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Le contestazioni del fisco a Marco Melandri

Il pilota è stato condannato a 19 mesi. Tutto è nato da un accertamento dell'Agenzia regionale

Le contestazioni del fisco a Marco Melandri
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26/ottobre/2012 - h. 15.45

RAVENNA - Non  gli sono bastate la sua iscrizione in palestra, l’atto di locazione e poi di acquisto di un immobile a Derby e la lunga lista di persone disposte a raccontare davanti al giudice che lui oltremanica ci viveva per davvero. Per il tribunale quella in Inghiterra era stata solo una residenza fittizia con fini fiscali. Meno imposte da pagare all’erario italiano insomma. Imputazione che nella tarda serata di ieri è costata a Marco Melandri, il 30enne motociclista ravennate, una condanna a un anno e sette mesi di carcere (pena sospesa).

Il pm Isabella Cavallari aveva chiesto
giusto due mesi in più al termine di una requisitoria nella quale aveva preso in esame flussi monetari e patrimonio dell’imputato per dimostrare che, nonostante quella residenza inglese, il centro dei suoi interessi fosse rimasto l’italianissima Ravenna. Mentre la difesa (avvocato Stefano Vezzadini di Bologna) aveva chiesto l’assoluzione del campione romagnolo al quale aveva attribuito una reale permanenza inglese. Per capire nel merito la decisione del giudice Corrado Schiaretti, dovremo attendere che vengano depositate le motivazioni. Nel frattempo ci rifacciamo a quanto esposto in aula da un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, sezione di Ravenna, sulla base dell’accertamento notificato al pilota nella primavera del 2008.

I fatti contestati a Melandri si rifanno agli anni 2003, 2004 e 2005. Ma attenzione perché per il primo anno, per il quale il reddito è stato stimato in un milione e 100 mila euro, tutto è caduto in prescrizione. Ecco che allora il processo ha riguardato gli ultimi due anni per i quali è stato calcolato un reddito rispettivamente di 700 mila euro e di un milione e 800 mila euro. Il funzionario, un 52enne forlivese, ha spiegato che tutto era nato da accertamenti dell’Agenzia regionale la quale aveva poi trasmesso gli atti per competenza a Ravenna. Dalla documentazione era emerso che Melandri nel dicembre del 2000 aveva chiuso partita Iva e si era iscritto all’aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero. Nella fattispecie in Gran Bretagna, dove la legge consente di avere residenza senza domicilio fiscale: in questo modo alla Regina si pagano imposte per il solo reddito prodotto là. Tutto il resto al Governo inglese non interessa. Il teste ha qui ricordato l’analogo caso accaduto a Valentino Rossi (che per il versante penale ha chiesto di patteggiare sei mesi). E ha precisato che pure il pilota spagnolo Carlos Checa a un certo punto della sua vita s’era fatto inglese.

Ma quanto aveva dichiarato Macio
all’erario d’Albione? Nel 2001 circa 15 mila sterline, nel 2002 circa 60 mila e nel 2003 circa 56 mila. Che in euro fanno 24 mila, 95 mila e 81 mila. Circa. Tutta qui la disponibilità del ravennate? Secondo l’Agenzia c’era dell’altro. Tanto più che in quegli anni il Melandri, tra 250 e MotoGp, viaggiava veloce in scuderie come Aprilia, Yamaha e Honda. Ecco spuntare l’elenco dei gran premi corsi e quello degli sponsor ufficiali. Quindi le presenze a introito, i diritti all’immagine gestiti da una società irlandese. E poi ci sono i biglietti aerei. E le presenze in Italia, “soprattutto a Ravenna” ha garantito il funzionario sebbene la difesa abbia fatto presente che quelle documentate in cinque anni non sarebbero più di 35. Nella mole di dati, ampio spazio è stato dato a un’agenzia immobiliare, la M1 (che ricorda il nome di una Yamaha) il cui legale rappresentante era stato prima la sorella dell’imputato, quindi dal 2009 lo stesso Melandri. C’è che negli anni finiti al vaglio, tale immobiliare aveva realizzato investimenti congrui. A partire dalla villa di Piangipane con 11 vani e piscina dove ora risulta residente il campione: era stata comperata per 590 mila euro nel 2006 e affidata, tramite contratto di locazione, alla sorella del campione per 12 mila euro all’anno.

Direttamente a Melandri è stata ricondotta
una villetta a schiera a Madonna dell’Albero acquistata per 157 mila euro e data nel 2001 in comodato al padre. Altri immobili, questa volta due garage, erano stati comperati sempre a Piangipane nel 2004 per 64 mila e 70 mila euro. Al vaglio anche i veicoli intestati a tutta la famiglia Melandri. Oltre naturalmente ai bonifici inviati tra il 2001 e il 2006 tramite una banca austriaca: 594 mila euro alla sorella e 807 mila al padre, secondo l’anagrafe tributaria. Residenza inglese definitivamente chiusa a fine 2007, anno per il quale Macio era tornato a pagare le tasse in Italia anche se il certificato di residenza è del dicembre 2008. Per il 2006, secondo quanto puntualizzato dalla difesa, un procedimento penale sempre in materia tributaria era stato archiviato dal pm Daniele Barberini. Mentre con il fisco nel 2008 s’era raggiunto un accordo per mettere tutto a posto. Sul versante penale, toccava però ancora fare i conti con l’accertamento per gli anni precedenti. E alla luce del quadro emerso, il pm non ha avuto dubbi: l’attività di Macio era concentrata in Italia, era lì che avrebbe dovuto pagare le tasse. Ma dato che al momento non risulta lo abbia fatto nemmeno in altri Paesi del mondo, ecco la ragione della pesante richiesta di condanna.

Andrea Colombari