Rimini

Il narcotrafficante di hashish ora vuole cambiare la legge

Preso con tre complici e con 138 chili di droga, gli inquirenti arrivarono a lui indagando sull’omicida del taxista e sulla morte di un malavitoso amico di Zinnanti

Il narcotrafficante di hashish ora vuole cambiare la legge
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09/novembre/2013 - h. 18.50

RIMINI - Droga ne muoveva a quintali, al punto che in un’intercettazione, implora il suo interlocutore di portargliene di meno “sennò mi ingolfa”. Di hashish, il milanese Davide Roberto, 38 anni, domiciliato a Rimini, inondava la riviera romagnola. E quando la squadra mobile lo ha arrestato con le mani nel sacco, insieme a tre complici, la bilancia della polizia si è fermata a 138 chili. Nel cofano della Citroen C5 parcheggiata in un casolare abbandonato vicino al casello di Rimini nord, la polizia aveva trovato la bellezza di 1200 panetti di hashish del peso di un etto ciascuno contraddistinti dalla scritta “Axa” mentre altri 200 panetti, sempre di un etto ciascuno, riportavano la marca “king”. Circa 300mila spinelli per i quali Davide Roberto &Co rischiano qualcosa come 20 anni di carcere. Ma c’è un ma. Gli avvocati della difesa, accodandosi a tre illustri precedenti discussi nelle aule di giustizia italiane, hanno sollevato la legittimità costituzionale della cosiddetta legge Giovanardi - Fini che nel 2006 equiparò le droghe leggere a quelle pesanti. Tra dicembre e gennaio la Corte costituzionale dovrebbe pronunciarsi e stabilire se quella norma deve essere riscritta. Se i giudici della Corte costituzionale confermassero che si tratta di una legge ingiusta, il narcotrafficante finito ieri davanti al gup rischierebbe una condanna molto più bassa, con una pena compresa fra i 2 e i 6 anni.

Gli avvocati della difesa
(Giuliano Renzi e Alessandro Melchionda per l’imputato principale, Tiziana Casali, Cesare Brancaleoni e Sabino Lupo per gli altri tre) hanno pertanto chiesto al giudice di rinviare gli atti del procedimento penale in corso alla Corte Costituzionale. Il giudice Sonia Pasini si è riservata di decidere e scioglierà la sua riserva soltanto il 19 dicembre quando si terrà la prossima udienza. Insieme a Davide Roberto sono finiti alla sbarra anche i due fratelli francesi Nourredine e Brhaim Bouferchadi di 37 e 39 anni (che avevano fatto da staffetta all’ingente carico) e il trasportatore vero e proprio, lo spagnolo Eduardo Roland di 59 anni. Sono ancora tutti in cella. I quattro narcotrafficanti erano finiti sotto inchiesta a seguito delle indagini svolte dopo l’omicidio di Leonardo Bernabini, il taxista abusivo freddato da due colpi di arma da fuoco da Marco Zinnanti. Dopo l’arresto di Zinnanti, la squadra mobile, coordinata dal sostituto procuratore Davide Ercolani, nel corso di un sopralluogo all’appartamento da cui era passato l’omicida aveva trovato un chilo e 700 grammi di droga (hashish), 60 grammi di cocaina , più di 120 mila euro, di cui 46mila confezionati sotto vuoto, pistola e munizioni. Durante l’interrogatorio davanti al gip Zinnanti ha dichiarato di aver detenuto il materiale per conto di una persona di cui non avrebbe voluto fare il nome. A quel punto la polizia aveva svolto accurate indagini nell’ambito delle amicizie di Zinnanti e di Curzio Bergantino, un milanese di 38 anni morto il 19 agosto dello scorso anno, stroncato da una dose di eroina. A chiamare i carabinieri dopo aver trovato il cadavere dell’amico era stato proprio Zinnanti. Curzio Bergantino non era un personaggio di secondo piano.

Finito dentro e fuori dal carcere a partire dall’età di 20 anni quando aveva sparato ad un carabiniere, era chiamato il terrore dei supermarket per le numerose rapine compiute nel corso di un ventennio. In Romagna si era fatto conoscere perché faceva parte di una banda che aveva movimentato qualcosa come una decina di chili di hashish in un mese, un’inchiesta che partiva dalla Sicilia ed arrivava in regione. Ed è stato probabilmente scrutando tra le amicizie di Bergantino che sono saltate fuori le scottanti trattative tra Davide Roberto e un misterioso signor Bruno residente in Olanda. A quel punto agli inquirenti è bastato puntare i fari sul milanese domiciliato in Riviera. Per essere certi di non farsi fuggire alcun passaggio, delle telecamere sono state piazzate in pianta stabile davanti alla sua abitazione e, naturalmente, sono state intercettate tutte le sue utenze anche se, furbescamente, l’uomo si spostava nelle cabine telefoniche del comprensorio. Precauzioni che però non sono bastate a evitargli le manette.

Fausta Mannarino