Rimini

Pantani ucciso dagli psicofarmaci

Le conclusioni del professor Tagliaro escludono l’omicidio. L’inchiesta si avvia all’archiviazione

Pantani ucciso dagli psicofarmaci
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10/marzo/2015 - h. 09.23

RIMINI - Abuso di psicofarmaci. E’ in questa triste verità che va ri- condotta la morte di Marco Pantani. E’ escluso l’omicidio. La cocaina era stata assunta in dose massiccia, ma rimane una concausa del decesso. Era un assiduo consumatore e già in altri casi quantità simili non sono state determinanti. Per l’atleta il mix è stato letale, ma non è stata la maledetta polvere bianca a provocarne la morte. L’ultimo capitolo sul caso Pantani è stato scritto e porta la firma del medico legale Franco Tagliaro, a cui il procuratore capo Paolo Giovagnoli ha affidato l’incarico di svolgere la nuova perizia sulla morte del ciclista.

L’esperto ha ultimato gli esami sui test tossicologici e l’esito smentisce l’ipotesi di omicidio. Overdose, questa la conclusione che arriva dall’Istituto di Medicina Legale di Verona. Un esito che arriva come una doccia fredda su chi ha visto fino all’ultimo il barlume di un assassinio. Infatti, nella perizia, viene indicato che “non sono emersi elementi tali da ipotizzare concretamente un’assunzione sotto costrizione dei farmaci e dello stupefacente”. Il campione delle due ruote avrebbe ingoiato un’esagerata quantità di medicinali, ed è difficile poter af- fermare se fosse cosciente di ciò che faceva o non si è reso conto di quanti ne buttasse giù per alleviare le sue sofferenze e forse per far tacere l’eco di una solitudine che sentiva nel cuore. Medicinali e droga. Questi, purtroppo, gli avversari con cui ha diviso l’ultimo viaggio. La salita che non è riuscito a scalare. L’ultima immaginaria pedalata lo ha trascinato in una discesa vorticosa, un sentiero senza ritorno. La tappa finale l’ha disputata con se stesso all’interno della stanza D4 del residence Le Rose di Rimini nel giorno di San Valentino. Il 14 febbraio 2004.

A distanza di 11 anni dalla morte la storia di Marco Pantani ha continuato ad alimentarsi, l’ascesa e la caduta di un uomo sopraffatto dalla vita, nonostante il talento e le persone che intorno a lui hanno cercato di aiutarlo, a loro modo. Nessun presunto assassino in quella camera, in cui si era barricato dall’interno. La nuova inchiesta - aperta lo scorso luglio con ipotesi di omicidio volontario, in seguito all’esposto presentato dalla famiglia del ciclista - si incammina verso l’archiviazione, il Pm Giovagnoli si appresta infatti a depositarne la richiesta. Non sono emersi elementi che possano far pensare all’omicidio. Rispetto alla prima perizia la causa della morte viene associata ai psicofarmaci, la cocaina rimane l’altro elemento che ha contribui- to, ma non ha più il ruolo decisivo intravisto nella perizia dell’inchiesta del 2004 eseguita dal dottor Giuseppe Fortuni. Per molti è la cronaca di un finale già annunciato, per altri il frantumarsi di certezza nutrita per 11 anni.