Femminicidio di Riccione

“Per te farei di tutto”. “Anche uccidermi?”

E’ l’ultimo scambio di battute tra l’assassino e Olga, che non credeva il suo uomo capace di arrivare a tanto

“Per te farei di tutto”. “Anche uccidermi?”

Olga Matei

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11/ottobre/2016 - h. 13.03

Ha riconfermato per filo e per segno anche davanti al gip Fiorella Casadei quanto già dichiarato giovedì scorso al magistrato Davide Ercolani. “Ero andato da Olga per chiarire, volevo sapesse che le mie insicurezze con le donne erano dovute a ciò che era successo in passato con mia moglie... Lei, però, non voleva più ascoltarmi perché aveva già deciso che la nostra relazione era finita”. Michele Castaldo (difeso dall’avvocato Monica Castiglioni) ha ripercorso ancora una volta, in maniera fredda e lucida, gli istanti che hanno preceduto la morte della sua compagna, Olga Matei,
46enne moldava, aggiungendo un particolare inedito: “Mentre stavamo litigando, le ho detto che pur di non perderla avrei fatto qualsiasi cosa, e la sua risposta è stata: «Anche ammazzarmi?». 
Non c’ho più visto, le ho messo le mani intorno al collo e ho stretto”. Olga non è riuscita a difendersi, ma ha avuto il tempo di rendersi conto cosa le stava succedendo. La morte per “strozzamento”, infatti, sopraggiunge non prima di un minuto. Un lasso di tempo interminabile per chi sta realizzando quello che accadrà di lì a poco. Castaldo, che dal reparto di Psichiatria dell’ospedale Infermi è stato trasferito ieri pomeriggio nel carcere riminese dei Casetti, durante l’udienza di convalida del fermo non ha mostrato alcuna emozione. 
Mentre descriveva al giudice come aveva ucciso la sua Olga, dal viso del
54enne campano non è scesa nemmeno una lacrima: “Sono pentito per quello che ho fatto, anche se so che le mie scuse non riporteranno in vita Olga”. Nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere, il gip Casadei ha evidenziato “il concreto pericolo che l’indagato, se liberato, possa commettere reati della stessa indole”. Castaldo “ha dimostrato di non avere adeguata percezione del concreto valore del bene primario della vita” e “di
considerare il partner come persona che debba stare alle condizioni da lui fissate, escludendo ogni possibile dialogo alla pari”.
Per il giudice, infatti, “il caso concreto assume i caratteri propri del cosiddetto
‘femminicidio’, in quanto rivela la natura egoistica del partner che, non accettando la fine della relazione, continua a pretendere di imporre il rapporto, prevedendo quale unica soluzione alternativa al rifiuto dell’altro, la sua soppressione fisica, non potendo accettare che costui possa in autonomia ricostruire una socialità indipendente dalla sfera dell’uomo che ha lasciato”. Del resto, “eloquente - conclude il gip - è la frase che Castaldo, mentre sta strangolando Matei, le ripete: «Tu devi essere mia e di nessun altro»”. Come a dire, “o con me o con nessuno”.
Lamberto Abbati
Ha riconfermato per filo e per segno anche davanti al gip Fiorella Casadei quanto già dichiarato giovedì scorso al magistrato Davide Ercolani. “Ero andato da Olga per chiarire, volevo sapesse che le mie insicurezze con le donne erano dovute a ciò che era successo in passato con mia moglie... Lei, però, non voleva più ascoltarmi perché aveva già deciso che la nostra relazione era finita”. Michele Castaldo (difeso dall’avvocato Monica Castiglioni) ha ripercorso ancora una volta, in maniera fredda e lucida, gli istanti che hanno preceduto la morte della sua compagna, Olga Matei,46enne moldava, aggiungendo un particolare inedito: “Mentre stavamo litigando, le ho detto che pur di non perderla avrei fatto qualsiasi cosa, e la sua risposta è stata: «Anche ammazzarmi?». 

Non c’ho più visto, le ho messo le mani intorno al collo e ho stretto”. Olga non è riuscita a difendersi, ma ha avuto il tempo di rendersi conto cosa le stava succedendo. La morte per “strozzamento”, infatti, sopraggiunge non prima di un minuto. Un lasso di tempo interminabile per chi sta realizzando quello che accadrà di lì a poco. Castaldo, che dal reparto di Psichiatria dell’ospedale Infermi è stato trasferito ieri pomeriggio nel carcere riminese dei Casetti, durante l’udienza di convalida del fermo non ha mostrato alcuna emozione. 

Mentre descriveva al giudice come aveva ucciso la sua Olga, dal viso del54enne campano non è scesa nemmeno una lacrima: “Sono pentito per quello che ho fatto, anche se so che le mie scuse non riporteranno in vita Olga”. Nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere, il gip Casadei ha evidenziato “il concreto pericolo che l’indagato, se liberato, possa commettere reati della stessa indole”. Castaldo “ha dimostrato di non avere adeguata percezione del concreto valore del bene primario della vita” e “di considerare il partner come persona che debba stare alle condizioni da lui fissate, escludendo ogni possibile dialogo alla pari”.

Per il giudice, infatti, “il caso concreto assume i caratteri propri del cosiddetto‘femminicidio’, in quanto rivela la natura egoistica del partner che, non accettando la fine della relazione, continua a pretendere di imporre il rapporto, prevedendo quale unica soluzione alternativa al rifiuto dell’altro, la sua soppressione fisica, non potendo accettare che costui possa in autonomia ricostruire una socialità indipendente dalla sfera dell’uomo che ha lasciato”. Del resto, “eloquente - conclude il gip - è la frase che Castaldo, mentre sta strangolando Matei, le ripete: «Tu devi essere mia e di nessun altro»”. Come a dire, “o con me o con nessuno”.

Lamberto Abbati