Rimini

De Meis lascia la guida del ‘Cocoricò’

Dopo la morte del giovane Lamberto si arrende: “La mia battaglia contro la droga è persa”

De Meis lascia la guida del ‘Cocoricò’
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26/luglio/2015 - h. 11.36

RICCIONE - Mi rendo conto di essere solo nel combattere una guerra che non solo non ho la possibilità di vincere, ma nemmeno di contrastare efficacemente. Mi sento impotente, ed è per questo che rassegno le dimissioni dal ruolo di general manager del Gruppo Cocoricò”.

Fabrizio De Meis sceglie la sala del “Titilla” per annunciare “una decisione maturata già da alcuni giorni”. La morte di Lamberto Lucaccioni, il 16enne di Città di Castello che si è sentito male sabato scorso all’interno della discoteca dopo aver assunto una dose da cavallo di Mdma, ha lasciato il segno e aperto una lunga e profonda riflessione.

“In questi tre anni alla guida del Cocoricò credevo di aver fatto tanto per contrastare la cultura dello sballo, della trasgressione, dell’eccesso. Ma sabato sera mi sono reso conto che tutto questo non è bastato, sabato sera un ragazzo giovanissimo ha perso la vita. E poco importa se, come riferito dalle forze dell’ordine, Lamberto abbia preso la droga nella sua città, centro metri prima o cento metri dopo il locale. So solo che sabato sera è morto un 16enne”. De Meis sventola bandiera bianca. Si arrende davanti a quello che lui considera “un cancro che colpisce a tutte le latitudini del mondo. Che colpisce non solo Riccione o il Cocoricò, altrimenti sarei stato io per primo a chiudere il locale”.Si arrende perché nonostante “la caccia agli spacciatori, gli imponenti controlli messi in atto dal servizio di sicurezza, le oltre 50 telecamere di videosorveglianza piazzate all’interno e all’esterno della discoteca, il presidio medico fisso a nostre spese e la campagna di sensibilizzazione contro le droghe”, sabato scorso è morto un ragazzo. Si arrende perché “non ho strumenti adeguati, non ho il supporto delle legge né tantomeno quello delle istituzioni nazionali, che hanno ignorato un disegno di legge presentato in Parlamento, grazie all’aiuto dell’onorevole Sisto, chiamato “Daspo per le discoteche”. Un provvedimento che avrebbe impedito a chi si fosse macchiato di reati di avere accesso nei locali da ballo”. 

Si arrende perché il Cocoricò, “pur non essendo più quello degli anni ‘90, tempio della musica estrema e dello sballo, ancora oggi viene visto come tale”. Si arrende perché “è inaccettabile sapere che il pusher che ha ceduto la droga a Lamberto sia ancora in libertà e, volendo, potrebbe entrare di nuovo al Cocoricò mentre noi non potremmo fare nulla per impedirglielo. Questa, purtroppo, è la legge”.

Eppure De Meis avrebbe voluto continuare a combatterla questa guerra. Come? “Penso a Ibiza e al tampone per verificare se una persona ha assunto droga prima di entrare in discoteca, con la possibilità di vietarne l’accesso. Penso a una maggiore collaborazione tra noi imprenditori, politica e forze dell’ordine. Troppo spesso, infatti, ci dimentichiamo di volere la stessa cosa: un divertimento sano per i nostri giovani”. Giovani che anche venerdì sera hanno riempito la “Piramide” per assistere alla performance del dj di fama mondiale Sebastian Ingrosso. Una scelta, quella di non annullare la serata proprio nel giorno del funerale di Lamberto, spiegata così dall’ormai ex general manager: “Non lo nego, siamo stati indecisi fino all’ultimo, ma poi abbiamo pensato di cavalcare l’enorme attenzione mediatica che si è concetrata sul locale per lanciare ai giovani un segnale ben preciso: «la droga ti uccide» (scritta che campeggia a caratteri cubitali su uno dei tre maxi cartelloni posti all’ingresso della discoteca, ndr). Inoltre abbiamo postato sulla nostra pagina Facebook il minuto di silenzio osservato venerdì sera in memoria di Lamberto. Un video che ha già avuto quasi 5mila visualizzazioni e oltre mille condivisioni. La disapprovazione dei suoi genitori? Da uomo la comprendo”.

E a chi gli chiede se tema una maxi chiusura del locale, De Meis risponde secco: “Se ci sarà un provvedimento amministrativo per quanto successo sabato scorso lo accetteremo come abbiamo sempre fatto. Discorso diverso, invece, se la chiusura dovesse arrivare sulla base del dossier (contenente gli episodi più gravi avvenuti negli ultimi due anni nel locale, ndr) che i carabinieri stanno preparando.

Con le forze dell’ordine c’è da sempre grande collaborazione: addirittura ci siamo autodenunciati più volte ammettendo di aver agito contro la legge nel perquisire i clienti, nell’accompagnarli in apposite stanze per controllare se avessero addosso della droga e nel segnalarli a carabinieri o polizia. Tutto questo per evitare che all’interno del locale si consumi lo spaccio. Di sicuro, se stangata sarà, come sento auspicare da più parti, il Cocoricò e le oltre 200 persone che ci lavorano, rischiano di finire sul lastrico”. Una resa dolorosa, quella di De Meis, che al momento non contempla ripensamenti: “Se è fattibile che torni sui miei passi? No, finchè non mi sarà data la possibilità di combattere questa guerra ad armi pari”.

Dello stesso pensiero anche Alessandro Catrani, legale del Gruppo Cocoricò: “Io desidero semplicemente ricordare i grandi sforzi, sotto gli occhi di tutti, che da anni portiamo avanti in team, me compreso, in tema di prevenzione di reati, di uso di droghe e di fatti cruenti. Attività che ci hanno portato ad interagire sinergicamente addirittura con la Comunità di San Patrignano e col mondo dello sport giovanile. Perdere una figura come Fabrizio De Meis significa rinunciare a un imprenditore capacissimo, intelligente, sensibile e leale; un autentico leader nel suo settore; persone così, a mio avviso, andrebbero aiutate e non lasciate sole. Specie prima di comprovate responsabilità da potergli contestare secondo legge”.

Lamberto Abbati