Rimini

La madre: “E’ lesbica, ricoveratela”

Per l’irruzione in ospedale con tanto di minacce ai medici un’altra denuncia per la donna

La madre: “E’ lesbica, ricoveratela”
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13/novembre/2016 - h. 02.16

"Dovete ricoverarla in psichiatria, mia figlia è matta”. Si è rivolta usando
queste parole, nel settembre scorso, al personale medico del pronto soccorso di Rimini la madre della 20enne denunciata per maltrattamenti (insieme al marito) nei confronti della figlia. La coppia, infatti, non accettava l’omosessualità della ragazza (originaria dell’Est Europa) e per tentare di ‘raddrizzarla’ l’avrebbe percossa in diverse occasioni, procurandole in un caso la frattura di una costola e in un altro del setto nasale. L’ultima scenata della madre è avvenuta due mesi fa all’interno del pronto soccorso, dove la figlia si era recata in seguito a un malore (causato probabilmente dalla situazione di disagio e tensione che da mesi è costretta a vivere tra le mura domestiche). “Dov’è mia figlia? Quella è matta, dovete ricoverarla in pschiatria, dovete farle un Tso”, si è messa a gridare la donna all’indirizzo dei
medici, minacciandoli di ucciderli se non avessero esaudito le sue richieste.
“Giuro che prendo un fucile e vi sparo. Anzi, do fuoco all’ospedale”, ha continuato a ripetere mentre il marito tentava inutilmente di calmarla. La donna, infatti, pretendeva che i medici ricoverassero le figlia in quanto lesbica, come se l’omosessualità fosse una malattia da curare con degli psicofarmaci. I dottori, spaventati dall’atteggiamento aggressivo della donna, che a un certo punto ha persino preso a calci e pugni la porta di un ambulatorio (come hanno documentato i filmati delle telecamere di videosorveglianza del pronto soccorso), hanno dato l’allarme agli agenti del
posto di polizia dell’ospedale. 
La madre della 20enne (indagata insieme al marito per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali) è stata prima bloccata e invitata alla calma dai poliziotti, poi denunciata per interruzione di pubblico servizio, oltraggio e minaccia a pubblico ufficiale. Reati che vanno ad aggiungersi a quelli già contenuti nel fascicolo a suo carico approdato sul tavolo del pm Davide
Ercolani. Intanto della 20enne e dei suoi genitori si è parsa ogni traccia. Pare, infatti, che la famiglia abbia lasciato la propria abitazione nel Riminese senza avvisare nessuno. Una partenza sospetta, soprattutto per le condizioni di salute non certo ottimali della 20enne, che ha spinto la polizia a mettersi sulle loro tracce nella speranza di rintracciarli.
Arcigay Rimini, venerdì, ha messo in risalto il gesto delle 20enne - che ha trovato la forza di denunciare i propri genitori - definendolo “un bellissimo esempio di orgoglio e liberazione”, per poi ricordare a tutti che “la legge sulle unioni civili è per lo Stato italiano un importante riconoscimento di tutte quelle coppie e famiglie LGBT che, pur esistendo già da molti anni, possono ritenersi ora a pieno titolo parte integrante della società. Anche grazie alla legge della senatrice Monica Cirinnà, che è stata ieri a Rimini, sono stati legittimate cittadine e cittadini che adesso finalmente non sono più invisibili,
né agli occhi della legge né a quelli di chi non sa comprendere e accettare.
Il gesto della giovane è un bellissimo esempio di orgoglio e liberazione”.
Lamberto Abbati
"Dovete ricoverarla in psichiatria, mia figlia è matta”. Si è rivolta usando queste parole, nel settembre scorso, al personale medico del pronto soccorso di Rimini la madre della 20enne denunciata per maltrattamenti (insieme al marito) nei confronti della figlia. La coppia, infatti, non accettava l’omosessualità della ragazza (originaria dell’Est Europa) e per tentare di ‘raddrizzarla’ l’avrebbe percossa in diverse occasioni, procurandole in un caso la frattura di una costola e in un altro del setto nasale. 

L’ultima scenata della madre è avvenuta due mesi fa all’interno del pronto soccorso, dove la figlia si era recata in seguito a un malore (causato probabilmente dalla situazione di disagio e tensione che da mesi è costretta a vivere tra le mura domestiche). “Dov’è mia figlia? Quella è matta, dovete ricoverarla in pschiatria, dovete farle un Tso”, si è messa a gridare la donna all’indirizzo dei medici, minacciandoli di ucciderli se non avessero esaudito le sue richieste.

“Giuro che prendo un fucile e vi sparo. Anzi, do fuoco all’ospedale”, ha continuato a ripetere mentre il marito tentava inutilmente di calmarla. La donna, infatti, pretendeva che i medici ricoverassero le figlia in quanto lesbica, come se l’omosessualità fosse una malattia da curare con degli psicofarmaci. I dottori, spaventati dall’atteggiamento aggressivo della donna, che a un certo punto ha persino preso a calci e pugni la porta di un ambulatorio (come hanno documentato i filmati delle telecamere di video sorveglianza del pronto soccorso), hanno dato l’allarme agli agenti delposto di polizia dell’ospedale. 

La madre della 20enne (indagata insieme al marito per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali) è stata prima bloccata e invitata alla calma dai poliziotti, poi denunciata per interruzione di pubblico servizio, oltraggio e minaccia a pubblico ufficiale. Reati che vanno ad aggiungersi a quelli già contenuti nel fascicolo a suo carico approdato sul tavolo del pm Davide Ercolani. 

Intanto della 20enne e dei suoi genitori si è parsa ogni traccia. Pare, infatti, che la famiglia abbia lasciato la propria abitazione nel Riminese senza avvisare nessuno. Una partenza sospetta, soprattutto per le condizioni di salute non certo ottimali della 20enne, che ha spinto la polizia a mettersi sulle loro tracce nella speranza di rintracciarli.

Arcigay Rimini, venerdì, ha messo in risalto il gesto delle 20enne - che ha trovato la forza di denunciare i propri genitori - definendolo “un bellissimo esempio di orgoglio e liberazione”, per poi ricordare a tutti che “la legge sulle unioni civili è per lo Stato italiano un importante riconoscimento di tutte quelle coppie e famiglie LGBT che, pur esistendo già da molti anni, possono ritenersi ora a pieno titolo parte integrante della società. Anche grazie alla legge della senatrice Monica Cirinnà, che è stata ieri a Rimini, sono stati legittimate cittadine e cittadini che adesso finalmente non sono più invisibili,né agli occhi della legge né a quelli di chi non sa comprendere e accettare.Il gesto della giovane è un bellissimo esempio di orgoglio e liberazione”.

Lamberto Abbati