Romagna

“In Romagna c’è il culto della ignoranza”

Maurizio Ferrini: “A Riccione sono snob e convinti che viale Ceccarini, dai tempi del Duce, sia il centro del mondo”

“In Romagna c’è il culto della ignoranza”

Maurizio Ferrini sul pedalò con la fidanzata

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03/agosto/2013 - h. 18.52

RICCIONE - Credo che in Romagna ci sia il culto dell’ignoranza perché i romagnoli sono convinti che senza cultura si sia più veri e spontanei”. Chi pronuncia questo giudizio, “duro e puro”, è a sua volta un romagnolo doc, di Cesena, ma che ormai quelli di “una certa età” associano alla “banda Arbore”: Maurizio Ferrini. Il tormentone che lo ha fatto conoscere al grande pubblico è ormai un classico, “Non capisco, ma mi adeguo”. Ma torniamo alla definizione che dà dei suoi conterranei Ferrini, che per una sera si è fermato a cena al Club Nautico di Misano, invitato dal presidente Michele Laganà. “Invece, in Emilia, è vero il contrario perché lì c’è cultura - spiega, lasciando da parte il suo personaggio ‘comico’ e vestendo i panni del romagnolo, Ferrini -. A questo proposito credo che personaggi quali Alessandri, di Technogym, e Amadori, dei polli, hanno il dovere di foraggiare la cultura e l’arte in Romagna. Lo devono moralmente per ritornare al territorio ciò che hanno preso. Il mio è un invito, che spero di poter verificare concretamente”.

Ma lei come vede la voglia di separazione della Romagna dall’Emilia?
“Sono convinto che la Romagna debba restare unita all’Emilia poiché tra le due parti c’è affinità. Chiaramente parlo dell’aspetto culturale, che si compensa, poiché poi non entro negli aspetti economici e di potere che qualcuno vuol usare per dividere la regione”.

Lei, che ha avuto casa per quasi due anni a Riccione, in pieno Paese, cosa ci dice dei riccionesi?
“Sono snob e credono di vivere in una ‘zona protetta’, come i fenicotteri rosa in Sardegna. Quelli di Riccione guardano con distacco, dall’alto in basso, quelli di Rimini come per dire ‘noi sì che sappiamo tutto’. Non dimentichiamo che per i riccionesi viale Ceccarini, fin da quando c’era il Duce, è la Costa Azzurra, anzi, di più: il centro del modo”, dice sorridendo Maurizio Ferrini.

Su queste pagine abbiamo scritto che su queste spiagge il pedalò è ormai un pezzo da museo. Lei che, in Quelli della notte, faceva il rappresentante di pedalò della ditta “Cesenautica”, cosa ci dice in proposito?
“Ma che museo e museo. Ho girato il mondo e ho trovato pedalò sia sulle spiagge di Cuba che della Thailandia, come di tanti altri paesi. La verità è che Riccione ci tiene a essere una spiaggia ‘trendy’, che anticipa le mode. Ormai per queste zone il pedalò non è più ‘figo’, non si abbina con l’happy hour. Invece penso che il pedalò sia un modello popolare, che fa parte della spiaggia di tutti e per tutti”.

Maurizio Ferrini è però un po’ “scomparso”, dopo il travolgente successo degli anni ‘80 e ‘90, sia dal piccolo che dal grande schermo. Come mai?
“Uno dei motivi è che ho detto no a tante pellicole, tra cui i cinepanettoni, poiché non riesco a far ridere con le cose volgari. Non mi vengono le battute”.

Ora, quasi come ritorsione, lei che voleva far costruire un muro - per dividere l’Italia del Nord da quella del Sud - ad Ancona, abita proprio in questa città.
“Ricordo che, nell’estate del 1985, l’allora sindaco mi invitò a un comizio-consiglio comunale, con tanto di delibera ‘taroccata’, proprio per scegliere il posto dove far costruire il ‘muro di Ancona’. Ora vivo da circa 7 anni in questa città, insieme a Lucia Pozzodivalle. E’ il posto dove sono rimasto più a lungo”.

Ora che conosce Ancona, dove costruirebbe “il muro”?
Maurizio Ferrini ci pensa un po’, poi conclude: “A Nord”. In pratica la capitale della regione Marche andrebbe così a far parte dell’Italia del Sud, il che la dice lunga. (epi)