ravenna

Si fanno sammarinesi per evadere le tasse

Scoperta dalle fiamme gialle una concessionaria di autoveicoli al centro della cosidetta esterovestizione

Renato Carosone
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31/maggio/2012 - h. 21.18

RAVENNA - "Tu vuo fa l'americano" cantava Carosone quando gli Stati uniti andavano di moda come emblema della modernità. Oggi, in termini finanziari, si possono sostituire gli States con San Marino, meno moderna ma più vantaggiosa in termini fiscali. A questo concetto si è ispirata la proprietà di una concessionaria d'automobili ravennate che per pagare meno tasse sui redditi aveva finto di essere sammarinese.

Il reato di "esterovestizione", come viene definito,
è stato scoperto dalla guardia di finanza del Comando provinciale di Ravenna, con le cui indagini ha smascherato le illecite dichiarazioni fiscali di una ditta in tutto e per tutto ravennate, ma presentata agli occhi dello Stato italiano come sammarinese. Lo scopo di questo trucchetto era pagare molte meno tasse approfittando delle aliquote più favorevoli del Titano. Un reato portato dal 2002, con ingente evasione ai danni del Fisco. Per capire la dimensione della frode, la società verificata ha omesso di dichiarare in Italia il reddito prodotto dal 2006 fino al 2009, non dichiarando ricavi per oltre 6.600.000 euro, base imponibile I.R.A.P. per il medesimo importo ed I.v.a. pari a 2.400.000.

Per sgominare l'illecito, alle Fiamme gialle
è servito un anno di lavoro, un dettagliato esame dei conti correnti dell’azienda su banche nazionali e l’incrocio dei dati risultanti dai rapporti con clienti e fornitori in tutto il territorio nazionale. Nel dettaglio, i militari del Corpo hanno accertato che i processi gestionali dell’azienda si svolgevano tutti presso l’abitazione dell’amministratore, situata a Ravenna, dimostrando che il centro effettivo degli interessi della società era situato nella città romagnola. Per dare una parvenza maggiore di credibilità, l’amministratore ravennate aveva ben pensato di assumere anche una impiegata. Peccato che la stessa abbia poi ammesso di non aver mai lavorato nella sede di San Marino. All’attività di indagine ha fornito supporto il collaterale organo sammarinese, tramite i canali di cooperazione internazionale.