacchiera ha ragione d'esistere. E se poi un  flare di un indubbia potenza risale al 17 maggio e ha impiegato esattamente 70 ore per raggiungere la terra, allora l'ipotesi suggestiva inizia ad accreditarsi. Se poi aggiungiamo che proprio nella notte tra il 19 e il 20 maggio, a poche ore del prima sisma in Emilia, è apparso il cerchio nel grano in un podere di Bertinoro, ecco spiegata la teoria degli "eretici".

Quindi tali brillamenti con le loro vibrazioni sarebbero in grado di produrre i cerchi nel grano e di risposta, tali vortici di plasma potrebbero dal centro della terra indurre terremoti in aree dove già esiste tensione. Sono teorie separate che nei flare hanno il loro punto in comune.

Per i sismologi non ufficiali la presenza di cerchi nel grano è ininfluente. E' per gli appassionati di pittogrammi che in questo caso uno più uno fa due. Sui cerchi nel grano le teorie sulla loro origine sono due (tre considerando la mano dell'uomo) ed entrambe basate su flussi di onde e vibrazioni. Si parla di alieni ma anche, come in questo caso, di brillamenti solari che portano verso la terra emissioni di plasma. L'impatto con la crosta terreste di questo vortice è, secondo gli studiosi dei cerchi nel grano, una delle ragioni della comparsa dei pittogrammi.

"Quando il sole emette brillamenti - spiega Gian Domenico Marchi, faentino esperto e studioso di cerchi nel grano - induce emissione di plasma anche dal centro della terra. Questo plasma emesso dalla terra quanto incontra la crosta terreste se ci sono tensioni può produrre un terremoto. Dato di fatto che quel giorno di plasma ce n’era parecchio, plasma dal sole e dalla terra, il vortice plasmatico col principio della cimatica potrebbe aver creato questo pittogramma".
fto