Rimini

Caso Tucker: tubo "assolutamente inutile" e prescritto

La Cassazione pur non entrando nel merito ha considerato colpevoli i vertici dell’azienda Tucker

Caso Tucker: tubo "assolutamente inutile" e prescritto
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07/gennaio/2014 - h. 10.21

RIMINI - Il tubo Tucker? “La pressoché assoluta inutilità del dispositivo deve ritenersi dato ormai pacificamente acquisito al processo”. A intonare il “de prufundis” per il tubo dei miracoli che prometteva risparmio energetico e abbattimento dell’inquinamento, sono i giudici della Suprema corte. Pur non essendo facoltà della Cassazione di riesaminare tutti gli aspetti della causa ma solo di verificare la corretta applicazione delle norme del diritto, i giudici di legittimità hanno messo nero su bianco parole importanti sul processo Tucker che di recente si è chiuso per intervenuta prescrizione. Insomma, prescritto o non prescritto, per il tubo sarebbe finita male. Pur non potendo entrare nel merito, la Cassazione ha però compiuto alcune valutazioni data la presenza delle parti civili. Alla Cassazione si erano rivolti i vertici dell’azienda (Mirko Eusebi, Simone Ambrogiani, Ivana Ferrara, Serenella Pierfederici, Osvaldo Salvi) mettendo in rilievo vari aspetti, tra i quali l’inosservanza delle norme sulla competenza territoriale, l’aver criminalizzato un sistema di vendita, ovvero il “multilevel marketing” in Italia legittimo, confondendolo con lo “schema di vendita piramidale”, non aver tenuto conto degli studi scientifici relativi agli effetti dei campi magnetici su alcune sostanze fluide, di aver illogicamente negato, nel processo, l’ingresso di una perizia appositamente svolta nel cosiddetto “Tucker bis” nel quale il perito Ettore Pollini aveva quantificato un risparmio di consumi quantificabile intorno al 10 per cento.

“Le censure difensive - esordiscono i giudici di Cassazione - sottopongono a questa Corte questioni astrattamente meritevoli di approfondimento , sulle quali però è ormai preclusa ogni possibilità di rinvio al giudice di merito, attesa l’ormai intervenuta prescrizione anche del reato associativo. La dichiarazione della prescrizione assorbe ogni altra questione, non essendo dato, per altro verso, di rilevare dagli atti la prova positiva dell’innocenza dei ricorrenti”. Per quanto riguarda la “competenza territoriale” che le difese dell’azienda avrebbero voluto spostare in Toscana luogo in cui si costituì la società produttrice, la Suprema Corte ha invece ritenuto Rimini il posto corretto in quanto luogo in cui si organizzarono le conventions per mettere in atto le strategie di vendita in un momento, fra l’altro, in cui il dispositivo “aveva sicuramente rivelato la sua inefficacia”. Bocciato il ricorso anche sul punto riguardante una presunta violazione del diritto di difesa. Come si ricorderà gli avvocati avevano lamentato la mancata concessione dei “termini a difesa” per poter studiare gli atti dopo essere subentrati ai precedenti legali nel corso del processo. Per i giudici si tratta di una considerazione pretestuosa e una mera strategia mirata a dilatare i tempi del processo (puntando alla prescrizione, ndr) considerata la complessità dell’istruzione probatoria.

Anzi, secondo la Corte “in simili casi la richiesta di termini a difesa concreta un abuso delle facoltà processuali”. Per quanto concerne le valutazioni sull’efficacia o meno del dispositivo, i giudici di Roma sottolineano: “ La Corte non si limita a rileveare che il perito incaricato finì per essere incriminato per il reato di falsa perizia ma sottolinea anche a giustificazione dell’affermata inutilità della prova , l’inadeguata metodica seguita dallo stesso perito nell’indagine tecnica”. Inoltre aggiungono che al di là degli studi scientifici sul funzionamento dei campi magnetici, il tubo Tucker “è di fatto miseramente fallito nei suoi impieghi pratici”. Il sistema di vendita: non era in discussione il multilevel ma la distribuzione di un prodotto fasullo. E poi l’affondo finale nel settimo ed ultimo punto della sentenza: “Agli effetti civili va riaffermata la virtuale responsabilità di tutti i ricorrenti tanto per il reato associativo che per i reati di truffa”.

Fausta Mannarino