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Bellettini vs Vision: la querelle finisce in tribunale

A processo il "re del racchettone", accusato di diffamazione e turbata libertà commerciale per aver ritinteggiato racchette dell'azienda dopo l'interruzione dei rapporti

Bellettini vs Vision: la querelle finisce in tribunale
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19/ottobre/2012 - h. 14.33

RAVENNA - Da una parte c’è il patron del racchettone, il presidente della Ifbt, l’international federation beach tennis. Il poliedrico 59enne ravennate Giandomenico Bellettini è praticamente l’inventore del tennis da spiaggia, quello che nel 1996 ne fissò le regole. Dall’altra c’è una tra le società più conosciute a livello internazionale proprio per i racchettoni e l’annesso materiale sportivo, la “Vision srl” di Geo Orsini. E in mezzo c’è il tribunale. Non proprio un comune campo da gioco. Anche se la materia del contendere è ancora il racchettone. Bellettini - difeso dall’avvocato Marina Tambini di Ravenna - nel processo che si è appena aperto, deve rispondere di turbata libertà del commercio e di diffamazione. Orsini - tutelato dall’avvocato Giovanni Sacchi Morsiani di Bologna - è quello che lo ha tirato in ballo costituendosi in parte civile. Materia tutt’altro che scontata visto che in argomento non esiste una letteratura così ampia come per altri reati.

Possiamo però dirvi che tutto si è innescato nel 2009 quando il rapporto tra il circuito di Orsini e la Vision si era interrotto per cause non ancora specificate nel dibattimento partito giusto martedì scorso davanti al giudice monocratico Milena Zavatti. Al centro del caso, oltre a materiale pubblicato da un sito presumibilmente riconducibile a Bellettini e ritenuto screditante dalla Vision, ci sono alcune racchette a suo tempo sequestrate dalla guardia di Finanza. In totale una ventina di pezzi di marca Vision: ma ridipinti dopo la rottura dei rapporti e poi consegnati agli atleti. Come mai? Secondo la difesa, un anno prima dei fatti il Bellettini aveva comperato uno stock di attrezzi. Lo statuto del campionato imponeva del resto agli atleti di indossare un certo tipo di abbigliamento e di maneggiare solo determinate racchette. Ma dato che lui di Vision non ne voleva più sentir parlare, aveva semplicemente pennellato sul marchio. Attenzione però: non le vendeva quelle racchette, ma le dava agli sportivi perché gareggiassero con esse. Come dire, nessuna frode ma una semplice operazione di copertura di un marchio. Da parte loro i giocatori avevano confermato che avevano solo accettato il regolamento senza nessun acquisto. E poi - continua la difesa - quelle racchette le aveva consegnate lui stesso ai militari dato che non aveva nulla da nascondere.

In quanto alla diffamazione, tutto viene ricondotto a questioni secondarie legate a un articolo con accenni al lavoro minorile in Pakistan. E a un evento di cronaca locale cliccando sul quale compariva il nome della controparte. Di tutt’altro avviso la parte civile. A partire proprio dalla presunta diffamazione: altro che accenni al lavoro minorile in Pakistan. In quell’occasione si era addirittura mossa l’ambasciata del Paese asiatico per avere delucidazioni dalla Vision con un conseguente impatto definito deflagrante sulla società. Posizione opposta anche sulla questione racchettoni per i quali la srl ritiene di essere stata vittima di un caso di concorrenza sleale aggravata dal mezzo fraudolento, così come finora prospettato dalle indagini coordinate dall’allora pm Gianluca Chiapponi (più di recente passato in procura generale a Bologna). Insomma, una sorta di aggravamento del corrispondente illecito civile.

In particolare era accaduto che i rapporti tra Bellettini e la Vision si fossero interrotti di colpo. Da ciò era derivata una specie di rottamazione delle racchette Vision con consegna agli atleti di altri marchi. E si arriva alle ormai famose pennellate di un numero definito imprecisato di pezzi con conseguente sequestro. Fino a qui versioni divergenti e  inconciliabili. Altrimenti mica si sarebbe arrivati a processo visto che entrambi i reati configurati sono a querela. Nella prima udienza sono state acquisite tutte le dichiarazioni rese da atleti e altri testi sia alla polizia giudiziaria che agli avvocati. Il giudice ha poi sollecitato un accordo tra le parti e ha rinviato a metà febbraio. E’ lì che conosceremo l’esito della partita.

ACo