Rimini

Ciao Gaspare, un genio del clarinetto

Falciata la famiglia Tirincanti. Nel giorno dei funerali della suocera, muore il grande musicista

Ciao Gaspare, un genio del clarinetto
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07/agosto/2014 - h. 16.13

RICCIONE - Il volto della morte è la vita. Gli occhi aperti come a succhiare il mondo, l’ultima volta. Con compassione – non con avidità. Come se a chi è sulla soglia della morte fosse dato il dono di perdonare i vivi. Gaspare Tirincanti aveva occhi enormi e luminosi, l’altro ieri, all’Ospedale di Cattolica. Le mani lunghe, dalle dita nobili. In una fotografia di molti decenni fa, scattata nella ruvida campagna riccionese, c’è un bimbo in primo piano. Avrà dieci anni, è biondo, solido, bellissimo in mezzo alla ciurma di parenti dal viso quadrato e leggermente ottuso. Imbraccia un clarinetto. Come fosse una splendida mitraglia. Lui è “Nello” Tirincanti, il papà di Gaspare. Nel 1960 “Nello” scende dalla campagna sul mare e insieme alla moglie, Alba Semprini, apre “La Baita”, uno dei locali storici di Riccione. Ci hanno suonato Little Tony e Sergio Endrigo, Claudio Baglioni, Patty Pravo, i Nomadi, Loredana Bertè… Gaspare, giovanissimo, comincia a giocare con gli strumenti lì, in quel covo dove è passata la miglior musica italiana. Il fratello di Gaspare, Luciano, ora vicesindaco a Riccione, impara, intanto, cosa vuol dire essere un imprenditore nel campo turistico. Di mattina Gaspare studia percussioni e clarinetto al Conservatorio “Rossini” di Pesaro; di sera si lancia in sterminate jam con i musicisti della “Baita”.

Ma Riccione non è un’incubatrice di genialità: nel 1970, quando muore il padre, Gaspare vince il concorso per percussionista all’Orchestra Santa Cecilia a Roma e se ne va. Due anni dopo è primo clarinetto al “Carlo Felice” di Genova. L’anno dopo ancora, nel 1973, la consacrazione: Gaspare vince il concorso per primo clarinetto al Teatro alla Scala di Milano. Sosterrà il ruolo fino al 1979: la sua presenza nella più importante orchestra italiana coincide con gli anni in cui Claudio Abbado ha diretto il Teatro, tra i più straordinari della storia musicale del Paese. Come i veri, grandi artisti Gaspare Tirincanti non badava alla fama, non ha “messo a frutto” il suo talento. Docente di clarinetto all’Istituto Musicale “Peri” di Reggio Emilia, negli anni Ottanta, con la moglie e la figlia Veronica, dopo aver suonato in ogni angolo del pianeta, ritorna a Riccione. Tra i più grandi clarinettisti d’Italia – strumento di enigmatica complessità – geniale percussionista – il figlio Claudio ne ricalca le orme alla batteria – virtuoso del pianoforte. Parlava con la musica, dice chi lo ha conosciuto. Gentile ma pudico, amava isolarsi nel gorgo della sue creazioni musicali: in Viale Settembrini tutti hanno memoria delle sinfonie che s’alzavano come neve dalla stanza al primo piano del civico 5. Non è diventato Giovanni Allevi o Stefano Bollani, non è diventato uno dei tanti musicisti di allevamento utili a far cassa, a sfoderare cachet imbarazzanti. Ha custodito la propria arte con scontrosa dedizione, austera grandezza. Molti ricordano uno spericolato duetto con Lucio Dalla alle “Conchiglie”, un paio di decenni fa; seguace di Benny Goodman, con Henghel Gualdi è riconosciuto il più grande interprete dello stile swing del clarinetto.

Autore del pezzo virtuoso “Clarinettologia”, l’Everest per chiunque voglia possedere con pienezza lo strumento, ha realizzato innumerevoli registrazioni dal repertorio classico: indimenticabili le versioni del “Concerto per clarinetto e orchestra K 622” di Mozart. Sulle note dell’Adagio, di sovrumana commozione, si svilupperà il funerale di Gaspare, domani, ore 15, nella Chiesa Nuova di San Martino, in viale Diaz, dove questa sera, alle 20,30, si terrà il rosario. Le Sonate di Brahms pubblicate da Sipario Dischi, conservano la nota storico-critica di Manuela Longhi, la moglie di Gaspare, custode del suo talento. <+nero>Falciata dalla morte del marito nello stesso giorno in cui si è svolto il funerale della madre, Isotta Pasini. C’è qualcosa di irrisolto in un paese, Riccione, che non ha fatto nulla per esaltare il suo musicista più grande. Che la morte, perciò, sfoghi nella vita. Come noi che siamo annegati e risorti, diluiti, negli occhi di Gaspare. (D.B.)